wilma montesi attilio piccioni

COLD CASE ALL'ITALIANA – SETTANT’ANNI FA, IL 18 SETTEMBRE 1954, IL MINISTRO DEMOCRISTIANO ATTILIO PICCIONI SI DIMISE PERCHÉ TRAVOLTO DAL CASO DI WILMA MONTESI, LA 21ENNE IL CUI CADAVERE ERA STATO RITROVATO SULLA SPIAGGIA DI TORVAJANICA OLTRE UN ANNO PRIMA – POCHI GIORNI DOPO VENNE ARRESTATO IL FIGLIO PIERO, ACCUSATO DELL’OMICIDIO (E POI ASSOLTO) – LA PISTA SUI FESTINI DEI VIP ROMANI, L'AUTOPSIA CONTESTATA, IL CORTOCIRCUITO MEDIATICO-POLITICO-GIUDIZIARIO: STORIA DEL PRIMO GRANDE GIALLO DEL DOPOGUERRA

Estratto dell’articolo di Fabrizio Peronaci per www.corriere.it

 

wilma montesi 1

Nella lunga sequenza di sangue e misteri che racconta la Roma più nera, il caso Montesi anticipò temi, suggestioni e italici vizi oggi ancora attuali. Una ragazza 21enne di famiglia semplice, bellissima, trovata morta sulla spiaggia dei romani. Gonna, scarpe e reggicalze spariti. Indizi contraddittori, investigatori in affanno. Sullo sfondo festini sessuali con la partecipazione di personaggi importanti.

 

Anche se tanto tempo è passato, l’affaire Montesi – ambientato a metà degli anni '50, in un'Italia bigotta, misogina e assetata di gossip fino all’isteria – resta il cold case numero 1. Chi fu il responsabile della morte di Wilma? Come credere alla tesi di un malore durante un pediluvio? Quali verità inconfessabili intralciarono le indagini?

 

wilma montesi

Un movente sfuggente. La scena criminis contaminata. Paparazzi scatenati. Testimoni reticenti o in cerca di un palcoscenico. Un cortocircuito mediatico-politico-giudiziario senza precedenti. Dopo Wilma, la narrazione dei grandi delitti è cambiata, intrecciandosi spesso con il racconto del potere, dei suoi abusi e degli intrighi. E a far da spartiacque c’è ancora quel 18 settembre 1954, esattamente settant’anni fa, quando il ministro Attilio Piccioni fu costretto a dimettersi a furor di popolo.

 

Il ritrovamento del corpo sulla spiaggia

A dare l’allarme, la mattina della vigilia di Pasqua, è un operaio che sta facendo colazione in riva al mare. È l’11 aprile 1953, un sabato: sulla spiaggia di Torvajanica viene trovato il corpo senza vita di Wilma Montesi, 21 anni, ragazza romana di modeste origini, figlia di un falegname, che abita con la famiglia in via Tagliamento (quartiere Trieste). La giovane è scomparsa da due giorni. Il corpo è prono, immerso in acqua dalla parte della testa. Parzialmente vestita, gli abiti zuppi. La vittima non indossa scarpe, gonna, calze e reggicalze. Introvabile anche la borsa.

 

Chi era Wilma Montesi? Il cinema e il fidanzato poliziotto

attilio piccioni

Ragazza riservata e gentile, Wilma Montesi ha avuto qualche esperienza nel mondo del cinema (aveva preso parte ad alcuni film come comparsa). Era fidanzata con Angelo, un agente di polizia in servizio a Potenza, e stava preparando il corredo in vista delle nozze, già fissate per il Natale del 1953.

 

Il delitto trova subito grande spazio sui giornali (diventerà il primo grande caso mediatico del dopoguerra). Anche se l’accesso alla camera mortuaria è vietato, un cronista del Messaggero riesce a intrufolarsi e la descrizione della giovane senza vita è talmente precisa che la mattina successiva il padre, Rodolfo Montesi, la riconosce dopo aver letto l’articolo e si presenta alle autorità per il riconoscimento del cadavere.

 

Il pomeriggio della scomparsa: «La Magnani non mi piace»

piero piccioni

Nel pomeriggio del 9 aprile, giorno della scomparsa, la mamma di Wilma l’aveva invitata a uscire con lei e la sorella Wanda per andare al cinema a vedere il film La carrozza d’oro. La ragazza però aveva declinato, dicendo che non amava Anna Magnani e che preferiva fare una passeggiata. Per cena non si era presentata a casa. La madre, nel rientrare dopo il cinema, si era stupita nel trovare sul tavolo i documenti della figlia e un braccialetto di scarso valore, che solitamente indossava, dono del fidanzato. La portiera dichiarò di averla vista uscire attorno alle 17,30.

 

[…]

 

L’autopsia: scivolata in acqua per un malore

wilma montesi 3

Gli esami sul cadavere svolti presso l’Istituto di medicina legale di Roma chiarirono che Wilma era morta per effetto di una «sincope dovuta a un pediluvio» e che poco prima aveva mangiato un gelato. Incrociando tali informazioni con quanto dichiarato dai genitori, secondo i quali la figlia soffriva da giorni di una fastidiosa irritazione ai talloni, si arrivò a una prima ricostruzione: Wilma per alleviare il dolore si era seduta sulla battigia, immergendo i piedi in mare dopo essersi tolta le scarpe e sfilata la gonna. Poco dopo però era stata vittima di un malore, aveva perduto i sensi ed era annegata in pochi centimetri d’acqua.

La prima pagina del Corriere con la notizia delle dimissioni di attilio Piccioni

 

L’autopsia certificò anche che la ragazza era vergine e non aveva subito violenza, circostanza successivamente contestata in quanto, secondo una consulenza, la presenza di sabbia nelle parti intime poteva essere spiegata solo con un tentato stupro. La polizia non aveva dubbi: l’incidente causato dal malore fu considerato più che plausibile e il caso si chiuse. Escluso il suicidio, di cui pure a caldo si parlò, perché Wilma non aveva manifestato alcuna propensione in tal senso.

 

I primi dubbi e la vignetta con il piccione

Per la polizia caso risolto, per la stampa no. I giornali continuarono a pubblicare articoli nei quali si sposava la tesi dell’insabbiamento a favore dei colpevoli, da rintracciare in un giro di potenti dell’epoca. La voce era che Wilma fosse morta nel corso di uno dei tanti festini tenuti da tempo in una villa di Capocotta, ai quali erano soliti partecipare politici e notabili della Democrazia cristiana.

wilma montesi 2

 

Il Merlo, giornale dell’opposizione di destra, pubblicò una vignetta che fece scalpore: un piccione con un reggicalze appeso al becco. Palese il riferimento a Piero Piccioni, pianista e compositore, figlio del ministro degli Esteri Attilio, che aveva fatto ritrovare gli indumenti mancanti della Montesi. Attilio Piccioni era un alto notabile democristiano, in corsa per la successione a De Gasperi.

 

Il coinvolgimento del figlio del ministro

Ad accusare Piero Piccioni, stando al giornale L’attualità, è l’aspirante attrice Adriana Concetta Bisaccia, secondo la quale Wilma Montesi sarebbe morta in una villa non distante dalla spiaggia in cui era stata trovata. La ragazza avrebbe partecipato a un festino caratterizzato dall’abuso di alcol e droghe, organizzato dal marchese Ugo La Montagna. Wilma, morta accidentalmente, sarebbe stata allontanata dalla villa e scaricata in riva al mare, per evitare guai alle personalità che prendevano parte alle serate orgiastiche.

 

croce nella spiaggia di torvaianica per wilma montesi

Già dalla tarda primavera del 1953 le ripercussioni del caso Montesi cominciarono a minare la stabilità del governo. Il presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, a fine luglio non ottenne la fiducia in Parlamento. Si aprì quindi una crisi complicata, che sarebbe stata risolta solo a fine anno con la formazione del governo Fanfani, nel quale Attilio Piccioni venne confermato al ministero degli Esteri.

 

Il «cigno nero» e la riapertura del caso

La pista dei festini, nonostante la pioggia di smentite provenienti dai piani alti della politica, prese corpo. L’ex amante del marchese La Montagna, la giovane contessa Augusta Moneta Caglio, ribattezzata da Camilla Cederna nei suoi resoconti «il cigno nero» per i capelli scurissimi e il collo sproporzionato, mise a verbale dettagli imbarazzanti: nella villa di Capocotta si organizzavano serate hot alle quali Wilma Montesi era presente. La corte d’appello di Roma, in base alle nuove risultanze, nel marzo 1954 riaprì ufficialmente il caso. La contessa Moneta Caglio è morta nel febbraio 2016, a 86 anni […]

 

Le dimissioni del ministro, l’arresto di suo figlio

alida valli

Ormai il giallo Montesi era deflagrato. Il 18 settembre settembre 1954, 70 anni fa, Attilio Piccioni si dimise da ministro degli Esteri e dai suoi incarichi nel partito. Perché? Evidentemente sapeva che qualcosa stava per accadere. Pochi giorni dopo, infatti, il figlio Piero venne arrestato e richiuso a Regina Coeli con l’accusa di omicidio colposo e uso di sostanze stupefacenti.

 

Il processo, Alida Valli testimone, le assoluzioni

Nel 1955, al termine di un’inchiesta che appannò l’immagine della polizia (il questore Saverio Polito fu accusato di aver insabbiato verità scomode), si aprì il processo. A difesa di Piero Piccioni, davanti alla Corte, si presentò la sua fidanzata, Alida Valli. La famosa attrice dichiarò che il figlio del ministro quella notte era con lei. Il verdetto sarà di assoluzione per Piccioni e gli altri imputati, mentre gli accusatori verranno condannati per calunnia.

alida valli ultimo incontroattilio piccioni

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…