elicotteri ucraini attaccano deposito di carburante a belgorod

CHI HA ATTACCATO? UN DEPOSITO DI CARBURANTI A BELGOROD, IN TERRITORIO RUSSO, È STATO COLPITO DA DUE ELICOTTERI: LA RUSSIA ACCUSA L’UCRAINA DELL’ATTACCO, MA KIEV NON CONFERMA – I VIGILI DEL FUOCO DELLA ZONA HANNO MANDATO 170 UOMINI E 50 MEZZI PER SPEGNERE L’INCENDIO, DOMATO DOPO TREDICI ORE E NON CI SONO VITTIME – IL PORTAVOCE DEL CREMLINO LAVROV: “PESERÀ SUI NEGOZIATI, NON CREA CONDIZIONI FAVOREVOLI” – INTANTO L’INDIA CONFERMA IL SUO APPOGGIO ALLA RUSSIA E ERDOGAN HA CHIAMATO PUTIN PER “VENIRE IN TURCHIA A INCONTRARE ZELENSKY” - VIDE

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Mauro Evangelisti per “il Messaggero”

 

Razzi su un deposito di carburanti in territorio russo. Mosca accusa: «Lanciati da due elicotteri ucraini». Kiev replica: «Non è vero, accuse false». In una remota località di confine, Belgorod, si sposta lo scenario di questa guerra, che sembra quasi invertire le parti, con l'esercito ucraino che non solo respinge i russi dall'area di Kiev, ma colpisce anche oltre il confine nemico.

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Ieri sera intanto, a sud, la Russia ha colpito con tre missili balistici Iskander l'area di Odessa, secondo le autorità locali ci sono delle vittime. Racconta Ugo Poletti, direttore ed editore di un quotidiano nella città sul Mar Nero: «Abbiamo visto le scie dei missili, erano tre, probabilmente sono partiti dalla Crimea». Intanto, il portavoce della Casa bianca ha annunciato che gli Usa stanno fornendo all'Ucraina «materiale difensivo da usare in caso di attacco chimico russo».

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RICOSTRUZIONE

Ma cosa è successo a Belgorod? Torniamo alle 5.51 (le 4.51 in Italia) di ieri. Nel buio dell'alba del confine tra Ucraina e Russia volano due elicotteri Mi-24. Quaranta chilometri dopo la frontiera, in direzione Mosca, sorvolano otto grandi depositi di petrolio della Rosneft, colosso di proprietà del governo. Lanciano dei razzi, colpiscono i serbatoi, l'alba si illumina. Esplosioni, torri di fuoco alte una decina di metri. 

 

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Scatta l'allarme, il gigantesco incendio sarà spento solo dopo tredici ore, non ci sono vittime. Tutto avviene alla periferia di Belgorod, una città di poco meno di 400mila abitanti, in territorio russo. Da lì a Kharkiv, che invece è già in Ucraina (e che incredibilmente è gemellata con Belgorod) c'è meno di un'ora di macchina. Ma ciò che è avvenuto ieri appare eccezionale, perché sarebbe la prima volta che gli ucraini colpiscono gli invasori nel loro territorio. 

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Ma hanno agito davvero i militari di Kiev? Su questo i russi non hanno dubbi. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, fa sapere: «L'attacco contro il deposito di carburante peserà sui negoziati, non crea condizioni favorevoli». Il Ministero della Difesa russo è prodigo di dettagli: «Il raid è stato effettuato da due Mi-24 delle forze armate ucraine». Il governatore della regione conferma questa tesi: «I due elicotteri sono entrati in territorio russo volando a bassa quota. Non ci sono vittime». Secondo la Tass i vigili del fuoco della zona hanno mandato 170 uomini e 50 mezzi per domare il rogo, ripreso da vari smartphone con i video rilanciati sui social.

 

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Fin qui la versione russa. E il governo ucraino conferma? Usa una formula ambigua, a metà strada. Secondo quanto riporta il quotidiano Ukrainska Pravda il portavoce del Ministero della Difesa, Oleksandr Motuzyanyk, spiega in una conferenza stampa: «Oggi lo Stato ucraino sta conducendo un'operazione difensiva per respingere l'aggressione dell'esercito russo nel nostro territorio. Questo non significa che l'Ucraina debba essere responsabile di tutti gli errori, di tutte le catastrofi e di tutti gli eventi che si registrano nella Federazione russa».

 

DUBBI

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Dmytro Kuleba, ministro degli Esteri ucraino, non si discosta dallo stesso artificio linguistico: «Non posso né confermare né smentire l'affermazione secondo cui l'Ucraina sia coinvolta perché non sono a conoscenza di tutte le informazioni militari». I numerosi video girati però mostrano gli elicotteri e l'esplosione, difficile pensare che sia stato un incidente. In sintesi: si può affermare, almeno secondo la versione di Mosca, che per la prima volta da quando è cominciata l'invasione ordinata da Putin, gli ucraini contrattaccano in territorio russo. 

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E se è vero che l'esercito russo si sta riorganizzando e riposizionando, per concentrare gli sforzi a est e a sud, è anche vero che gli ucraini stanno, progressivamente, riconquistando città, o semplici villaggi, che sembravano essere finiti sotto il controllo dell'esercito di occupazione. La fonte è di parte, certo, ma sempre il quotidiano Ukrainska Pravda ieri sera ha fatto questa sintesi citando lo Stato maggiore: «Le forze armate ucraine hanno liberato 30 cittadine. 

 

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Gli sforzi principali dei russi sono volti a difendere le linee precedentemente occupate, a raggruppare e ritirare le truppe in Bielorussia per ripristinare la capacità di combattimento. Allo stesso tempo stanno spostando altre truppe a est». Ad esempio Anatolii Fedoruk, sindaco di Bucha, cittadina di 35mila abitanti, 60 chilometri a nord di Kiev, ieri ha confermato che il giorno precedente era avvenuta la riconquista da parte ucraina: «Il 31 marzo entrerà nella storia della nostra comunità come il giorno della liberazione dagli occupanti russi grazie alle nostre Forze armate. È un giorno felice». 

 

Eppure, nella regione di Kiev ancora la situazione è complicata. Ha denunciato il sindaco della Capitale, Vitaliy Klitschko: «Sono tutt' ora in corso enormi battaglie a Nord e a Est della mia città. Il rischio di morire è molto alto». Ieri si è anche svolto uno scambio di prigionieri tra russi e ucraini.

 

«Abbiamo riportato a casa 86 dei nostri soldati, 15 di loro sono donne» ha annunciato la vicepremier ucraina Iryna Vereshchuk. Tutto questo avviene mentre «le forze ucraine stanno respingendo le truppe russe a nord-est e nord-ovest di Kiev», come ha spiegato Oleksiy Arestovych, consigliere del presidente ucraino Zelensky. Gradualmente i russi si allontanando (o sono stati allontanati) dalla Capitale. E ieri a Kiev è potuta andare in visita la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ha scritto su Twitter: «Con il primo ministro ucraino Denys Shmyhal abbiamo parlato della necessità di sanzioni sempre più estese».

 

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Ha anche detto agli ucraini: «L'Ue riconosce le vostre ambizioni europee e potete contare sul pieno sostegno del Parlamento europeo per raggiungere questo obiettivo. Vi aiuteremo a ricostruire le vostre città quando questa guerra illegale, non provocata e inutile sarà finita». Va detto che a est l'offensiva russa continua, non si ferma e la decisione di concentrare gli sforzi militari nel Donbass si sta confermando. Sul Mar Nero, a Mykailov, aumenta il numero dei morti nell'attacco al palazzo regionale dell'altro giorno (almeno una trentina). E soprattutto la Russia sta tessendo una tela diplomatica per uscire dall'isolamento. 

 

INDIA

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Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, ieri ha incassato un appoggio importante: in visita in India, dal governo Modi ha ricevuto un sostegno ancora più esplicito di quello, molto più prudente e felpato, della Cina. Lavrov è stato ricevuto anche dal premier Modi, e ha sottolineato il rifiuto di New Delhi di condannare esplicitamente l'azione militare di Mosca. Lavrov: «Abbiamo discusso anche della possibilità di aggirare le sanzioni dell'Occidente per continuare a garantire l'interscambio russo-indiano». 

 

The Guardian ha anche notato che il governo indiano ha al contrario «snobbato» la rappresentante del governo britannico Elisabeth Truss, anch' ella in missione in India. Ciò che conta a questo punto, è però la trattativa in corso che, al di là delle due propagande in azione, non si è mai fermata. Ieri il presidente turco Erdogan, protagonista della mediazione, ha telefonato a Putin suggerendogli di «venire in Turchia a incontrare Zelensky». Erdogan spera in queste ore di riuscire a fissare la data dell'incontro tra i due presidenti. Ieri, secondo Suspline, i negoziati sono proseguiti on line. 

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Lavrov, dall'India, ha fatto quest' analisi: «La parte ucraina ha messo su carta la sua visione degli accordi da raggiungere, questi accordi devono essere prima formalizzati. Stiamo preparando una risposta. C'è un movimento in avanti, soprattutto, nel riconoscere l'impossibilità per l'Ucraina di essere un paese del blocco della Nato. L'Ucraina ha mostrato molta più comprensione sulla Crimea e il Donbass». 

 

Questa guerra sta causando, ogni giorno, nuove morti e sofferenze, le vite umane perdute sono la parte più drammatica di questa storia. Ma c'è anche altro. Spiega il vicedirettore generale dell'Unesco, Ernesto Ottone Ramirez: almeno 53 siti culturali sono stati danneggiati o parzialmente distrutti dall'inizio dell'invasione russa; tra questi si contano 29 chiese, 16 edifici storici, quattro musei e quattro monumenti.

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