berenice quezada

CHI HA PAURA DI UNA MISS? - È DURATA UNA MANCIATA DI ORE L'AVVENTURA POLITICA DI BERENICE QUEZADA, L'EX MISS NICARAGUA CANDIDATA COME VICEPRESIDENTE PER LE ELEZIONI CONTRO IL REGIME DI DANIEL ORTEGA: IL GIORNO DOPO AVER REGISTRATO IL SUO NOME ALLA CORTE ELETTORALE, ALCUNI AGENTI IN BORGHESE LE HANNO NOTIFICATO UN ORDINE DI ARRESTI DOMICILIARI E L'ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI, CON L'ACCUSA DI INCITAMENTO ALL'ODIO – LA MISS HA OSATO DICHIARARE CHE…

Emiliano Guanella per "la Stampa"

 

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È durata una manciata di ore l'avventura politica di Berenice Quezada, l'ex miss Nicaragua candidata come vicepresidente per le elezioni del prossimo novembre contro il regime di Daniel Ortega. Il giorno dopo aver registrato il suo nome presso la Corte Elettorale degli agenti in borghese le hanno notificato un ordine di arresti domiciliari e l'iscrizione nel registro degli indagati, con l'accusa pesante di apologia del delitto e incitamento all'odio.

 

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Ora si trova chiusa nella sua casa di Managua, senza telefono, con il passaporto confiscato e ovviamente è stata depennata dalle liste elettorali, così come è stato fatto negli ultimi due mesi per altri nove candidati che hanno osato sfidare il presidente in carica. La sua colpa è quella di aver dichiarato durante il discorso di investitura di essere pronta a lottare «per dare un futuro ai giovani del Nicaragua, per recuperare la nostra democrazia».

 

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Berenice è alla sua prima esperienza in politica, ma aveva già preso parte alle manifestazioni degli studenti dell'aprile del 2018. Il movimento «azul y blanco», dai colori della bandiera nazionale, protestava contro la deriva autoritaria di Ortega e di sua moglie Rosario Murillo, attuale vicepresidente, ma i cortei furono soffocati violentemente da polizia ed esercito con un bilancio di trecento morti e migliaia di feriti. Da allora la repressione e la censura è cresciuta, il governo interviene per chiudere mezzi di informazione indipendenti, vigila sulle attività di studenti, Ong, organizzazioni sociali.

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L'Unione Europea, l'Oea (Organizzazione degli Stati americani) e gli Stati Uniti hanno espresso diverse mozioni di condanna, ma le cose non sembrano cambiare; Ortega vuole governare a vita. La pandemia, intanto, ha aggravato la crisi economica e sono circa centomila i nicaraguensi emigrati nell'ultimo anno e mezzo nella vicina Costarica. Il presidente, ormai, controlla tutto. Dal Parlamento alla Corte Suprema, dalla polizia ai magistrati che sono pronti a far arrestare chiunque si oppone al regime. Le accuse vanno da sedizione e insurrezione a cause costruite ad arte per riciclaggio, evasione fiscale, contrabbando.

 

Daniel Ortega

A inizio giugno è stata arrestata la giornalista Cristiana Chamorro, figlia dell'ex presidente Violeta Chamorro e pre-candidata per le elezioni di novembre. Dopo di lei sono caduti altri sei candidati, ma in carcere o agli arresti domiciliari sono finiti anche imprenditori, dirigenti studenteschi, sindacalisti. Una campagna del terrore avallata dalla «legge in difesa dello Stato», proclamata dal Congresso controllato dal Fronte sandinista. Basta una parola fuori posto sui social network e ti ritrovi gli agenti sulla porta. Non sono stati risparmiati nemmeno ex compagni d'armi del presidente al tempo della rivoluzione sandinista, oggi critici con lui.

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«Chi è in galera se l'è cercata - taglia corto Ortega- nessuno può permettersi di fare terrorismo nel nostro Paese». Il processo elettorale di novembre è completamente falsato: Ortega vuole vincere a tutti i costi, vietato mettersi di traverso. È stato risparmiato, finora, solo Oscar Sobalvarro, di cui Berenice avrebbe dovuto essere la vice, ma molti analisti ritengono che la sua sia una figura sostanzialmente di facciata, un candidato messo lì soltanto per dare una parvenza di legalità ad un voto degno dei regimi sovietici e che non sarà presumibilmente riconosciuto dalla comunità internazionale, ad eccezione dei Paesi amici Cuba, Venezuela e Bolivia.

 

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Gli altri partiti di opposizione stanno invitando la popolazione a boicottare il voto. «Nel 2018 - aveva detto Berenice - è stata tracciata una linea netta nel nostro Paese, ognuno ha scelto da che parte stare. Io non sono d'accordo con quello che sta succedendo in Nicaragua e per questo mi metto in gioco per difendere la nostra bandiera, l'unica che mi rappresenta». Chiusa in casa e vigilata dalla polizia, è diventata solo l'ultima delle vittime del regime.

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