luigi oste massimo melis

DRAMMA DELLA GELOSIA - PRESO L'UOMO CHE SPARÒ E UCCISE MASSIMO MELIS SOTTO CASA DELLA EX A TORINO. SI TRATTA DI LUIGI OSTE, 62 ANNI E UNA SERIE DI PRECEDENTI PENALI. SI ERA INVAGHITO DELLA EX DI MELIS. LA VITTIMA L’AVREBBE INVITATO A DESISTERE: “LASCIALA STARE, LEI NON TI VUOLE”. QUESTA FRASE PRONUNCIATA DA MASSIMO LO AVREBBE FATTO INFURIARE VISTO CHE NEGLI ULTIMI TEMPI SI ERA FATTO SEMPRE PIU’ INSISTENTE CON LA DONNA…

FEDERICA CRAVERO per la Repubblica

 

massimo melis 2

C'è un uomo in carcere per l'esecuzione di Massimo Melis, l'ambulanziere della Croce verde ucciso domenica sera con un colpo di pistola alla tempia e trovato cadavere nella sua auto solo lunedì pomeriggio dall'amica che aveva accompagnato a casa, nel popolare quartiere di Barriera di Milano.

 

Sembrava un giallo inspiegabile. Dalla vita della vittima, descritta da tutti come specchiata, pareva difficile cavare un movente per un delitto. La svolta è arrivata l'altra sera quando, dopo cinque giorni di indagini senza sosta, gli investigatori della Squadra mobile di Torino hanno raccolto una quantità di elementi sufficienti per arrestare il primo sospettato e per confermare il movente passionale del delitto. «Lasciala stare, lei non ti vuole».

 

Potrebbe essere stata questa la frase pronunciata da Massimo che ha fatto infuriare Luigi Oste, 62 anni e una serie di precedenti penali, da furti a spaccio di droga, lesioni e resistenza, fino a segnare la condanna a morte di Melis. Il fermo del sospettato è arrivato poche ore prima dei funerali di Melis, a cui hanno partecipato centinaia di colleghi nella divisa arancione.

luigi oste massimo melis

 

Difeso dall'avvocato Salvo Lo Greco, Oste non ha risposto alle domande degli investigatori e stamattina si presenterà davanti al gip per l'udienza di convalida. «Contro di lui non ci sono prove, solo indizi», mette in chiaro il legale del fermato. Pur senza una confessione, gli investigatori coordinati dalla pm Chiara Canepa, sono convinti che sia lui il killer.

 

Titolare di una partita iva come impresario edile, ma di fatto barista, a pochi passi da dove vive e lavora Patrizia, la ragazza di cui si era invaghito, barista anche lei. E amica di lunga data della vittima, con cui era stata fidanzata anni fa. Oste, da tutti conosciuto come Gino, dopo un divorzio e la morte della nuova compagna un anno fa, si era forse illuso di poter avere una storia d'amore con la donna, di vent' anni più giovane. Nonostante i rifiuti, si era fatto più insistente.

patrizia cataldo

 

Più volte al giorno usciva dal suo bar e andava davanti alle vetrine di quello vicino per controllare se Patrizia fosse dietro al bancone o si spingeva pochi passi più in là fin sotto casa. «Negli ultimi mesi era cambiato - dicono nel quartiere - Prima lo vedevamo andare ogni giorno al cimitero a trovare la moglie, ora era agitato, strano. Ma non immaginavamo che potesse essersi invaghito di Patrizia e tanto meno che potesse essere lui l'assassino».

 

Mai aggressivo, ma inquietante. Lei non aveva voluto denunciarlo per stalking, ma aveva chiesto a Massimo di starle vicino. «Mi sono fidanzata», si sarebbe inventata a un certo punto, pensando di allontanare Oste. Invece il barista deve aver pensato che quel fidanzato esistesse e che fosse Massimo Melis.

 

massimo melis

Deve averli visti rientrare a casa di lei, lui con le borse della spesa. E ha voluto eliminare quell'uomo che riteneva un ostacolo alla realizzazione del suo progetto. Nei primi giorni di indagine sono stati sentiti numerosi testimoni e hanno dato una serie di informazioni che, messe in fila, hanno scritto la sceneggiatura degli ultimi giorni di vita di Massimo, di Gino e di Patrizia, la donna che è la chiave di tutto. Il resto lo hanno fornito i tabulati telefonici, le chat e le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che non riprendono direttamente la scena del crimine ma i dintorni. I punti da chiarire, in ogni caso, sono ancora molti. A partire dall'arma del delitto, un revolver calibro 38, che non si trova. Per questo le indagini continuano per trasformare gli indizi in prove.

luigi osteOMICIDIO MASSIMO MELIS VIA GOTTARDO omicidio massimo melis a torino massimo melis 3omicidio di massimo melis a torino massimo melis

 

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