sbarco migranti lampedusa libia mediterraneo

CI RISIAMO, LAMPEDUSA È PRESA D'ASSALTO - IN SEI MESI CI SONO STATI 26 MILA ARRIVI, +28% RISPETTO ALL'ANNO PRECEDENTE: SBARCANO SOPRATTUTTO GLI OPERAI BENGALESI IN FUGA DALLA LIBIA, MA SI REGISTRANO ANCHE I PRIMI PROFUGHI PER LA CARESTIA DEL GRANO BLOCCATO IN UCRAINA - LAMORGESE HA VENTILATO IL RISCHIO DI "UNA CRISI UMANITARIA SENZA PRECEDENTI" PERCHÉ "SIA IN EGITTO SIA IN TUNISIA C'È GIÀ IL RAZIONAMENTO DEL PANE, È UN EFFETTO INDOTTO DALLA GUERRA"

Grazia Longo per “La Stampa

 

lampedusa

Siamo solo all'inizio dell'estate ma è già boom di sbarchi di migranti sulle nostre coste, soprattutto quelle siciliane. La situazione più critica al momento è all'hotspot di Lampedusa, con 450 ospiti su 350 posti disponibili, e a quelli di Pozzallo e Don Pietro in provincia di Ragusa, con 290 migranti in tutto.

 

Dai dati del ministero dell'Interno emerge un aumento degli arrivi che oscilla tra il 28 e il 30 per cento rispetto a un anno fa, con 25.988 profughi contro 19.361. Ovviamente le buoni condizioni meteo favoriscono i viaggi.

 

Migranti a Lampedusa 2

Ma le cause vanno sostanzialmente individuate, oltre che nella recessione economica post pandemia, anche nella carestia dei Paesi del Nord d'Africa per mancanza di grano fermo in Ucraina e nella crisi edilizia in Libia dove lavorano molti uomini provenienti del Bangladesh.

 

In cima all'elenco dei Paesi d'ordine dei migranti, aggiornato al 24 giugno scorso, c'è infatti il Bangladesh con 4.240 persone. Seguono l'Egitto (4.035), la Tunisia (3.495), l'Afghanistan (2.629), la Siria (1.514), la Costa d'Avorio (977), l'Eritrea (777), l'Iran (679), la Guinea (661), il Sudan (495) più 6.486 di varia provenienza.

 

Migranti a Lampedusa

La Libia (a parte la crisi edilizia) è senza un leader, alle prese con due Governi contrapposti, mentre la Tunisia è in crisi politica permanente. Il Sudan, invece, è stato teatro di un colpo di Stato, e il Sahel ha visto l'infiltrazione di miliziani russi di Wagner. Per non parlare dei riflessi africani della guerra in Ucraina con il grano che scarseggia.

 

luciana lamorgese

Non a caso, nei giorni scorsi, la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese ha ventilato il rischio di «una crisi umanitaria senza precedenti: il 50% dei cereali consumati in Tunisia proviene dall'Ucraina. Sia in Egitto che in Tunisia c'è già il razionamento del pane, è un effetto indotto dalla guerra».

 

LUCIANA LAMORGESE MARIO DRAGHI

Ad esasperare la situazione in luoghi di prima accoglienza come Lampedusa c'è sicuramente il regolamento di Dublino, il principale strumento normativo di disciplina del sistema comune di asilo, che riconosce ai Paesi di primo arrivo l'onere della gestione dei migranti in arrivo.

 

Ma un primo passo avanti nella cooperazione europea viene dall'accordo tra diciotto Stati membri, tra cui l'Italia, e tre Stati associati, sull'attuazione di un meccanismo temporaneo di solidarietà per rispondere alle difficoltà migratorie degli Stati membri di primo ingresso che si affacciano sul Mediterraneo.

 

profughi crisi del grano ucraina 3

Il contributo di solidarietà assumerà la forma di ricollocamento (presa in carico in uno Stato membro di richiedenti asilo già registrati in un paese di primo ingresso). E per Paesi che non accettano questa forma di solidarietà ci saranno altri contributi, finanziari o di personale per la gestione dei confini. L'accordo definisce una quota annuale di ricollocamenti per garantire la prevedibilità del meccanismo.

 

Ciascuno Stato membro dovrebbe presentare un impegno sul ricollocamento, con un obiettivo indicativo basato su Pil e popolazione. La dichiarazione consente inoltre agli Stati firmatari di esprimere preferenze nei ricollocamenti sulla base di criteri come nazionalità e vulnerabilità.

 

profughi crisi del grano ucraina 2

In caso di pressione sproporzionata su uno Stato membro e sul suo sistema di accoglienza a causa di flussi secondari, tale Stato membro dovrebbe poter invocare tale situazione per riconsiderare temporaneamente il suo impegno di ricollocamento. Se lo Stato volontario sceglie invece il contributo finanziario diretto, sarà la Commissione a determinare a quali Stati membri dovrebbe essere versato il contributo finanziario.

 

putin crisi del grano in ucraina 2

Intanto Pietro Bartolo, medico storico di Lampedusa ed eurodeputato polemizza contro la disparità di aiuti per i migranti ucraini e quelli che arrivano sulle carrette del mare: «Abbiamo accolto in questi mesi gli ucraini perché sono bianchi e cristiani e invece blocchiamo i profughi che hanno un colore diverso e questo lo ritengo profondamente immorale. Oggi una parte dell'Europa è ostile alle migrazioni. Si parla di accordi con Paesi terzi, di barriere, ma non sono i muri, i fili spinati e i rimpatri che possono fermare queste persone, perché non hanno alternative».

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI