gustavo adolfo rol

CHI ERA GUSTAVO ROL? - MORIVA 25 ANNI FA UNO DEI PERSONAGGI PIÙ CONTROVERSI D'ITALIA - PER MOLTI, GIANNI AGNELLI E FELLINI IN TESTA, ERA UN ILLUMINATO DOTATO DI POTERI PARANORMALI - PER ALTRI ERA UN ILLUSIONISTA O, PEGGIO, UN TRUFFATORE - UNA SIGNORA RACCONTÒ: "UNA VOLTA ANDAI DA LUI MENTRE DIPINGEVA. IL PENNELLO SI MOSSE DA SOLO, SI ALZÒ FINO AL SOFFITTO E TORNÒ NELLE SUE MANI. 'HAI PAURA?', MI CHIESE. 'NO', GLI RISPOSI; MI DISSE 'BRAVA' E…” - VIDEO

 

 

Massimo Novelli per il “Fatto quotidiano”

 

Gustavo Adolfo Rol

Non poteva che nascere e vivere a Torino, che, secondo una certa tradizione, farebbe parte, assieme a Lione e a Praga, del cosiddetto triangolo della magia bianca. Nella città della Sindone e del Museo Egizio, d' altronde, ci passarono Nostradamus e il leggendario conte di Saint-Germain, che vi sarebbe addirittura sepolto, oltre a Giuseppe Balsamo detto il conte di Cagliostro e all'alchimista Fulcanelli, quello del Mistero delle Cattedrali.

 

Gustavo Adolfo Rol (Torino, 1903-1994), tuttavia, non amava essere chiamato sensitivo o veggente, e tantomeno medium. A Roberto Gervaso, che lo intervistò nel dicembre del 1978 per il Corriere della Sera e che gli chiese di dare una definizione di se stesso, rispose di essere "un essere molto più alla buona, meno importante, ma diverso". E aggiunse di non possedere poteri paranormali, ma "possibilità", che si manifestavano attraverso la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione, la levitazione, la telecinesi e la materializzazione di oggetti.

Gustavo Adolfo Rol e Federico Fellini

 

Una signora, Domenica Fenoglio, che lo aveva frequentato a lungo, raccontò a un giornalista di Novella: "Una volta andai da lui mentre dipingeva. Il pennello si mosse da solo, si alzò fino al soffitto e tornò nelle sue mani. 'Hai paura?', mi chiese. 'No', gli risposi; mi disse 'brava' e continuò a dipingere". Eppure non volle mai sottoporre i suoi "prodigi" a controlli di tipo scientifico.

 

E a chi, per questa ragione, metteva in dubbio quelle facoltà oltre il normale, come lo scienziato Tullio Regge, Rol replicò in una lettera, il 6 luglio del 1986: "Lei invoca, a giusta ragione, controlli rigorosi ma chiede la presenza di 'prestigiatori professionisti di alto calibro capaci di scoprire immediatamente qualsiasi trucco del ciarlatano di turno'. Io mi domando a che cosa servono queste persone nel caso specifico che il ciarlatano non esista. Quel rapporto della mente col meraviglioso al quale accennavo verrebbe immediatamente turbato col risultato facilmente intuibile: la distruzione in partenza dell'esperimento".

Gustavo Adolfo Rol

 

Amato da Federico Fellini e dall'avvocato Gianni Agnelli, da Franco Zeffirelli e da Cesare Romiti, da Pittigrilli e da Dino Buzzati, l'uomo che aveva quelle "possibilità", e che anche Walt Disney volle conoscere, nel 1942 fu convocato da Benito Mussolini a Villa Torlonia. Il Duce gli disse: "Mi dicono che fate delle previsioni. Come va la guerra?".

 

Dopo avere indugiato per qualche secondo, Rol parlò: "Duce, per me la guerra è perduta". Mussolini lo incalzò: "E il Duce?". E Rol: "Gli italiani lo allontaneranno nella primavera del 1945". Mussolini, allora, diede un gran pugno sul tavolo e ordinò di congedarlo. Gustavo Adolfo Rol è morto venticinque anni fa, il 22 settembre del 1994, a Torino, dove era nato in un famiglia borghese benestante il 20 giugno del 1903. Tre lauree, antiquario e pittore, scoprì le sue facoltà, secondo quanto raccontava, quando volle provare a indovinare tutte le carte di un mazzo. Cadeva il 28 luglio 1927, era a Parigi. Sulla agenda annotò: "Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!".

Gustavo Adolfo Rol

 

Ad apprezzarlo, tra i primi, ci furono il giornalista Renzo Allegri, Dino Buzzati e Federico Fellini. Rammentava l'autore de Il deserto dei Tartari: "Ma 'il personaggio di gran lunga più interessante' racconta Fellini che sta a sé, completamente fuori di questa galleria di fenomeni più o meno patologici, il personaggio portentoso è il dottor Gustavo Rol, di Torino. Anche lei certo ne ha già sentito parlare.

 

Non si tratta di un mago più dotato degli altri. È un signore civilissimo, colto, spiritualmente raffinato, che ha fatto l' università, dipinge, si è dedicato per anni all' antiquariato. Ma dispone di tali poteri che non si capisce come non sia famoso in tutto il mondo". Sempre Buzzati, negli anni Sessanta, sul Corriere della Sera narrò che "un altro prodigio avvenne in un ristorante, pure a Torino. Avevano finito di pranzare, era già stato pagato il conto. 'Andiamo?' propose Fellini. 'Andiamo pure' rispose Rol. Fellini fece per avviarsi all' uscita ma si accorse che Rol stava seduto. 'Non ti alzi?' gli chiese. 'Ma io sono già alzato' fece Rol. 'Io sono in piedi'. Fellini guardò meglio: Rol era alzato, infatti, ma aveva la statura di un nano. Il dottor Gustavo Rol, che sfiora il metro e ottanta, non era più alto di un bambino di dieci anni. Qualcosa di folle, di allucinante: come Alice nel paese delle meraviglie. 'Su, andiamo, andiamo' fece Rol a Fellini annichilito".

Gustavo Adolfo Rol

 

Piero Angela, invece, ha sempre messo in dubbio le sue "possibilità", e soprattutto i "fenomeni" che ne scaturivano. Le dimostrazioni di Rol, a cui Angela aveva assistito, dall'utilizzo di carte da gioco alla lettura in libri chiusi, per lui erano probabili trucchi illusionistici.

 

"Per decenni Rol", ha sostenuto Angela, "si è prodotto nei salotti torinesi, davanti (come lui stesso afferma) a 'scienziati, medici, letterati, artisti, religiosi, atei, filosofi, militari, uomini politici, capi di stato e di governo, gente di ogni classe sociale', ecc.: cioè tutte persone incompetenti in trucchi! Perché invece non ha mai voluto fare i suoi 'esperimenti' sotto l'occhio di un esperto? Neanche una volta?".

 

GUSTAVO ROL

Della stessa opinione era Tullio Regge. Quando Rol morì, scrisse su La Stampa: "Personalmente io ho visto solamente esperimenti fatti con carte da gioco e non ho rilevato di certo facoltà paranormali: in molti casi usò in modo ovvio le 'forzature' dei prestigiatori". Anche se "rimane il ricordo", concludeva Regge, "di una personalità eccezionale, e inimitabile, veri o falsi che fossero i suoi esperimenti".

GUSTAVO ROL

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