sede della rai

CHI ERA LA TALPA DEI LADRI IN RAI? - LE OPERE D'ARTE, TRAFUGATE DALLE SEDI DELLA TV PUBBLICA IN 30 ANNI, ERANO INGOMBRANTI DA PORTARE FUORI, QUINDI C'ERA UN BASISTA CHE AGEVOLAVA I FURTI DALL'INTERNO: AL CENTRO DEI SOSPETTI CI SONO ALCUNI DEI 13 MILA DIPENDENTI (TRA CUI 1.729 GIORNALISTI) - IN ANNI DI SACCHEGGIO, DECINE DI CAPOLAVORI SONO SPARITI DA UN GIORNO ALL'ALTRO, DA GUTTUSO A DE CHIRICO - QUELL'ENORME CACTUS NELL'UFFICIO DI VERDELLI CHE SCOMPARVE APPENA IL MANAGER FU DEFENESTRATO...

Giorgio Gandola per “La Verità

 

carlo verdelli foto di bacco

L'ultimo a scomparire è stato un cactus. Non era un'opera d'arte ma ne aveva tutta l'aria. Gigantesco (alto più di due metri), scostante, appuntito, ha fatto un figurone dell'ufficio di Carlo Verdelli dal 2015 a fine 2017, periodo che l'ex «direttore partigiano» di Repubblica ha trascorso invano in viale Mazzini nel tentativo di raddrizzare le banane di un'azienda irriformabile. Verdelli e il cactus erano arrivati praticamente insieme, all'insaputa l'uno dell'altro.

 

una sede rai

«Mai capìto chi lo avesse ordinato», racconta nel libro di memorie televisive "Roma non perdona". Però era lì, e non c'era colloquio nel quale non si finisse per parlare dell'ingombrante pianta africana «capace di rovinare con le sue spine qualche giacca». Defenestrato il manager, è misteriosamente sparito anche il cactus.

 

Con la stessa perizia da mago Silvan, abili mani hanno smaterializzato dagli uffici della Rai tappeti, mobili, sculture e soprattutto quadri di valore, lasciando una cornice di sporco sui muri.

 

uffici rai

Nessuno se n'è accorto, nei 30 anni del lungo e metodico saccheggio sul quale sta indagando la Procura di Roma. Martedì il direttore Canone e beni artistici, Nicola Sinisi, ha spiegato in una surreale audizione in commissione di Vigilanza che «è triste dirlo ma c'è ignoranza da parte di molti dipendenti Rai riguardo al valore del patrimonio artistico dell'azienda». Ignoranza fino a un certo punto perché i quadri d'autore sono svaniti e le croste sono rimaste.

 

nicola sinisi

Al centro dei sospetti ci sono alcuni dei 13.000 dipendenti (1.729 giornalisti) e Sinisi ipotizza «la presenza di un basista interno che potrebbe aver agevolato i furti, visto che si tratta di oggetti voluminosi, lo spostamento dei quali necessita di una certa organizzazione. C'è stato un vero e proprio sacco, le ruberie più importanti sono accadute fra l'inizio degli anni Settanta e Ottanta, e l'inizio del Duemila».

 

nicola sinisi dirigente rai

Il metodo raccontato è da epigoni di Arsenio Lupin: un dirigente entra nella sua stanza e non trova più un capolavoro di Renato Guttuso. Prosegue Sinisi davanti a una commissione basita: «Due giorni dopo Marcello Ciannamea, direttore Distribuzione, entra in ufficio e nota l'assenza di uno Stradone (Giovanni Stradone, pittore neoespressionista scomparso nel 1981, ndr). Cinque giorni dopo Roberto Nepote, direttore Marketing, torna nella sua stanza e non trova due incisioni di valore».

 

marcello foa foto di bacco (1)

Sono coltellate nel fianco del manager, dell'esperto e anche del contribuente. L'inchiesta del pm Francesco Marinaro è partita da un'iniziativa del presidente Marcello Foa, promotore dell'audit che ha scoperchiato lo scandalo e fautore del massimo rigore in tutte le fasi.

 

Oltre che ai carabinieri (se ne sta occupando il gruppo Tutela patrimonio culturale) la denuncia è arrivata sul tavolo della Corte dei conti. Non proprio un scherzo, visto che alcuni pezzi unici tornano periodicamente sul mercato, come la scrivania di Gio Ponti sparita dalla sede di corso Sempione a Milano e battuta a Londra, a un'asta di Christie's, per 70.000 euro. Con la più beffarda delle etichette: «Collezione privata Rai».

 

sede rai

All'appello mancano dei Carlo Carrà, degli Ottone Rosai. Capolavori finiti in qualche soggiorno Vip o venduti a ricettatori e rimessi in circolo.

 

Le opere scomparse sarebbero 125, trafugate nelle numerose sedi (24) della Rai in tutta Italia. Considerando che il patrimonio censito è di 1.500 pezzi, s'è volatilizzato quasi il 10% per un danno che gli investigatori definiscono «milionario».

 

sede della rai

Fra i quadri più pregiati, mancano all'appello La vita nei campi di Giorgio De Chirico e La domenica della buona gente di Renato Guttuso. A stare all'inchiesta, la buona gente della Rai faceva festa anche di martedì.

 

Senza ritegno, come se si trattasse di un museo self service. Introvabili anche quattro miniature del Cavallo morente di Francesco Messina, storico simbolo dell'azienda; alcune sono in bronzo, altre in argento.

 

La Domenica della buona gente di Renato Guttuso

Le opere d'arte di proprietà della Rai sono di valore inestimabile. A Venezia, a palazzo Labia, c'è il più importante affresco di Giambattista Tiepolo; la sede dell'auditorium di Torino è stata realizzata dall'architetto Carlo Mollino (un suo tavolo di due metri è stato venduto per sei milioni di dollari da Sotheby's); le polizze dei beni artistici hanno un valore di 72 milioni di euro. Sono capolavori frutto di regalìe, acquisizioni, investimenti in 77 anni di storia che dipendenti infedeli coordinati da una o più talpe hanno provato a dilapidare.

 

scrivania gio ponti sparita dalla rai

I carabinieri stanno ramificando l'inchiesta in tutte le sedi, in tutte le redazioni. La ricerca copre l'arco di circa 30 anni e, poiché si concentra sul passato, diventa sempre più impervia.

 

Difficile risalire alla fonte dei furti, le variabili sono infinite. Per esempio, fino a una decina d'anni fa i giornalisti non avevano l'obbligo di passare il badge nei tornelli d'ingresso e d'uscita; l'assenza di controllo era un punto d'onore del sindacato, problema poi superato con la necessità dei Vigili del fuoco di sapere chi fosse presente in sede in caso di incendio o di crollo. Prima poteva entrare e uscire chiunque: bastava un tesserino «con il pollicione sulla fotografia» e il gioco era fatto.

gio ponti

 

Nel luna park della Rai non poteva mancare la banda Bassotti. Aveva ragione Ugo Zatterin buonanima: «Mai andare in ferie, mai alzarsi per andare in bagno. Potresti tornare e non trovarla più». Non si riferiva alla scrivania di Gio Ponti, ma alla sua.

la scrivania rubata in raiLA SEDE DELLA RAI IN VIALE MAZZINIarchitettura di ottone rosai

Ultimi Dagoreport

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…

giuseppe conte pd nazareno

DAGOREPORT – TRA UNA "SORA GIORGIA" DIVENTATA DI COLPO "SÒLA GIORGIA" PER UN ELETTORATO CON LE TASCHE SEMPRE PIÙ VUOTE E UNA "SINISTR-ELLY" SEMPRE PIÙ IN MODALITA' SFOLLA-CONSENSO, IL CIUFFO DI GIUSEPPE CONTE NON RISCHIA PIÙ DI AMMOSCIARSI - ANZI, C'E' CHI SCOMMETTE CHE L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' PUNTI A UN IMMAGINIFICO COLPO GROSSO: IN CASO DI VITTORIA  ALLE PRIMARIE APERTE DEL CAMPOLARGO PER SFIDARE NEL 2027 LA MELONA AZZOPPATA, SI VOCIFERA CHE PEPPINIELLO SAREBBE PRONTO A PROPORRE UNA FUSIONE TRA PD E M5S PER DAR VITA A UN "PARTITO PROGRESSISTA" - UNA SORTA DI RIEDIZIONE, MA DA SINISTRA, DELL'ACCOPPIATA DS-MARGHERITA (2007) - UN FANTASCENARIO CHE NON DISPIACEREBBE ALLA FRONDA ANTI-ELLY DEL PD (IDEOLOGO BETTINI) NE' AGLI EX GRILLINI ORMAI "CONTIZZATI" CON POCHETTE... 

giorgia meloni matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - GESÙ È RISORTO, MA DA DOMANI INIZIA UNA NUOVA VIA CRUCIS PER L’ARMATA BRANCA-MELONI: ANCHE SE LO SCANDALO PIANTEDOSI-CONTE FOSSE SOLTANTO UNA RIVALSA SENTIMENTALE DELLA GIOVANE DONNA SEDOTTA E ABBANDONATA DAL POTENTONE, È COMUNQUE UNA MINA PIAZZATA SOTTO PALAZZO CHIGI. L’UNICO CHE GODE È MATTEO SALVINI, CHE DA TEMPO SOGNA DI PRE-PENSIONARE IL SUO EX CAPO DI GABINETTO PIANTEDOSI PER TORNARE AL VIMINALE – PERCHÉ I DONZELLI E LE ARIANNE HANNO LASCIATO SENZA GUINZAGLIO IL GIOVANE VIRGULTO DI ATREJU, MARCO GAETANI? PERCHÉ LA DUCETTA HA PERMESSO UNA TALE BIS-BOCCIA? E SOPRATTUTTO: QUANTO POTRÀ RESISTERE PIANTEDOSI? FINIRÀ COME SANGIULIANO: DOPO AVERLO DIFESO DI SOPRA E DI SOTTO, POI LA FIAMMA MAGICA LO COSTRINGERÀ A FARSI ‘’CONFESSARE’’ DA CHIOCCI AL TG1? QUALI RIVELAZIONI E QUANTE INTERVISTE HA IN SERBO LA MESSALINA CIOCIARA? NEI PROSSIMI GIORNI SALTERANNO FUORI MAIL, POST E CONTRATTI CHE POTRANNO ANCOR DI PIÙ SPUTTANARE IL MINISTRO INNAMORATO? AH, NON SAPERLO...