pietro maso

COME SI DIVENTA ASSASSINI - PIETRO MASO, A “IO HO UCCISO”, RACCONTA COME ARRIVÒ A MASSACRARE I GENITORI IL 17 APRILE 1991: “NELLA MIA TESTA ERO UGUALE A DON JOHNSON DI “MIAMI VICE”. VOLEVO ESSERE DIVERSO DAGLI ALTRI. MI FACEVO FARE LE GIACCHE DA MIA ZIA, VOLEVO STUPIRE A TUTTI I COSTI, PER AVERE GLI OCCHI ADDOSSO MI METTEVO LE COSE PIÙ VISTOSE. LA PUNTA È STATA QUANDO MI SONO PRESENTATO IN DISCOTECA CON LA TUTA DA SUB, GLI ANFIBI E L’ACCAPPATOIO…”

Renato Franco per www.corriere.it

 

«Io ho ucciso»

PIETRO MASO

«Don Johnson era il mio guru: così bello, così giovane, così pieno di vita, così diverso, così unico. Miami Vice proponeva una visione aperta, mai vista... il fascino di una Ferrari bianca, ecco la personalità». È anche in questo humus televisivo di edonismo travisato e mal compreso che Pietro Maso coltiva la folle, inumana e indicibile impresa per cui tutti lo conoscono. Uccidere i genitori — in modo brutale — per entrare in possesso della loro eredità. Lui è il ragazzo che decise di immolare non solo la sua vita al dio Denaro, l’unico «valore» in grado di fargli provare dei «sentimenti». E fa ancora più impressione sentirlo raccontare dalla sua stessa voce nell’intervista esclusiva che Pietro Maso ha concesso al Nove (Io ho ucciso, giovedì, ore 21.25).

PIETRO MASO

 

L’infanzia in seminario

Era il 17 aprile 1991 quando Maso, allora diciannovenne, nella sua casa di Montecchia di Crosara (Verona) uccise entrambi i genitori. Venne arrestato due giorni dopo e poi condannato definitivamente a 30 anni di carcere. Dopo averne trascorsi 22 da detenuto, è stato rimesso in libertà nel 2015. Maso, abbronzato, camicia aperta e jeans, ripercorre la sua vita. Da ragazzino passò un anno in seminario ma poi tornò a casa dei genitori («Fu la mia prima grande sconfitta: lì mi sentivo accettato»). Il calore: è quello che — sostiene lui — mancava tra le mura domestiche: «A tavola non si parlava mai di noi, non ho mai sentito parole di affetto, così mi adeguai allo stile di vita». Un’indifferenza agli altri che in lui diventa vuoto cosmico e amorale.

PIETRO MASO

 

Il mito fatuo di Don Johnson

Lì ha modo di attecchire il mito fatuo di Miami Vice e Don Johnson: «Nella mia testa ero uguale a lui perché io volevo essere diverso dagli altri, volevo una marcia in più. Mi facevo fare le giacche da mia zia, volevo stupire a tutti i costi, per avere gli occhi addosso mi mettevo le cose più vistose. La punta è stata quando mi sono presentato in discoteca con la tuta da sub, gli anfibi e l’accappatoio».

 

PIETRO MASO

Fino al piano folle e delirante: «Il mio entusiasmo è stata la mia autodistruzione. Mi son detto: faccio qualcosa che gli altri non potranno mai fare, uccidere i miei genitori». Dietro c’era il continuo incessante bisogno di soldi, perché conduceva una vita al di sopra delle sue possibilità arrivando a inscenare la teatrale spacconata delle banconote da 100mila lire usate per accendersi le sigarette. «Avevo bisogno di avere il portafoglio pieno... E quando non c’è più legame, si uccidono i genitori». Il buio è dentro di lui, una notte a cui non segue mai il giorno: «Non ero mai soddisfatto, mai contento. Ridevo ma ero morto. Maso ha soffocato e fatto sparire Pietro. Ero un morto che camminava».

 

Il folle piano

PIETRO MASO

Così mette in piedi il suo piano: uccidere prima i genitori, poi le due sorelle, quindi due dei tre amici-complici che era riuscito a convincere ad aiutarlo. Il progetto assassino passa attraverso diverse idee: assoldare un killer, usare del veleno per topi, far esplodere la casa, uccidere prima solo la madre in macchina. Alla fine arriva la sera del 17 aprile. «Ci siamo caricati con la canzone di Phil Collins in Miami Vice. Avevamo indossato delle maschere da diavolo. Tutti tranne me: io la maschera ce l’aveo già». È una mattanza orrenda. I quattro killer improvvisati colpiscono i genitori di Maso con spranghe e padelle, a calci, cercano di soffocarli: «Alla fine c’era un silenzio e un odore di sangue spaventoso».

 

Un racconto di un’ora e mezza che è un pugno nello stomaco, che pone domande senza risposte — perché le risposte non le possiamo accettare — con il contributo di Raffaella Regoli, autrice dell’unica biografia autorizzata di Pietro Maso, della psicologa Vera Slepoj («ci sono soggetti che non guariscono»), del giornalista Gian Antonio Stella, e le testimonianze e il contrappunto di magistrati, avvocati e testimoni dell’epoca.

 

La ricaduta e il Papa

PIETRO MASO

Ventidue anni dopo Maso è fuori: «Ma chi prende Pietro Maso a lavorare?», si chiede. Così il tunnel della droga (cocaina) lo conduce direttamente in clinica a disintossicarsi. Le sorelle lo avevano perdonato, ma dopo questa nuova caduta — e le intercettazioni in cui minacciava di «finire il lavoro di 25 anni fa» — i rapporti si sono nuovamente interrotti. Maso rivela anche di aver ricevuto una telefonata da papa Francesco a cui aveva scritto per chiedere perdono a Dio: «Non ci potevo credere. Mi ha anche chiesto di pregare per lui. Lui, il Papa, che chiedeva a me di pregare per lui. Io, che sono l’ultimo, il maledetto, l’assassino, il mostro». Inquietante e disturbante come la storia di Joker, con la differenza che questa è vera.

 

 

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI...

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…