coronavirus ospedale tenda medici

FUORI IL RENDICONTO - SONO STATI DONATI 815 MILIONI PER L’EMERGENZA COVID MA COME SONO STATI SPESI? ALCUNI FONDI SONO VINCOLATI A UNO SPECIFICO UTILIZZO, ALTRI SONO “LIBERI”. DI QUESTI OLTRE 71 MILIONI NON SONO STATI IMPIEGATI - IL DECRETO CURA ITALIA, TRASFORMATO IN LEGGE, IMPONE DI TENERE QUEI SOLDI SEPARATI DAL BILANCIO REGIONALE, E DI NON USARLI PER FINI DIVERSI DALL'EMERGENZA COVID. LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI SONO OBBLIGATE A DARE CONTO DI OGNI EURO SPESO MA…

Domenico Affinito e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

MILENA GABANELLI

Da quei terribili giorni di inizio marzo, quando gli ospedali delle Regioni più colpite del Nord hanno cominciato a riempirsi di malati Covid, e scattava in tutto il Paese il lockdown, è immediatamente partita una campagna istituzionale rivolta a tutti i cittadini: «Aiutate il Servizio Sanitario Nazionale». Contemporaneamente lo hanno fatto le Regioni: la prima a partire è stata l' Emilia Romagna, poi la Lombardia, il Veneto e a seguire tutte le altre. Per decreto, tutte le pubbliche amministrazioni beneficiarie dovevano aprire un conto corrente dedicato, garantendo la completa tracciabilità, e pubblicare sul proprio sito le destinazioni delle liberalità entro la fine dell'emergenza.

 

Prima fissata al 20 luglio, poi spostata al 15 ottobre, e pochi giorni fa prolungata a fine dicembre. I cittadini hanno risposto in massa e con generosità. Dunque quanto è stato raccolto, e come è stato fin qui speso?

coronavirus lombardia

 

La cifra raccolta in tutta Italia, che Dataroom ha ricostruito, è di almeno 814,7 milioni di euro, oltre alle donazioni in beni. Le solidarietà in denaro si sono concentrate nei territori più colpiti: 162 milioni in Lombardia, 84,3 in Emilia Romagna, 52 in Veneto. Basti pensare che il Comune di Milano ha raccolto da solo circa 14 milioni, quasi come l' intera Sicilia.

Le Regioni che hanno raccolto meno sono il Molise (893 mila euro), la Basilicata (1,4 milioni), la Valle d' Aosta (1,68 milioni) e le Marche (1,78 milioni) La destinazione dei fondi è spesso vincolata dai donatori ad uno specifico utilizzo, mentre altri sono «liberi». Ad oggi di questi 449 milioni, oltre 71 non risultano impiegati.

 

coronavirus lombardia

Certo, il Covid ha aggredito in modo diverso da regione a regione. In Lombardia, ad esempio, l' emergenza è costata ad oggi quasi 900 milioni di euro, contro i 140 della Sicilia e gli 8,3 della Calabria. Ma proprio nelle casse delle Regioni più colpite sono rimasti ancora molti fondi da spendere: oltre 14 milioni in quella della Lombardia, quasi 7 in Piemonte, 35 in Emilia Romagna.

 

Il donatore principale per le Regioni, soprattutto per le più piccole, è spesso la Banca d' Italia che ha impegnato complessivamente 20,9 milioni di euro. Altri 35 li ha tirati fuori Eni, 23 Enel, 21 Unipol, 20 Snam, e 15 Ferrero, per citare i più grandi. A questi si sono aggiunti tanti protagonisti dell' economia del Paese, alcuni in maniera personale (Lavazza, Berlusconi, Agnelli, Caprotti). Si tratta, comunque, di una geografia non definitiva.

Quasi tutte le aziende sanitarie locali, così come tante singole strutture in tutta Italia, hanno lanciato proprie raccolte fondi. Un database nazionale non c' è, di conseguenza non è possibile ricostruire la cifra completa.

coronavirus lazio

 

I fondi usati finora dalle Regioni e dalle Aziende Sanitarie che è stato possibile monitorare, sono serviti ad affrontare l'emergenza. L'elenco dei materiali acquistati è sconfinato: dispositivi di protezione individuale, tute, tende per il pre-triage, ventilatori polmonari, saturimetri, strumenti per la terapia intensiva, ambulanze ad alto biocontenimento, termometri, fino ad arrivare all' allestimento di reparti di terapia intensiva e ospedali da campo. Ma c' è anche chi non ha toccato ancora un euro.

spallanzani

 

L'Abruzzo non ha ancora impegnato gli oltre 4 milioni ricevuti; il milione e 781 mila euro delle Marche sono per ora fermi sul conto corrente della Regione che, fa sapere, «sono in fase di impegno per cofinanziare l' adeguamento di spazi ospedalieri per eventuali fasi di recrudescenza del virus». La Regione Lazio non ha toccato i suoi 3 milioni, ma ci comunica che «saranno presto finanziati progetti finalizzati all' emergenza Covid 19 per la Asl Roma 4 e gli Ospedali Sant' Andrea e Tor Vergata». Speriamo solo che il «presto» non si concretizzi dopo la fine dell' emergenza.

 

Che fine faranno i fondi non ancora usati?

Il Decreto Cura Italia, trasformato in legge, impone di tenerli separati dal bilancio regionale, e di non usarli per fini diversi dall' emergenza Covid. Lo stesso decreto obbliga tutte le pubbliche amministrazioni a pubblicare sul loro sito come è stato speso ogni singolo euro ricevuto in donazione, entro la fine dell' emergenza, fissata, fino ad una settimana fa, al 15 ottobre. Ebbene, in data 3 ottobre gli unici che rispettavano già l' obbligo erano la Lombardia, la provincia autonoma di Trento e l' Emilia Romagna, che ha anche il sito più chiaro e dettagliato di tutti. Come pure le sue maggiori strutture sanitarie, che pubblicano online l' utilizzo dei fondi.

 

SPALLANZANI - CORONAVIRUS

Un rendiconto puntuale lo fa lo Spallanzani di Roma, con i quasi 26 milioni di euro raccolti. Lo fa la Protezione Civile Nazionale: sul sito il dato di raccolta (oltre 168 milioni di euro) e il suo utilizzo: 128 milioni per dispositivi di protezione individuale e 4,9 milioni per spese di trasporto.

 

Presso la Protezione Civile è attivo anche il fondo «Sempre con voi» per le famiglie degli operatori sanitari che hanno perso la vita nella lotta al Coronavirus: è una raccolta voluta dai fratelli Della Valle, che hanno versato inizialmente 5 milioni di euro, e che oggi ha raccolto oltre 11 milioni con le donazioni di altri privati cittadini.

 

TRIAGE CORONAVIRUS

Campania, Sardegna, Friuli e Basilicata pubblicano dati parziali o non aggiornati della propria raccolta, ma nessuna informazione sul loro utilizzo. La Toscana rende noto quanto ha raccolto e acquistato, ma non specifica dettagliatamente la spesa (come prevede la norma). Per tutte le altre Regioni, invece, nessun dato è stato pubblicato.

 

Chiamandole una ad una, Sicilia, Liguria, Valle d' Aosta e provincia autonoma di Bolzano rispondono di aver speso tutto quello che hanno raccolto, ma nel dettaglio non è dato sapere come. I dati di Basilicata e Sardegna sono fermi ad aprile. Non sappiamo quanto rimane ancora da spendere in Veneto, Campania, Calabria, Molise. Il Piemonte ha ancora 2,6 milioni, la Puglia 1,2 e l' Umbria 2,5 ma anche loro non forniscono il dettaglio preciso.

Ci sono poi le organizzazioni e le raccolte dei privati, che non hanno l' obbligo di rendicontazione. Sono circa 197 milioni di euro, quasi tutti utilizzati.

 

Le due sottoscrizioni più importanti sono quelle di Banca Intesa, che ha raccolto 115,8 milioni di euro (sei dei quali arrivano dal Ceo e dai top manager), e della Croce Rossa Italiana, che è arrivata a 34,1 milioni in denaro (di cui 15,5 ancora da impegnare) e 15,6 milioni di beni materiali.

triage all'ospedale civile di brescia

 

Anche il Corriere della Sera , Gazzetta dello Sport e La7 hanno lanciato una sottoscrizione. Ad oggi sono stati raccolti 3 milioni 145 mila euro, di cui quasi 3 già devoluti. I finanziamenti maggiori sono stati di 500 mila euro all' Ospedale Niguarda per attrezzare un padiglione ai malati Covid, quasi 500 mila alla Fondazione Buzzi per il reparto di terapia intensiva, 300 mila agli Spedali Civili di Brescia per il pre-triage Covid e la telemedicina, e altri 300 mila al Covid Hospital di Schiavonia, in provincia di Padova, per la terapia intensiva. Infine 250 mila euro sono andati rispettivamente all' ospedale Amedeo di Savoia di Torino per l' allestimento di un' area per la sierologia virologica, al Sacco di Milano per l' area degenza Covid, e al San Paolo di Milano per l' emergenza coronavirus infantile.

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…