milano baggio omicidio suicidio abdul hai zamir uddin

FRATELLI E COLTELLI – OMICIDIO SUICIDIO A BAGGIO, NELLA PERIFERIA DI MILANO: UN 41ENNE BENGALESE UCCIDE A COLTELLATE IL FRATELLO E POI SI IMPICCA AL BALCONE DI CASA – ZAMIR UDDIN, 38 ANNI, E ABDUL HAI, 41, LITIGAVANO SPESSO PER LO STILE DI VITA "DISSOLUTO" DEL PIÙ GIOVANE, CHE IN UN IMPETO DI RABBIA HA MASSACRATO IL CORPO DEL FRATELLO E POI… – VIDEO

 

 

 

Federico Berni per il “Corriere della Sera”

 

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Il corpo di Zamir Uddin, 38 anni, pende immobile dal balcone, visibile in piena mattina dagli inquilini dei palazzi che sovrastano la piccola casa al numero 11 di via Valle Anzasca, a Baggio. Sotto la maglietta bianca, sporcata da un' evidente chiazza di sangue sul petto, indossa una specie di pareo fino alle caviglie. All' interno del modesto bilocale del primo piano, nascosto alla vista inorridita dei passanti, c' è un altro cadavere.

 

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È quello di Abdul Hai, 41, fratello maggiore del primo, straziato dalle coltellate. La polizia non ha dubbi: quello tra i due immigrati bengalesi è stato un omicidio-suicidio, maturato in un impeto di rabbia da parte del più giovane, che poi ha deciso di farla finita.

 

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Difficile, per gli inquirenti, ricostruire i motivi. Ma i connazionali dei due parlano di un rapporto difficile in famiglia, dovuto essenzialmente alle intemperanze e agli eccessi nello stile di vita del giovane, e agli sforzi quasi paterni del maggiore (per quanto non ci sia una grande differenza di età) per fargli mettere la testa a posto. L' ultima lite è finita nel peggiore dei modi.

 

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La polizia interviene ieri mattina verso le 10, dopo la chiamata di un cittadino residente in un condominio di via Bagarotti, le cui finestre affacciano su via Valle Anzasca. Sul posto accorrono le Volanti della questura, che vedono l' uomo impiccato alla ringhiera del balcone dove, in una fioriera, trovano un coltello insanguinato. Il sopralluogo all' interno dell' appartamento porta alla scoperta dell' altra vittima, con evidenti ferite da arma da taglio su tutto il corpo, immerso in una pozza di sangue.

 

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Le stanze (piccolo soggiorno con cucina e camera da letto), sono completamente a soqquadro. Non è difficile capire che c' è stata una lite violenta. Gli inquirenti attendono ora le relazioni dei medici legali, e l' esito dell' autopsia, per cercare di inquadrare, per esempio, l' ora del decesso. Il caso, però, è già praticamente chiuso a poche ore dalla scoperta della scena del delitto.

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Quasi nessuno, tra i vicini di casa, conosceva i due stranieri. Alcuni, però, sentivano liti frequenti. Jahan K. arriva sul posto nel primo pomeriggio. Conosceva bene Abdul Hai, il maggiore. Per lui, ha solo parole buone: «Era un lavoratore, faceva le bancarelle al mercato, vendeva abbigliamento. Una persona perbene, seria, mai un problema con nessuno, era un buon musulmano, pregava e lavorava».

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I toni cambiano, quando il pensiero va a Zamir: «Una testa calda, beveva, si ubriacava, poi si metteva a litigare, ogni tanto fumava hashish, non riusciva a tenersi un lavoro più di una settimana, perché non rispettava gli orari».

 

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Un comportamento che avrebbe allontanano altri coinquilini da via Valle Anzasca. Sembra che Abdul invitasse energicamente Zamir («gli voleva comunque un gran bene») a trovarsi un' occupazione, a mettersi a posto, tra le difficoltà crescenti di spese e affitto. Le tensioni, peraltro, erano aumentate dopo un lutto famigliare avvenuto a febbraio, quando un terzo fratello 40enne (un altro ancora vive in Inghilterra) è morto, investito da un' auto mentre pedalava in bicicletta a Sesto San Giovanni.

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