covid coronavirus variante delta omicron natale quarantena virus isolamento cena

CI SIAMO ROTTI LE PALLE DI VIVERE CON IL TERRORE DEL VIRUS - SOGNO O SONDAGGIO? PAGNONCELLI: "CALA LA PAURA DEL COVID, IL 29% TEME DI INFETTARSI MA IL DATO È IN DIMINUZIONE DI 10 PUNTI RISPETTO A GENNAIO QUANDO LA VARIANTE OMICRON AVEVA RAGGIUNTO L'APICE DEI CONTAGI - PER UN ITALIANO SU DUE LA DAD È DANNOSA MENTRE SULLO SMART WORKING…"

 

Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera

 

Due anni fa, in questi giorni, la stragrande maggioranza degli italiani era ignara di quanto sarebbe successo nel breve volgere di qualche settimana con l'adozione del lockdown che certificò la gravità del virus e fece impennare la preoccupazione dei cittadini dal 12% di metà febbraio al 52% di metà marzo. Da allora in poi il sentimento di minaccia ha fatto segnare oscillazioni in linea con l'andamento dei contagi e dei decessi.

VACCINO BAMBINI

 

Oggi il 29% è molto o abbastanza preoccupato di poter contrarre il Covid. Il dato è in diminuzione di 10 punti rispetto a gennaio quando la variante Omicron aveva raggiunto l'apice dei contagi. L'inquietudine è abbastanza trasversale con qualche accentuazione tra le persone meno giovani, tra le casalinghe, i pensionati e i disoccupati e tra coloro che risiedono nelle regioni centrali e meridionali. Anche il pronostico che gli italiani esprimono riguardo all'uscita definitiva dall'emergenza fa segnare un miglioramento, in media da poco più di un anno e mezzo a 15 mesi.

 

Queste risposte ci aiutano a comprendere i motivi della permanente prudenza largamente diffusa nella popolazione. Già nelle scorse settimane avevamo dato conto del consenso molto elevato riscosso dall'obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni disposto dal governo e dal super green pass. Oggi registriamo l'assoluta stabilità degli atteggiamenti nei confronti del green pass (66% favorevoli). Insomma, prevalgono cautela, buon senso e la convinzione che non si debba abbassare la guardia perché si teme l'agguato di possibili nuove varianti.

PULIZIE ANTI COVID IN HOTEL

 

L'irruzione del Covid ha stravolto le nostre vite e le nostre abitudini. Le ricerche più recenti evidenziano la fatica e il disagio vissuti dalle persone a seguito delle misure adottate per contenere i contagi, due delle quali sono state analizzate nel sondaggio odierno, ossia la didattica a distanza e lo smart working. Iniziamo dalla scuola. A due anni dall'introduzione di questa modalità «emergenziale» di insegnamento, gli atteggiamenti dei cittadini sono piuttosto articolati: il 51% ritiene che la dad sia dannosa anche se può essere necessaria in qualche caso, il 15% la stronca senza appello, considerandola sempre dannosa e da evitare assolutamente, mentre uno su quattro (24%) non la reputa affatto dannosa, a condizione che venga ben gestita dalla scuola e dalle famiglie. Tra i genitori che hanno avuto figli in dad negli ultimi mesi si accentua maggiormente l'idea che sia dannosa, sia pure nella consapevolezza che in taluni casi non si possa farne a meno. In generale, i genitori di figli frequentanti la scuola primaria e la secondaria di primo grado sono decisamente più critici rispetto a quelli con figli iscritti alle scuole superiori, basti pensare che tra i primi solo il 9% esclude che l'insegnamento da remoto sia dannoso, contro il 20% tra i secondi e il 35% tra i terzi.

terapia intensiva covid

 

Indubbiamente al di là della complessità della didattica a distanza, nelle valutazioni entrano in gioco anche gli aspetti legati all'accudimento dei figli più piccoli (aspetto decisamente critico nei casi in cui entrambi i genitori abbiano un'occupazione) e al necessario supporto nella preparazione dei compiti e nell'attività di studio. In realtà il danno determinato dalla dad per il 36% riguarderebbe sia i processi di apprendimento sia la socializzazione dei bambini e dei ragazzi (percentuale che sale al 54% tra i genitori con figli iscritti alla scuola primaria), il 16% mette l'accento solo sui problemi di socializzazione e il 12% solo su quelli di apprendimento.

 

Quanto al lavoro da remoto, le opinioni sono ancor meno univoche rispetto a quelle sulla scuola: uno su tre (34%) è del parere che il cosiddetto smart working diminuisca la produttività del lavoratore, un altro terzo (31%) ritiene che non cambi nulla rispetto al lavoro in ufficio e il 20%, al contrario, è convinto che la produttività aumenti. I più critici sono i lavoratori del settore privato (sia impiegati e quadri dirigenti che lavoratori esecutivi, con il 39%), mentre tra i dipendenti pubblici la maggioranza relativa (37%) non ritiene che ci siano cambiamenti di rilievo in termini di produttività.

numero di morti di covid

 

Nelle opinioni degli italiani il calo di produttività è più accentuato tra i lavoratori pubblici (19%) rispetto a quelli del settore privato (3%), mentre l'11% ritiene che il calo riguardi indistintamente pubblico e privato. Sorprende il fatto che anche tra i dipendenti pubblici la risposta prevalente (19%) riguardi proprio il settore a cui appartengono.

 

Dunque, dopo l'iniziale reazione di sollievo registrata nella fase più acuta dell'emergenza sanitaria con l'adozione di modalità di insegnamento e di lavoro a distanza, oggi sono evidenti gli elementi di criticità e il sempre più diffuso desiderio di un ritorno alla normalità, sebbene la preoccupazione per il Covid, ancorché in arretramento, non sia affatto scomparsa.

 

Ma la normalità non sarà un mero ritorno al passato. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma è molto probabile che una volta usciti definitivamente dalla crisi pandemica potranno prevalere, in ambito lavorativo, modalità alternate di partecipazione, con una maggiore attività in presenza, senza tuttavia annullare quelle da remoto che, nonostante le complessità, hanno tuttavia avuto un impatto positivo sul cosiddetto work-life balance ossia l'equilibrio tra vita lavorativa e non. Indietro non si torna.

calcio covid terapia intensiva covid

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…