spaccio cocaina

COCA DELIVERY - A ROMA UNA BANDA DI ALBANESI CONSEGNAVA COCAINA PURISSIMA A DOMICILIO E PRENDEVANO GLI ORDINI VIA WHATSAPP - I TRE SPACCIATORI STAVANO FUGGENDO, CON UN’AUTO NCC, VERSO BARI DOVE AVREBBERO DOVUTO PRENDERE UN AEREO PER L’ABANIA CON 21 MILA EURO IN TASCA MA…

Adelaide Pierucci per “il Messaggero”

 

COCAINA

Bastava inviare la posizione con WhatsApp per avere, in tempi Covid 19, cocaina purissima a domicilio. Droga che proprio per il principio attivo al 96 per cento si poteva rivelare letale, come capitato a luglio a una trentenne romana di Torre Spaccata. È quanto hanno accertato i carabinieri da mesi dietro a una banda di albanesi specializzata in droga express consegnata dietro falsi ordini di “pizza’’ e “panini’’.

 

L’altra notte gli arresti. In manette sono finiti Augustin Perleka, detto Tommy, Paris Ndreca, Erlin Kola, tutti venticinquenni e incensurati. A bordo di un’auto guidata da un Ncc stavano scappando dalla Giustiniana a Bari per raggiungere in aereo l’Albania con 21.000 euro in tasca. Spaccio di sostanze stupefacenti è l’accusa comune, mentre per “Tommy”, mente delle consegne a domicilio, è scattata anche la contestazione di morte come conseguenza di altro reato.

 

cocaina

Era stato lui, secondo la ricostruzione del pm Francesco Minisci, a consegnare il 5 luglio la dose che si è rivelata fatale per Angelica, una trentenne che viveva sola in un appartamento a Torre Spaccata. La giovane, aveva accertato l’autopsia, era stata stroncata dall’assunzione di una dose di cocaina che non le aveva lasciato neanche il tempo di chiedere aiuto. Per un paio di giorni il padre l’aveva chiamata invano.

cocaina 4

 

È proprio dallo smartphone della ragazza che gli investigatori erano risaliti all’ultimo contatto, ossia a Tommy. «Lui vende roba forte, veramente pura. Sono stata troppo male quando l’ho presa ad aprile», aveva scritto tempo prima sul telefonino. I carabinieri hanno accertato che il capobanda aveva un portfolio di almeno cento clienti fissi e romani tra la Giustinianae il Centro. Ieri durante la convalida dei fermi, i tre pusher, assistiti dall’avvocato Marco Casalini, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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