braccialetti della quarantena a hong kong

CHI SI LAMENTA DELLA "DITTATURA SANITARIA" DOVREBBE FARE UN GIRO A HONG KONG - A PARTIRE DA VENERDÌ, A HONG KONG TUTTE LE PERSONE RISULTATE POSITIVE AL COVID DOVRANNO INDOSSARE DEI "BRACCIALETTI DELLA QUARANTENA" - CHI NON RISPETTA LE RESTRIZIONI, MA SOPRATTUTTO L'ISOLAMENTO PER POSITIVITÀ, RISCHIA GROSSE MULTE CHE POSSONO ARRIVARE FINO A 3.000 EURO E IN ALCUNI CASI È PREVISTO PERFINO IL CARCERE FINO A SEI MESI...

Flaminia Camilletti per “La Verità”

 

braccialetti della quarantena a hong kong 1

Dalle misure restrittive, alle misure cautelari (o carcerarie). Hong Kong torna indietro di decenni, a quando le conquiste di civiltà sembravano solo un sogno e torna definitivamente sotto il regime repressivo di Pechino. Lo dimostra l'ultima follia pensata per arginare la pandemia da Covid.  Da venerdì i «braccialetti della quarantena» saranno obbligatori per le persone risultate positive a un test Covid e in isolamento a casa.

 

Obiettivo dichiarato delle autorità: avere certezza che non violino le regole e restino a casa. «Fare in modo», ha detto il nuovo numero uno della Sanità, Lo Chung-mau, in dichiarazioni riportate dal Guardian, «che l'isolamento domiciliare sia più attento». A Hong Kong chi non rispetta le restrizioni, ma soprattutto l'isolamento per positività, rischia grosse multe.

 

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Sanzioni che possono arrivare fino a 25.000 Hong Kong dollars che equivalgono a oltre 3.000 euro. Non solo, in alcuni casi è previsto anche al carcere, fino a sei mesi nei casi più estremi. Eppure gli esperti sono preoccupati dei possibili esiti di questa decisione: codici e braccialetti potrebbero indurre le persone a nascondere la loro positività al Covid. «L'impatto più preoccupante» delle misure «è quello su test e segnalazioni», ha detto Ben Cowling, professore di Epidemiologia alla School of public health della University of Hong Kong.

 

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La cosa più preoccupante, in realtà, è che gli esperti si preoccupino delle ricadute che queste misure potrebbero avere sulla diffusione del contagio, piuttosto che pensare a quale privazione della libertà possa essere. In un mondo normale i braccialetti elettronici si mettono alle persone violente, agli stupratori. Non ai malati, o anche ai positivi, magari asintomatici.

 

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Non finisce qui: nella liberissima e civilissima Hong Kong si introdurrà anche un sistema di codici sanitari, «stile Pechino» (che insiste sulla strategia zero-Covid), con un aggiornamento dell'app LeaveHomeSafe. Si potrà circolare liberamente solo con Qr code verde. Per i viaggiatori in arrivo a Hong Kong (dove resta in vigore la quarantena di sette giorni in albergo), scatta il giallo. Il rosso è per i positivi.

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Braccialetti e semafori, dunque, per ora solo per il Covid, ma visti i precedenti che hanno riguardato un gruppo di cinesi cui è stato inspiegabilmente impedito di viaggiare seppur sani, probabilmente perché volevano andare a manifestare contro una banca che gli aveva congelato i fondi, c'è poco da esser tranquilli.

 

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In Indonesia questo sistema dei semafori con green pass è utilizzato per razionare l'olio per cucinare. Insomma, come spesso accade in questi Paesi, è partita la sperimentazione di massa. Il pericolo, come già successo con il green pass, è che prossimi potremmo essere noi. Il nostro ministro della Salute Roberto Speranza è ormai notoriamente affascinato da quello che accade in Cina: il pericolo è che, quindi, possa subire l'influenza cinese ancora una volta.

 

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A Hong Kong, all'inizio della pandemia di coronavirus, erano già stati utilizzati due tipi di braccialetti per le persone in quarantena, uno con Qr code e uno che funzionava con un localizzatore elettronico. Eppure il nuovo chief executive, John Lee, ha già difeso quello che considera un sistema «molto preciso» che, a suo dire, riguarderà solo poche persone. Nessuna limitazione delle libertà, nessun obiettivo oltre quello di contenere i contagi, sostengono le autorità, promettendo di combattere la «disinformazione».

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