xi jinping vladimir putin palazzo di vetro onu

IL DIRITTO INTERNAZIONALE È DIVENTATO UNA BARZELLETTA: PUTIN E XI JINPING FANNO IL LORO PORCO COMODO E AL PALAZZO DI VETRO SI CAZZEGGIA - LA CREDIBILITÀ DELL'ONU È SOTTO ZERO: ORMAI IN MANO AL SUD GLOBALE, LE NAZIONI UNITE BLANDISCONO I DITTATORI, COLLABORANO CON I TERRORISTI (VEDI L'UNRWA A GAZA) E LE DECISIONI VENGONO BLOCCATE DAI VETI - LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE, CON LA RICHIESTA DELL'ARRESTO PER NETANYAHU, HA FATTO UN ASSIST A "BIBI": LA SOCIETÀ ISRAELIANA SI È RICOMPATTATA (E QUINDI ANCHE LA PACE È MENO VICINA) – LA STORIA LO INSEGNA: IN GUERRA, SI USA LA DIPLOMAZIA. SOLO DOPO È IL TURNO DEI TRIBUNALI...

1 - VERSO UN MONDO «FUORILEGGE»?

Estratto dell’articolo di Danilo Taino per il “Corriere della Sera”

 

KARIM KHAN - CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Anche il Diritto internazionale è ormai vittima delle guerre. Il conflitto che si è aperto attorno alla Corte Penale Internazionale — dopo che il suo procuratore, Karim Khan, ha chiesto l’arresto del premier e del ministro della Difesa israeliani Netanyahu e Gallant oltre che di alcuni leader di Hamas — è l’ultimo caso.

 

Ma la tensione è generale. Le regole che cercano di dare una base giuridica ai rapporti tra le Nazioni possono sembrare lontane ma evitano che il mondo si trasformi in un’arena di bullismi e di aggressioni.

 

IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL ONU

[…] La Casa Bianca e il Congresso americano stanno studiando l’eventualità di sanzioni contro la Corte. La quale, rischia di essere delegittimata per il caso specifico e per quelli futuri.

 

L’altra Corte con sede all’Aja, quella Internazionale di Giustizia, è di fronte all’accusa di genocidio portata dal Sud Africa contro Israele: anche qui, scontri in vista. La maggiore rottura delle regole è naturalmente la guerra di conquista territoriale scatenata dalla Russia contro l’Ucraina: non si cambiano le frontiere con gli eserciti.

 

XI JINPING ABBRACCIA VLADIMIR PUTIN

Una crisi di credibilità la stanno vivendo, d’altra parte, le Nazioni Unite.  In un periodo di scontri crescenti tra potenze, il suo Consiglio di Sicurezza — dove Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia hanno diritto di veto — è paralizzato. E una riforma dell’Onu è fuori questione: nessun accordo è al momento immaginabile.

 

Le stesse agenzie delle Nazioni Unite sono sempre meno credibili. Per parte sua, la Cina non rispetta gli arbitrati a lei sfavorevoli sui confini marittimi nel Mare Cinese Meridionale. L’Organizzazione Mondiale per il Commercio (Wto), che dovrebbe regolare i contenziosi sugli scambi globali, è di fatto bloccata e non funziona da anni. In tempi aggressivi, anche il Diritto vacilla. C’è da preoccuparsi.

 

2 - SE LA PACE NON SI FA ALLA PROCURA DELL’AJA

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”

unrwa a gaza 2

 

I mandati di arresto richiesti dal Procuratore Capo del Tribunale penale internazionale fanno bene alle coscienze. Fanno malissimo alla pace. L'allontanano. Karim Ahmad Khan intende applicare il «diritto umanitario internazionale», violato dai leader di Hamas per «crimini contro l'umanità» il 7 ottobre e dal primo ministro e dal ministro della Difesa israeliani per «privazione sistematica dei mezzi per la sopravvivenza» della popolazione di Gaza.

 

Nel bel mezzo della guerra contro un movimento terroristico e della durissima crisi umanitaria della Striscia non contano le intenzioni; contano gli effetti che hanno.

Il principale è stato di allentare la pressione, interna ed esterna, su Benjamin Netanyahu per fermare l'operazione militare contro Rafah e per offrire una soluzione politica al futuro di Gaza e della Palestina.

 

yoav gallant benjamin netanyahu

Khan ha così gettato al primo ministro israeliano una ciambella di salvataggio che gli permette, una volta di più, di rimanere in sella a Gerusalemme, di tener testa alle richieste americane e di continuare «l'assedio totale a Gaza», motivazione della richiesta di mandato d'arresto. Bibi era alle strette. Sempre più impopolare, fronteggiava l'ultimatum di Benny Gantz e dello stesso ministro della Difesa, Yoav Gallant, per presentare entro l'8 giugno un piano per Gaza nel dopoguerra. Da Washington piovevano le critiche per l'invasione di Rafah.

 

La musica è di colpo cambiata. Joe Biden è immediatamente passato a censurare l'operato della Cpi. In Israele oppositori e critici hanno fatto quadrato intorno al governo, sdegnati soprattutto per "l'intollerabile equazione" con Hamas. Questa solidarietà non durerà a lungo ma intanto Netanyahu tira avanti.

 

I PAESI FINANZIATORI DELL UNRWA

[…] Karim Khan non ha colpa di queste conseguenze […]. Il suo mestiere che è di far rispettare il diritto internazionale. Molti giuristi ritengono ineccepibile il suo operato. Il conflitto fra buone intenzioni giuridiche e pessimi effetti pratici nasce a monte. Nasce dall'entrata a gamba tesa del diritto sul terreno ancora instabile della politica e della diplomazia. Tocca a loro trovare una via d'uscita alla crisi costata la vita agli israeliani massacrati da Hamas e di cui stanno facendo le spese i due milioni di palestinesi delle Striscia.

 

Il diritto deve fare un passo indietro e aspettare. Altrimenti diventa un ostacolo alla pace. […]  Il turno dei tribunali viene dopo le guerre. Durante le guerre tocca alla diplomazia. Senza bisogno di risalire a Norimberga, che favorì l'incredibile catarsi tedesca post-bellica, i processi chiave del Tribunale per l'ex-Jugoslavia si sono tenuti solo dopo i negoziati politici.

 

MILOSEVIC

Prima venne Dayton, poi l'Aja. In "Come mettere fine a una guerra" Richard Holbrooke non fa mistero di aver trattato con gli stessi personaggi che poi finirono sul banco degli imputati: Slobodan Miloševic, Radovan Karadzic, Ratko Mladic. La pace costa strette di mano ostiche. Ricordiamo bene quella, sofferta, di Yitzhak Rabin a Yasser Arafat nei giardini della Casa Bianca. Questa è diplomazia. Il diritto è una cosa diversa.

 

[…] diplomazia e diritto internazionale […] Vanno tenuti separati. Un mandato d'arresto contro un leader in esercizio delle sue funzioni crea il paradosso di ostacolare il dialogo quand'anche se ne creino le condizioni politiche. Immaginiamo una conferenza di pace sulla crisi ucraina. Improbabile ma certamente auspicabile. […] Con la partecipazione di Vladimir Putin. Altrimenti con chi parlarne? Cosa dovrebbero fare austriaci, svizzeri o finlandesi, arrestarlo perché colpito da mandato di cattura […]? O pensiamo a una conferenza di pace sul Medio Oriente a Roma, che forse non dispiacerebbe al governo italiano.  Cosa fare con Benjamin Netanyahu, se i giudici dell'Aja accolgono la richiesta del procuratore capo? Quando ci si siede a un tavolo per negoziare il meglio giuridico è nemico del bene diplomatico.

ACHILLE LAURO ALLE NAZIONI UNITE 5VLADIMIR PUTIN COME SLOBODAN MILOSEVIC XI JINPING ABBRACCIA VLADIMIR PUTINNETANYAHU GALLANT benjamin netanyahu yoav gallant benny gantz vladimir putin e xi jinping a pechino

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?