massimo dalema d'alema d alema luciano portolano alessandro profumo

BUSINESS FIRST: PIU’ SIAMO, PIU’ VENDIAMO - NELLA TRATTATIVE PER VENDERE DI 20 CACCIA M-346 ALL'AERONAUTICA MILITARE DELLA COLOMBIA, IL GRUPPO LEONARDO AVREBBE PROVATO A TIRARE PER LA DIVISA ANCHE IL GENERALE LUCIANO PORTOLANO, SEGRETARIO GENERALE DELLA DIFESA E DIRETTORE NAZIONALE DEGLI ARMAMENTI - L'AZIENDA, DA UNA PARTE RIFORNIVA DI BROCHURE MASSIMO D'ALEMA E IL SUO “GRUPPO DI LAVORO”, FATTO DI SOGGETTI SENZA INCARICHI UFFICIALI E DI EX PARAMILITARI COLOMBIANI, DALL'ALTRA CERCAVA UNA SPONDA UFFICIALE AL MINISTERO…

Giacomo Amadori per “La Verità”

 

Luciano Portolano

Nella vicenda degli armamenti da vendere alla Colombia, Leonardo, che stava provando a piazzare più di 20 caccia M-346 all'aeronautica militare di Bogotà, avrebbe provato a tirare per la divisa anche il generale Luciano Portolano, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, cioè il responsabile della politiche per la commercializzazione di materiali militari.

 

Lo ha riferito lo stesso alto ufficiale durante l'audizione di ieri di fronte alla commissione Difesa del Senato: «Leonardo ha appreso dell'interesse della autorità colombiane per una piattaforma in grado di sostituire vecchi velivoli A37 in dotazione all'aeronautica colombiana e ha chiesto il supporto istituzionale del Segretariato in due occasioni».

 

Quindi, l'azienda, da una parte riforniva di brochure Massimo D'Alema e il suo «gruppo di lavoro», fatto di soggetti senza incarichi ufficiali e di ex paramilitari colombiani, dall'altra cercava una sponda ufficiale al ministero. Ma i due canali, scopriamo ora, procedevano parallelamente.

MASSIMO DALEMA

 

Portolano ha svelato: «In un primo momento, a seguito di una specifica richiesta da parte di Leonardo, e mi riferisco al periodo 22-26 novembre del 2021, una delegazione colombiana guidata dal generale Sanchez, capo della commissione selezionatrice per il Light combat aircraft, ha visitato il 61° stormo dell'aeronautica militare e le strutture della scuola di volo International flight training school di Galatina conducendo attività dimostrative con simulatori di volo e volo reale su velivolo m346 di Leonardo».

 

I DOCUMENTI CHE DIMOSTRANO LO STATO DELLE TRATTATIVE DEI DALEMA BOYS CON LA COLOMBIA

Insomma l'Aeronautica sarebbe stata utilizzata per mettere in vetrina i caccia sulla cui vendita D'Alema contava di portare a casa decine di milioni di provvigioni. Ma le nostre fonti aggiungono particolari molto interessanti su quella trasferta: a Galatina il generale colombiano sarebbe stato accompagnato da Giovanni Basile, direttore della joint-venture Leonardo-Cae (Canadian aviation electronics) che si occupa della formazione dei piloti di jet.

 

Ma insieme con Basile, dentro all'aeroporto militare, ci rivelano le nostre fonti, sarebbero entrati anche il plurimputato Giancarlo Mazzotta e il discusso broker Emanuele Caruso, i collaboratori pugliesi di D'Alema in questo affare. A che titolo, se la notizia sarà confermata, abbiano potuto prendere parte a una visita ufficiale di una delegazione militare straniera non è chiaro, anche perché nell'area l'ingresso dei civili è severamente controllato.

Giancarlo Mazzotta

 

Comunque è la seconda richiesta di aiuto che Portolano ha giudicato irricevibile: «Successivamente, e siamo al 20 dicembre 2021, Leonardo ha chiesto al Segretariato di valutare l'opportunità di organizzare una visita urgente in Colombia ad alto livello in considerazione che la decisione finale da parte dell'autorità colombiana per la scelta della piattaforma del programma Light combat aircraft sarebbe avvenuta entro la fine di febbraio 2022».

 

Anche se Leonardo sperava di concludere l'accordo con le forze armate colombiane in tempi molto rapidi, addirittura entro due mesi, Portolano scelse di non intromettersi, forse sentendo puzza di bruciato: «Al riguardo, il Segretariato ha ritenuto opportuno di non dare seguito a tale richiesta nella consapevolezza che ogni azione intrapresa nell'imminenza della scelta da parte delle autorità colombiane avrebbe potuto interferire con il delicato processo di selezione in corso». Una valutazione che sarebbe stata presa dopo alcune interlocuzioni con l'addetto militare italiano in Colombia.

il servizio de le iene su massimo dalema e la compravendita di armi con la colombia 5

 

Quindi Leonardo, oltre ad aver ingaggiato in modo non ufficiale l'ex ministro degli Esteri, contemporaneamente ha prima cercato di coinvolgere Portolano e successivamente il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè. Canali attivati separatamente e senza informare il governo del ruolo di D'Alema, di cui Mulè è venuto solo casualmente a conoscenza.

Situazione altrettanto pasticciata quella descritta dall'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, il quale ha dovuto rispondere a domande riguardanti la Colombia e la trattativa, sponsorizzata dallo stesso D'Alema, per la vendita di due fregate e due sommergibili.

 

Emanuele Caruso

L'ad ha sostenuto di essere stato informato del ruolo dell'ex premier poco prima della partenza per Bogotà dei suoi manager, i quali sono andati a fine gennaio a firmare un memorandum of understanding a sua insaputa («L'ho appreso dalla Verità» ha detto), documento che, tra l'altro, non erano autorizzati a siglare: «Mi è stato detto che andavano in Colombia per incontrare il ministro della Difesa e mi hanno riferito che il contatto lo aveva procurato D'Alema attraverso i suoi precedenti contatti politici istituzionali è stato ministro degli Esteri è stato presidente del Consiglio, voglio dire niente di strano tutto aiuta nel Paese».

 

Quindi una spintarella dell'ex leader del Pds non era sgradita. Anche se il giudizio sulla sua squadretta non è dei più lusinghieri: «Se volete che esprima una mia opinione era più un millantare da parte di questi signori». In realtà nessun ministro dello Stato sudamericano ha firmato il Mou e questo Bono l'ha considerato anomalo: «Ho visto le firme e per i colombiani ho visto due capitani di fregata. Vabbe' che siamo un Paese però almeno il Capo della Marina, allora ho bloccato subito tutto. Basta, non si va più avanti».

il servizio de le iene su massimo dalema e la compravendita di armi con la colombia 13

 

Nella sua audizione Bono ha fatto riferimento solo al viaggio a Bogotà e non a quello del mese precedente dei suoi uomini a Cartagena, di cui il direttore generale della divisione Navi militari Giuseppe Giordo sostiene di averlo informato, facendo anche il nome di D'Alema.

 

Bono non ha fatto cenno nemmeno al pranzo del 21 dicembre con l'ex primo ministro e con il lobbista Luigi Bisignani, occasione in cui il politico lo avrebbe informato personalmente di «attività in Sud America».

 

Ma a far insospettire Fincantieri sarebbe stato anche il mancato completamento della due diligence sullo studio «segnalato» da D'Alema per l'attività di promozione, il Robert Allen law. Infatti gli addetti ai controlli avrebbero consultato «una piattaforma dove in campo internazionale vengono indicate le aziende, le società che hanno una reputazione che hanno una capacità di essere credibili sul mercato». Ma lo studio non avrebbe dato notizie di sé: «Non abbiamo avuto da parte dello studio Robert Allen nessuna informazione. Quindi da quel momento lì abbiamo detto "niente"».

 

MASSIMO DALEMA

Quanto ai pregressi rapporti di Fincantieri con D'Alema in Libano, Bono ha scaricato la colpa sul governo giallo-verde, che nel 2019, attraverso l'ambasciata e l'allora sottosegretario leghista Raffaele Volpi, avrebbe «sollecitato» l'azienda a cogliere un'occasione commerciale nel Paese dei cedri. Ha spiegato l'ad: «Allora per tutelarci, non sapevamo nemmeno la legislazione del Paese, le bande, le cose, abbiamo fatto questo contratto con una delle principali aziende del mondo, non con pizza e fichi». Ovvero con Ernst&Young, società che gli avrebbe fatto trovare a Beirut D'Alema. Con noi da Fincantieri confermano: «Noi siamo andati in Libano su sollecitazione del governo in modo ufficiale e il nostro rappresentante incontrò l'ambasciatore e altre istituzioni locali. Ci siamo resi conto che seguire un programma in Libano da soli era di fatto impossibile.

 

MASSIMO DALEMA - LA PROPOSTA DI CONTRATTO DA COMMISSIONE MILIONARIA

Per questo ci siamo affidati a una primaria società di consulenza che ha una sede lì come E&Y. Che D'Alema conoscesse bene il Libano e fosse consulente di E&Y non è un mistero, né c'è nulla di male. Bono è stato sollecitato a esplorare opportunità in Libano dal governo e non da D'Alema».

Ultimi Dagoreport

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…

fabrizio corona pier silvio berlusconi giampaolo rossi

FLASH – TENETEVI FORTE: ORA INIZIA UNA VERA GUERRA TRA MEDIASET E RAI! – NON SOLO GLI UFFICI LEGALI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI STANNO RIVEDENDO, FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA, L’OSPITATA DI FABRIZIO CORONA A “LO STATO DELLE COSE”, ORA PIER SILVIO BERLUSCONI HA DECISO CHE LA RAI LA PAGHERA’ DURAMENTE PER TUTTO LO SPAZIO CONCESSO AI DELIRI DI “FURBIZIO” (CHE E’ STATO ACCOLTO IN PASSATO A “BELVE”, A “CIAO MASCHIO”, A “DOMENICA IN” E PIU’ RECENTEMENTE DA GILETTI ED E’ STATO VIDEOCHIAMATA DA FIORELLO A “LA PENNICANZA”) – LA VENDETTA DI “PIER DUDI” SI CONSUMERA’ NELLA SETTIMANA DI SANREMO, VERA CASSAFORTE DELLE CASSE RAI: CONTROPROGRAMMAZIONE AGGRESSIVA DA PARTE DI MEDIASET E, NEL SABATO DEL FESTIVAL, POTREBBE ANDARE IN ONDA MARIA DE FILIPPI - DALLA RAI SI CERCA UN ACCOMODAMENTO: LA SETTIMANA PROSSIMA, MASSIMO GILETTI DOVREBBE ANDARE IN ONDA CON UNA PUNTATA "RIPARATRICE" DOPO AVER DATO SPAZIO ALLE ESONDAZIONI DI CORONA...

john elkann andrea agnelli ardoino devasini juventus

FLASH – VOCI DA TORINO: JOHN ELKANN POTREBBE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI VENDERE LA JUVENTUS PER UNA CIFRA VICINA AI 2 MILIARDI DI EURO (DEVASINI E ARDOINO, I DUE PAPERONI A CAPO DI TETHER, IL COLOSSO DELLE STABLECOIN, AVEVANO OFFERTO 1 MILIARDO) - NEL CASO IN CUI L’AFFARE ANDASSE IN PORTO E I DUE CRIPTO-RICCONI RIUSCISSERO A PAPPARSI LA SOCIETA’, ANDREA AGNELLI POTREBBE ENTRARE NEL CAPITALE CON UNA PICCOLA QUOTA E AIUTARE NELLA GESTIONE DELLA SQUADRA: SAREBBE IL LINK CON LA FAMIGLIA AGNELLI E CON IL PASSATO "GOBBO”…

matteo salvini tedofori milano cortina

A PROPOSITO DI… SALVINI – IL CAPOSTAZIONE DELLA LEGA È ARRIVATO PUNTUALE NEL DIRE LA SUA SUI TEDOFORI DI MILANO CORTINA. UN CASO CHE HA PRESO “A CUORE” - PER LA CARNEVALATA ORGANIZZATA DA MALAGÒ, LO SPONSOR HA REALIZZATO ALTRETTANTE TUTE TERMICHE, BEN PRESTO FINITE IN VENDITA PER MIGLIAIA DI EURO NEI SITI DI “SECONDA MANO”. SE LA MORALE SPESSO NON URTASSE LE COSCIENZE, VERREBBE DA CHIEDERE AL MINISTRO SALVINI CON IL “CUORE IN MANO” SE QUELLE TUTE TERMICHE DATE AI TEDOFORI NON AVREBBERO POTUTO SALVARE LA VITA DEL VIGILANTE MORTO DAL FREDDO IN UN CANTIERE OLIMPICO A CORTINA…

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO