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ESCOMAR ENTRA IN CELLA - PORTATO IN CARCERE A MILANO IL 22ENNE TRAPPER ITALO-MAROCCHINO CONDANNATO A SETTE ANNI PER RAPINE A MONZA E NEI DINTORNI: A OTTOBRE AVEVA ANCHE FATTO INCAZZARE IL PREFETTO DI LECCO PER UN ASSEMBRAMENTO ALLA FACCIA DEL COVID, IN OCCASIONE DI UN SUO VIDEO - ERA CONSAPEVOLE DI POTER FINIRE IN PRIGIONE, VISTO CHE PER FARE IL FIGO CANTAVA: "LEI SA CHE RISCHIO IL GABBIO" - SULLE PIATTAFORME DI MUSICA HA OLTRE 360 MILA FOLLOWER… - VIDEO

 

Pierpaolo Lio per il "Corriere della Sera - Edizione Milano"

 

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Il suo nome era stato sparato fuori dalla bolla di Spotify e social vari agli inizi di ottobre: un suo messaggio lanciato via web ai fan aveva calamitato in poche ore centinaia di ragazzini a Calolziocorte per girare un video lungo le sponde dell'Adda, in violazione delle norme anti Covid, cosa che aveva scatenato l'ira del prefetto di Lecco.

 

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A Capodanno, «Escomar», nickname di Omar Bayouda, 22enne trapper italo-marocchino residente nel Comasco, è stato prelevato dagli agenti delle Volanti di Milano da una stanza di un bed and breakfast del centro, in via Chiossetto, dove aveva deciso di passare il primo dell'anno, ed è stato trasferito al carcere di Opera.

 

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Su di lui pesa una sentenza emessa lo scorso dicembre dalla corte d'Appello di Milano: un cumulo pene di sette anni e due mesi per una serie di vecchie rapine compiute da minorenne tra Monza e dintorni e resistenza a pubblico ufficiale.

 

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Un'eventualità che il giovane trapper aveva messo in conto, ascoltando i testi di alcune delle sue canzoni che gli hanno fatto conquistare oltre 360 mila follower sulle piattaforme di musica in streaming: «Lei sa che rischio il gabbio», canta in quello che ad oggi è il suo successo, «Puta», mentre un'altra canzone l'ha dedicata a Bassone, la casa circondariale di Como, da cui la telecamera lo riprende mentre esce dall'istituto varcando il pesante cancello.

 

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Per il suo ultimo video, ai primi di ottobre, aveva scelto invece il comune Lecchese, già teatro in due occasioni delle burrascose riprese con torce, fumogeni, fucili e kalashnikov del suo amico Baby Gang, nome d'arte del 20enne Zaccaria Mohuib, uno dei nomi più famosi della nuova scena musicale emergente, con un passato segnato da risse, rapine, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e minacce.

 

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Nell'ultimo anno gli episodi che hanno visto protagonisti i trapper sono stati numerosi. A partire dalla maxi sassaiola contro le forze dell'ordine andata in scena ad aprile dell'anno scorso nel quartiere di San Siro durante le riprese del video di Neima Ezza, denunciato insieme al «collega» Baby Gang.

 

Pochi mesi dopo, a luglio, è una violenta rissa fuori dalla discoteca Old Fashion, scatenata dal rifiuto della sicurezza a far entrare i giovani nel locale, a costare un «daspo» di due anni a Rondo da Sosa, all'anagrafe Mattia Barbieri, e di nuovo a Baby Gang.

 

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In quell'occasione era presente anche il trapper Simba La Rue, nome d'arte del 19enne italo-tunisino Mohamed Lamine Saida, anche lui in seguito raggiunto dal divieto di avvicinarsi a bar e locali notturni milanesi.

 

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Negli ultimi mesi Baby Gang ha poi raccolto altre due «espulsioni»: sono off limits per lui anche la Riviera romagnola, a causa dei disordini seguiti all'annullamento di una sua esibizione, e la città di Lecco, proprio per gli assembramenti registrati sui «set» improvvisati dei suoi video.

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