coronavirus italia ospedale terapia intensiva

FINCHÉ COVID NON CI SEPARI – UNA COPPIA DI 50ENNI NON VACCINATA DI PADOVA SONO RICOVERATO IN RIANIMAZIONE DOPO AVER CONTRATTO IL COVID: I DUE SONO ARRIVATI IN CONDIZIOMNI CRITICHE IN OSPEDALE E, DOPO QUALCHE GIORNO IN STANZE SEPARATE, SONO STATI SPOSTATI IN UN BOX COVID, UNA STANZA ISOLATA DI QUARANTA METRI QUADRATI DOVE LOTTANO TRA LA VITA E LA MORTE – NON È CHIARO SE I DUE SIANO DEI CONVINTI NO VAX O SE…

Gabriele Pipia per “Il Messaggero”

 

TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS

Una stanza isolata di quaranta metri quadri. Un Box Covid, come viene chiamato in gergo da medici e infermieri che ogni giorno lavorano in trincea. Qui, in due letti uno accanto all'altro, da dieci giorni lottano contro la morte un uomo e una donna. Sono arrivati in Terapia intensiva a distanza di poche ore e sono stati ricoverati nella stessa stanza.

CORONAVIRUS - TERAPIA INTENSIVA

 

Già, perché questi due pazienti cinquantenni, originari dell'Est Europa, sono marito e moglie. Entrambi non vaccinati, sono stati colpiti dal virus e ora sono intubati in gravissime condizioni. Il loro è il primo caso per l'ospedale di Padova di una coppia di coniugi ricoverata nello stesso momento.

 

Covid, marito e moglie in rianimazione

CORONAVIRUS - TERAPIA INTENSIVA

Si sono presentati in via Giustiniani con gravi problemi respiratori: nemmeno il tempo di passare per il Pronto soccorso e per i reparti ordinari e si sono subito ritrovati in Terapia intensiva. All'inizio, ricoverati in due stanze separate, si facevano forza a distanza parlandosi al telefono. Poi, negli ultimi giorni, sono stati uniti nello stesso box. Entrambi avevano scelto di non vaccinarsi. Paura del siero oppure precisa scelta dettata da motivi scientifici o ideologici?

Terapia intensiva 3

 

La speranza dei medici è che marito e moglie possano presto spiegarlo e, soprattutto, possano cambiare idea. Intanto sono qui, in una stanza con una grande vetrata trasparente dove accanto ai letti troviamo due monitor, due respiratori e due computer per l'inserimento dei dati medici. E poi le pompe infusionali, il macchinario per la dialisi, le bombole di ossido nitrico per tenere sotto controllo la circolazione del sangue e molte altre funzioni vitali. Sul tavolo ecco le siringhe, gli aghi, le cannule e tutto quello che può servire in questo lungo calvario ancora senza certezze.

Terapia intensiva 2

 

Quello di marito e moglie è il caso più eclatante che si registra in una città dove negli ultimi giorni i ricoveri hanno subito una nuova preoccupante impennata. Nei due poli dell'Azienda ospedaliera (Giustinianeo e Sant'Antonio) i pazienti Covid in cura sono 41 e l'aumento è evidente. Venerdì erano 38, giovedì 33, due settimane fa 31. Un mese fa la curva aveva iniziato a calare ma ora sta salendo di nuovo. Di questi 41 ricoverati, 10 sono in Terapia intensiva: la metà è non vaccinata, gli altri sono vaccinati anziani o comunque colpiti da gravi patologie pregresse.

TERAPIA INTENSIVA

 

A tenere sotto controllo i pazienti più gravi sono quattro dottoresse sedute al grande bancone centrale della Rianimazione. Alle loro spalle ci sono i monitor che registrano le funzioni vitali e fanno scattare ogni campanello d'allarme. È questa la grande regia coordinata dal dottor Ivo Tiberio, primario nominato a gennaio 2020, un mese prima che si scatenasse l'inferno. Dall'inizio dell'emergenza ad oggi i pazienti gravi presi in cura sono stati 375 e il tasso di mortalità è sotto il 14%.

 

coronavirus terapia intensiva 1

«Ma da luglio ad oggi non abbiamo avuto alcun decesso - spiega il primario -. Ce la stiamo davvero mettendo tutta anche se la contrapposizione con certe scene a cui assistiamo fuori dall'ospedale è davvero pesante. Mi è capitato di imbattermi nelle manifestazioni del sabato pomeriggio e c'è perfino chi ha messo in discussione l'evidenzia che io nel mio reparto abbia pazienti ricoverati a causa del virus. Quando un No Vax passa qui dentro, però, spesso capisce e si pente».

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