riaperture 18 maggio

CI CHIUDONO FINO A MAGGIO? I SUPERFALCHI DEL RIGORE CAPITANATI DA SPERANZA E DA PARTE DEL CTS SPINGONO PER MANTENERE UN LIVELLO ALTO DI RESTRIZIONI FINO A MAGGIO. PD E M5s APPOGGIANO QUESTA LINEA, LEGA E FORZA ITALIA NO. IL GOVERNO SI SPACCA SULLE RIAPERTURE – IL LAZIO VERSO L'ARANCIONE DA LUNEDI'. IN QUEL CASO ASILI, MATERNE ED ELEMENTARI TORNANO IN CLASSE (L'ANNUNCIO DI ZINGARETTI SU FACEBOOK)

Giada Giorgi per open.online

 

RISTORANTI CHIUSI LOCKDOWN 6

Le trattative per il nuovo Dpcm in arrivo la prossima settimana sono ancora aperte. L’idea di un’arancione nazionale promosso da Pd e Movimento non piace a Lega e Forza Italia

 

C’è aria di discussione nel governo per le nuove fasce di rischio che nei prossimi giorni dovranno colorare le Regioni d’Italia. La strategia anti Covid per Pasqua sarà senza nessun dubbio rossa: dal 3 al 5 aprile tutto il territorio nazionale manterrà le massime restrizioni previste.

 

I dati settimanali diffusi domani 26 marzo dalla Cabina di Regia potrebbero però decidere per l’immediato passaggio in fascia rossa di più territori già da lunedì 29 marzo. A questo scenario si aggiunge poi quello poco più lontano del dopo Pasqua: mantenere la stretta per almeno un altro mese, con fascia gialla bloccata fino a maggio, è una delle ipotesi più discusse nella trattativa del governo sul nuovo decreto.

ristorante chiuso lockdown camilla

 

I possibili cambi da domani

Con più di 20 mila contagi in 24 ore, il Paese attende per domani i nuovi dati sulla diffusione del virus. In base alla curva epidemiologica verranno stabiliti i nuovi colori. Sono 7 regioni e una Provincia i territori che resteranno in zona rossa almeno fino alla settimana dopo Pasqua, cioè fino a lunedì 12 aprile. Friuli Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Piemonte, la Provincia di Trento, le Marche, la Lombardia e la Puglia. Nello stesso colore c’è anche il Veneto, che però è in bilico. Toscana, Valle d’Aosta e Calabria invece le Regioni attualmente in fascia arancione che rischiano di passare in quella rossa, a partire proprio dal prossimo 29 marzo. Chi invece potrebbe fare un percorso inverso è la Regione Lazio. Speranzosa di tornare in arancione, al momento registra un indice Rt pari a 1 e quindi lontano dall’ 1,25 che porterebbe dritto verso il rosso.

ROMA - FOLLA PRE LOCKDOWN

 

Lo scontro sulla fascia gialla

Tra lunedì e mercoledi della prossima settimana un nuovo Dpcm stabilirà la strategia anti Covid del governo. Se le voci sulla possibile riapertura di materne e scuole elementari sembrano concretizzarsi, la trattativa sulla zona gialla è ancora aperta. I fronti a riguardo sarebbe due: l’ala rigorista del governo, capitanata fra tutti dal ministro della Salute Roberto Speranza, insieme a Pd e cinquestelle, sosterrebbe lo stop alla zona gialla almeno fino al 1° di maggio.

 

Dunque per le prossime settimane la base di partenza per le fasce di rischio dovrebbe essere quella di un arancione nazionale. Lega e Forza Italia invece sarebbero più propensi a reintrodurre la zona minima di rischio il più presto possibile, con conseguente riapertura di bar e ristoranti.

 

Altri dubbi e rinvii

NICOLA ZINGARETTI

Il Comitato tecnico scientifico del governo Conte II aveva ritenuto possibile una riapertura di cinema e teatri per la data del 27 marzo. A due giorni dall’eventuale provvedimento, l’ipotesi sembrerebbe ora scartata dal nuovo Cts del governo Draghi. I dati continuano a preoccupare e il rinvio della ripresa dei luoghi della cultura sembra essere quasi certo. Sul fronte delle riaperture poi continua ad essere incerta anche la situazione di palestre e piscine. Con il divieto in scadenza nella data del 6 aprile, ci sarà da decidere di nuovo su un possibile rinnovo o un via libera con restrizioni. Dal governo per ora nessun intento dichiarato.

 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?