molnupiravir paxlovid

COSA ASPETTA L'AIFA PER AUTORIZZARE LA VENDITA IN FARMACIA DEI FARMACI ANTIVIRALI E DEI MONOCLONALI CONTRO IL COVID? - IL PRESIDENTE DELL'ORDINE DEI MEDICI, FILIPPO ANELLI: "SI E' MESSO SU UN SISTEMA TROPPO BUROCRATICO PER TERAPIE CHE VANNO SOMMINISTRATE ENTRO 5 GIORNI DALLA COMMPARSA DEI SINTOMI E SEMPRE CHE LA MALATTIA NON EVOLVA VERSO FORME PIU' SEVERE, PERCHE' ANCHE IN QUESTO CASO DIVENTANO INUTILI"

Paolo Russo per "La stampa"
 

terapia monoclonali

Saremo anche ai titoli di coda ma di Covid si muore ancora e tanto. In 12 mila non ce l'hanno fatta da Natale a oggi e il 70% delle vittime era vaccinata. Solo che, a causa dell'età avanzata o di malattie che comunque minano il sistema immunitario, il virus è riuscito comunque ad avere la meglio. Sono i quattro milioni di super fragili che potrebbero essere protetti con i nuovi antivirali e i monoclonali. Peccato però che per accedervi, denunciano i medici, sia una corsa a ostacoli.
 

monoclonali

«Si è messo su un sistema troppo complesso e burocratico per terapie che vanno somministrate al massimo entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi e sempre che la malattia non evolva verso forme più severe, perché anche in questo caso diventano inutili», spiega Filippo Anelli, presidente dell'Ordine nazionale dei medici.
 
Protezione in più per i fragili Prendiamo i monoclonali, che sono particolarmente indicati per i soggetti immunodepressi. Da novembre al 2 febbraio, ultimo dato reso disponibile da Aifa, ne sono stati prescritti soltanto 44.232. E in modo molto difforme, perché se il Veneto ha fatto il 17,5% delle infusioni e il Lazio il 14,8%, la più popolosa Lombardia non è andata oltre il 7,5% e la Sicilia si è fermata al 4,9%.
 

cura monoclonali

Parliamo di una terapia che viene somministrata per flebo negli ospedali ai pazienti di età superiore a 12 anni, non ospedalizzati, con sintomi lievi o moderati e in presenza di almeno un fattore di rischio di sviluppare forme gravi di malattia o di morte. «Molti anziani non autosufficienti, più esposti al rischio Covid, non hanno avuto la possibilità di accedere a queste terapie che si potrebbero fare a domicilio se gli ospedali non fossero stati oberati di così tanto lavoro», spiega Anelli.
 

anticorpi monoclonali

Ma secondo il direttore dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, con i monoclonali si può fare di più. «Possono essere utilizzati in profilassi, ossia per prevenire forme severe di malattia nelle persone immunodepresse, alle quali andrebbero somministrati prima che diventino positive. Qui lo abbiano fatto con ottimi risultati».
 
Ma nella stragrande maggioranza dei casi dai monoclonali sono rimasti tagliati fuori anche i contagiati con profilo di rischio alto, perché Omicron ha fatto selezione e a oggi un solo monoclonale funziona contro la variante arrivata oramai al 99% in Italia e le dosi disponibili sono poche di fronte alla domanda.
 

filippo anelli

«Siano disponibili in farmacia» La storia rischia ora di ripetersi con i nuovi antivirali. Che come i monoclonali costano tanto, mille euro i primi e 700 i secondi, se non fosse che una sola giornata di ricovero evitata vale mille euro, tremila se in terapia intensiva. Il Paxlovid in particolare, la nuova pillola della Pfizer, promette di prevenire nel 90% dei casi il ricovero.
 
Questa volta di trattamenti l'Italia ne ha acquistati un bel po'. Sono 600 mila le confezioni che con 2 pillole al giorno per 5 giorni garantiscono anche qui nella gran parte dei casi di non finire in ospedale o di morire. Per ora il Commissario ne ha distribuite 11.899, ma a stretto giro arriveranno le altre. Nonostante basti un bicchiere d'acqua per mandarle giù, bisogna però passare anche in questo caso per l'ospedale.
 

paxlovid

Cinque giorni di tempo E qui comincia una nuova corsa a ostacoli. Anche gli antivirali sono efficaci se assunti entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi da pazienti «non trattati con ossigenoterapia». «Per questo dovrebbero essere prescritti rapidamente e questa rapidità la garantiscono solo il medico di famiglia e la farmacia, mentre in Italia il primo non può prescriverli e le seconde non li hanno proprio», denuncia il virologo Francesco Broccolo, dell'Università Bicocca di Milano.
 

paxlovid molnupiravir

Passando obbligatoriamente per l'ospedale i tempi si allungano. «Ci vogliono circa due giorni prima che il paziente abbia la risposta dal tampone, dopodiché deve rivolgersi al medico di base e questo a sua volta deve mettersi in contatto con il reparto di malattie infettive dell'ospedale, dove il farmaco può essere prescritto e somministrato».
 
Il rischio, osserva il professore, è «perdere tempo e non riuscire a somministrare la terapia. Ed è anche un sistema discriminatorio, se pensiamo alle periferie e a tutti i centri delocalizzati che non possono accedere in tempi rapidi a un reparto ospedaliero di malattie infettive».
 

Francesco Vaia DELLO SPALLANZANI 2

«Avevamo già segnalato all'Aifa la necessità di autorizzare la vendita in farmacia e la prescrizione da parte dei medici di famiglia», sottolinea a sua volta Anelli. Richiesta rilanciata ieri da Vaia e dal presidente dell'Aifa Giorgio Palù in un seminario di esperti allo Spallanzani. Dove pazienti trattati con la nuova pillola hanno vista abbattersi la carica virale da 90 a 1,5. 

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI