paolo gabriele ratzinger

LE CARTE SEGRETE DI RATZINGER – “SENZA I DOCUMENTI CHE HO FOTOCOPIATO, IN CONCLAVE NON SAREBBE STATO ELETTO BERGOGLIO” - L’ULTIMA INTERVISTA DEL MAGGIORDOMO DI BENEDETTO XVI, PAOLO GABRIELE, IL “CORVO” DI VATILEAKS, MORTO NEL 2020 - "PAOLETTO" FU ARRESTATO PER AVER FOTOCOPIATO LE CARTE SEGRETE SUGLI SCANDALI VATICANI DALLA SCRIVANIA DI RATZINGER E AVERLE PASSATE A NUZZI PER UN SUO SAGGIO. "E' UNA SITUAZIONE CHE MI HA FATTO AMMALARE. QUALCUNO HA SUBDORATO CHE LAVORASSI PER QUALCHE INTELLIGENCE. MA IO MI SENTO UN INFILTRATO DELLO SPIRITO SANTO CHE, SE VOGLIAMO, È L’INTELLIGENCE DELLA CHIESA…”

Gianluigi Nuzzi per la Stampa

 

PAOLO GABRIELE RATZINGER

Incontrai per l’ultima volta prima che morisse Paolo Gabriele, l’aiutante di camera di Benedetto XVI, soprannominato da Wojtyla Paoletto, su una terrazza romana quando già era ammalato. In quell’occasione mi svelò la guerra nei sacri palazzi tra chi voleva reintegrarlo dopo lo scandalo Vatileaks e chi lo voleva in esilio. Un illuminante scontro ai massimi livelli che testimonia come questa storia vada ancora scritta, aldilà di qualche visione revisionista che tende a dipingerlo non come colui che rese noto il malaffare, ma come un semplice ladro di documenti.

 

È pentito di aver fotocopiato per mesi nell’inverno del 2011 le carte segrete sugli scandali vaticani dalla scrivania di Ratzinger e avermele date per un mio saggio?

JOSEPH RATZINGER PAOLO GABRIELE

«Non sono pentito di aver perso tutto quello che ho perso: non ho perso niente di bello, è una situazione che mi ha fatto ammalare quindi come posso rimpiangerla? Quando vedo papa Francesco e i due suoi aiutanti, di certo penso che potrei essere a loro posto gratificato di poter vivere vicino a Francesco e poterci parlare, come con Ratzinger, ma se non ci fosse stato tutto questo casino non ci sarebbe stata in conclave quella spinta tale da compiere un passo così importante e portare Bergoglio ad essere eletto pontefice.

 

Benedetto XVI mi concesse la grazia soprattutto per ridare tranquillità e sicurezza alla mia famiglia ma non tutti erano d’accordo e infatti fui mandato a lavorare a mille euro al mese in una cooperativa fuori le mura dove non svolgevo alcuna attività. Ma sapevo come sarebbe andata a finire, altro che tranquillità ritrovata: per sei mesi andavo lì e non mi facevano fare niente. Volevano farmi scoppiare la testa per vendicarsi…».

 

Chi voleva che le saltassero i nervi, chi che venisse reintegrato in vaticano e lei cosa ha fatto?

PAPA RATZINGER PADRE GEORG PAOLO GABRIELE jpeg

«Il cardinale Paolo Sardi diceva di pazientare ma io non ce la facevo più e così scrissi una lettera nell’inverno del 2013 al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che avevo conosciuto da monsignore, per chiedergli un incontro. Rimanemmo insieme quasi tre ore, al termine disse “Adesso vedo se riesco a trovare un’alternativa a questo impiego. Ne parlerò al sostituto Becciu (Angelo Becciu, il cardinale finito poi a processo pper la compravendita del palazzo a Londra, ndr)”.

 

Io gli risposi: “Se ne parla con Becciu non servirà a niente perché era stato proprio lui a decidere questa soluzione”. Volevo mollare, cercare lavoro da solo ma Sardi si arrabbiò tantissimo: “Se te ne vai non ti potrò più aiutare, prosegui e lascia aperto uno spiraglio per il futuro. Le cose potranno cambiare qualora se ne andranno certi personaggi che stanno ancora là…”».

 

E Parolin?

«Parolin mi richiamò dopo un paio di mesi e mi disse “Paolo, purtroppo non si può fare nulla… Ho sondato il terreno ma non è possibile un tuo ritorno…”. E scopro un retroscena: Parolin e l’assessore per gli affari generali della segreteria di Stato, il diplomatico Peter Bryan Wells (dal 2016, nunzio apostolico in Sud Africa, ndr) erano d’accordo per un mio reintegro ma Becciu si continuava ad opporre.

FOTO DA "CHI" - PAOLO GABRIELE

 

A questo punto informo Ingrid (suor Ingrid Stampa, tedesca, già governante di Ratzinger e una delle persone a lui più vicine, ndr) che in maniera molto scaltra ne parla con Benedetto XVI al telefono: “Ho saputo che il cardinale James Michael Harvey (statunitense, dal 2012 arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura, ndr) vuole aiutare Paolo e in effetti c’è la possibilità di lavorare lì da lui ma ci sono molte resistenze; il sostituto si oppone perché pensano che riprendere Paolo sia uno sgarbo nei suoi confronti, Santità”».

 

E Benedetto cosa rispose?

«Che io come tutti ho diritto a una seconda opportunità. Chiese di dire al cardinale Harvey di avere coraggio. Ingrid si autorizzò a riferire questo desiderio e, sempre da quanto mi disse, lo condivise con Parolin: “Benedetto XVI è d’accordissimo”. Il segretario di Stato ringraziò e informò Francesco».

PAOLO GABRIELE E IL PAPAombre big jpeg

 

E poi?

«Finito a casa il rosario con i ragazzini, suona il campanello… era Ingrid che era venuta ad abitare a fianco a noi… era contentissima: “Pensa che stasera in vaticano ho incontrato Harvey, mi ha chiamato da parte per confidarmi che Becciu gli ha comunicato: ho l’incarico da parte di papa Francesco di dirle che può procedere a richiamare Paolo a lavorare”».

 

L’avevano accontentata…

«No, anzi. Harvey chiese se potevo essere reinserito in organico e Becciu gli avrebbe risposto: “Eh no questo il papa non l’ha detto”. Come dire: se Harvey vuole aiutare Paolo lo faccia ma senza stipendio vaticano. E come si fa? Così tutto si blocca. Arriva il licenziamento dalla cooperativa nel marzo del 2015 ma per farmi tornare a casa intervengono anche altri…».

E chi?

PAOLO GABRIELE fb a ef bc a a aecccd e

«Il cardinale elemosiniere del papa, Konrad Krajewski veniva a trovarci a casa e mi suggerì di andare da Parolin per raccontare tutto quello che stava accadendo: “Nel caso intervengo con il santo padre”. Mi confrontai con Parolin, che, saputo del licenziamento mi chiese: “Ma adesso la tua famiglia come farà?”. E io: “Come abbiamo sempre fatto, sperando nella divina provvidenza… Ma poi, secondo lei eminenza posso sperarci ancora?

 

E lui: “Sono in imbarazzo perché Harley ti vuole molto bene ma riconducendoti alla santa sede, l’opinione pubblica non gradirebbe… Non bisogna stracciarsi le vesti ma è stato fatto male a molti e molto”. Io rimango impietrito e gli dico: “Ma ho pagato e sto pagando… cosa altro devo fare, non esiste il perdono, la riconciliazione vera?”. E lui: “Eh ma sai non è facile, adesso vediamo cosa possiamo fare”. Poi a giugno 2015 Sardi scrive al papa, arrivano altre preghiere e la situazione si sblocca. Incontro Harvey: “Parolin mi ha detto che i due papi sono d’accordo, don Giorgio non si è opposto, Becciu ha preso atto”. E così lavoro lì dal primo luglio 2015. Curo l’archivio».

 

PAOLO GABRIELE IN AULA

Quando Ganswein l’accusò di aver fotocopiato i documenti di Ratzinger lei come reagì?

«Il mio confessore era stato molto chiaro: “Se non è il papa a chiedertelo, nega sempre”».

 

Poi ci fu l’arresto…

«I gendarmi a casa trovarono un archivio delle mie ricerche sui servizi segreti, massoneria, avevo l’intera collezione di Gnosis, la rivista ufficiale della nostra intelligence…».

 

Non è un po’ strano che il maggiordomo del Papa nutra questi interessi?

«Cercavo di capire l’origine di certi mali che incontravo nella vita quotidiana in curia».

Qualcuno ha subdorato che lei lavorasse per qualche intelligence…

«Mi sento un infiltrato dello Spirito santo che, se vogliamo, è l’intelligence della Chiesa… (ride, ndr). In realtà, se avessi fatto parte di qualunque organizzazione, sarei stato soggetto a riferire ai superiori, quindi non avrei potuto fare quello che ho fatto. Invece, sono un uomo libero…

 

PAPA E PAOLO GABRIELE

Poi, chieda a mia moglie quando la stampante si inceppava… Non essendo un criminale né essendo stata un’azione scientifica quello che hanno trovato a casa è la prova della mia genuinità».

 

Poi è stato arrestato…

«Ricordo che il capo della gendarmeria Domenico Giani venne subito da me, era preoccupato del dossier sulla Orlandi».

 

bergoglio funerali di ratzinger

Cioè?

«Era impaurito dal fatto che fosse stato fotocopiato. In effetti, sul tavolo di don Giorgio un giorno vidi questo piccolo fascicoletto appena arrivato, fatto da Giani su carta semplice, dal titolo Rapporto sul caso Orlandi. Non lo toccai perché era composto da qualche pagina spillata… avrei dovuto girare i fogli e si sarebbe notato che era stato rovistato».

 

E il futuro?

«Sono fiducioso in Vaticano cambiano le cose in modo repentino… spero in una rivincita personale, nessuno me la può negare… basta che in certi ruoli o incarichi vada chi ha coraggio».

Ma Paoletto nel novembre del 2020 muore, a 54 anni.

PADRE GEORG PAOLO GABRIELE PAPA BENEDETTO XVI IL PAPA PADRE GEORG E PAOLO GABRIELE PAOLO GABRIELE IL PAPA E PAOLO GABRIELE jpegPAPA E PAOLO GABRIELE

 

Ultimi Dagoreport

elezioni giorgia meloni

DAGOREPORT – QUANDO SI VOTA? SARÀ ANCHE UNA “FISSAZIONE”, COME HA DETTO OGGI GIORGIA MELONI AI GIORNALISTI, MA ORMAI È CHIARO A TUTTI CHE LE ELEZIONI SI TERRANNO A MAGGIO. SARÀ UN ELECTION DAY, PERCHÉ CON QUESTI CHIARI DI LUNA (CRISI ENERGETICA, ZERO SOLDI) SAREBBE UNO SCHIAFFO NON RAGGRUPPARE LE COMUNALI ALLE POLITICHE – LA DUCETTA SA CHE LA CRISI PUÒ TRASFORMARSI RAPIDAMENTE IN DISORDINE SOCIALE. SPOSTARE IL VOTO DI QUALCHE MESI POTREBBE TRASFORMARE UN QUASI PAREGGIO IN UNA SCONFITTA CERTA (LA STORIA DI RENZI, SALVINI, M5S, INSEGNA: A PASSARE DALL’ALTARE ALLA POLVERE CI VUOLE UN ATTIMO) – PER LA GRAVITÀ DELLA SITUAZIONE, MELONI DOVREBBE INCOLPARE SOPRATTUTTO SE STESSA: INVECE CHE USARE I 200 MILIARDI DEL PNRR A MODINO, PER INVESTIMENTI STRUTTURALI E RIFORME, LI HA BUTTATI NEL CESSO PER MANCETTE ELETTORALI – LA “CONFESSIONE” A FAZZOLARI (“HAI SEMPRE RAGIONE, ERA MEGLIO VOTARE SUBITO”) E QUEI TIMBRI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CHE SEGNALANO “ELEZIONI IMMINENTI”

ssica serfaty benedetta frucci leonardo maria del vecchio quotidiano nazionale

FLASH! - A "QN" SERVONO PIU' DESKISTI E MENO BELLE PENNE – CHE CI FACEVA L’EX DI LEONARDINO DEL VECCHIO, LA BONISSIMA MODELLA JESSICA SERFATY, CHE HA ACCUSATO "LENNY" DI VIOLENZE (POI RITRATTATE) E DI UNA CAMPAGNA D’ODIO E DISCREDITO ONLINE, ALLA PRESENTAZIONE DEL “QN”, ALLA GNAM DI ROMA? E INFATTI NON C'ERA: L'HANNO VISTA SOLO GLI INCAUTI REDATTORI DEL "QUOTIDIANO NAZIONALE" - NELLA PAGINA DEDICATA ALL'EVENTO, SPUNTA UN LAPSUS FREUDIANO: IN UNA DIDASCALIA, SPUNTA IL NOME DELLA SERFATY, MA NELLA FOTO C'È BENEDETTA FRUCCI, LA GIOVANE ARETINA PORTAVOCE DI MATTEO RENZI (ANCHE LEI DI BELLA PRESENZA) - È SOLO UNO DEI "REFUSI" SULL'EDIZIONE DI OGGI: NELLA DOPPIA PAGINA DEL CARTACEO SULL'EVENTO DI PRESENTAZIONE ALLA GNAM TUTTE LE IMMAGINI ERANO FUORI FUOCO, TRANNE QUELLE CON DEL VECCHIO, ORFEO, MELONI E PIANTEDOSI - UN BEL PROBLEMA DI STAMPA, DOPO DUE MESI DI PREPARAZIONE. EVIDENTEMENTE C'È ANCORA TANTO DA LAVORARE...

trump susie wiles hegseth

DAGOREPORT – TRUMP È IMBALLATO E IMBAMBOLATO MA UN ANIMALE FERITO È ANCORA PIÙ PERICOLOSO. LA SCONFITTA ALLE MIDTERM ALTERA ANCORA DI PIÙ IL DECLINO COGNITIVO DEL TYCOON, E TUTTI, COMPRESO PUTIN, SI CHIEDONO: CHE SI INVENTERÀ QUEL PAZZO SCATENATO? – SOLO, ISOLATO, INCAZZATO, TRUMP È ALLA RICERCA DI UN CAPRONE ESPIATORIO. l’INDIZIATO NUMERO UNO (NONOSTANTE LE SMENTITE), È IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH. A VOLER CACCIARE IL BELLIMBUSTO EX ANCHORMAN DI “FOX NEWS” È SOPRATTUTTO LA CAPA DI GABINETTO DELLA CASA BIANCA, SUSIE WILES. LA NOTIZIA PIÙ CLAMOROSA È CHE È UN REPUBBLICANO, THOMAS MASSIE, A VOLER PRESENTARE L’IMPEACHMENT PER HEGSETH, LA PROSSIMA SETTIMANA ALLA CAMERA…

schlein conte boschi renzi

DAGOREPORT - PER IL CAMPO LARGO C’E’ UNA STRADA TRA…I BOSCHI - AL TEATRO BRANCACCIO, INSIEME A SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI, C'ERA MARIA ELENA BOSCHI - PER NON PERDERE IL 2% DEI VOTI DI ITALIA VIVA SENZA FAR INCAZZARE GLI ELETTORI DEL M5S, SI PROVA A "NASCONDERE" RENZI - BOSCHI E CONTE, CHE SI SONO TROVATI D’ACCORDO SUL “NO” ALLA PATRIMONIALE, SI CONOSCONO DA MOLTI ANNI - DOMANI AL TAVOLO PER IL PROGRAMMA CI SARANNO GLI ALTRI CESPUGLI DI CENTRO - LE TANTO TEMUTE PRIMARIE SI FARANNO DAVVERO? BALLA ANCORA L'IPOTESI FEDERATORE...

renzo ulivieri

DAGOREPORT - AIAC, CHE MALE PER ULIVIERI! NELLA BATTAGLIA MALAGÒ-GALLIANI PER LA GUIDA DELLA FIGC, SCOPPIA UN BUBBONE NELL’ASSOALLENATORI, GUIDATA DA 20 ANNI DALL'85ENNE “COMPAGNO” ULIVIERI: DOPO 20 ANNI DI PUGNO DI FERRO STALINIANO ALL'AIAC, IL "MATUSA" DELLA PANCHINA E' DIVENTATO SPONSOR DEL FORZISTA GALLIANI – IL CASO LOZZI, OPPOSITORE DI ULIVIERI, E IL COMMISSARIAMENTO DEL GRUPPO REGIONALE DEL LAZIO (SCONFESSATO DA UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE) PONGONO QUESTIONI DI TRASPARENZA E SULLA GESTIONE DEL DISSENSO INTERNO - COME PUÒ LA FIGC ACCETTARE UNA SIMILE SITUAZIONE?

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...