niccolo ciatti processo

GIUSTIZIA È SFATTA – PER UN GIUDICE SPAGNOLO LA VITA DI UN RAGAZZO DI 22 ANNI VALE APPENA 15 ANNI DI CARCERE: LA SENTENZA È L’ULTIMO SCHIAFFO A NICCOLÒ CIATTI, UCCISO IN UNA DISCOTECA DAL CECENO RASSOUL BISSOULTANOV CHE GLI HA SFERRATO UN CALCIO TALMENTE VIOLENTO DA AMMAZZARLO – IL MAGISTRATO HA DATO IL MINIMO DELLA PENA PERCHÉ “NON C’È STATO ACCANIMENTO”, SCATENANDO LA RABBIA DEL PAPÀ DELLA VITTIMA: “SIETE LA VERGOGNA DI UN MONDO CIVILE…”

Francesco Grignetti per "La Stampa"

 

IL POST DI LUIGI CIATTI DOPO LA CONDANNA DI RASSOUL BISSOULTANOV

Quanto vale la vita di un ragazzo di 22 anni, ucciso a calci e pugni, per la giustizia spagnola? È di ieri la sentenza del tribunale di Girona per l'omicidio volontario di Niccolò Ciatti, ucciso in una discoteca da un calcio sferrato con tutta la violenza possibile su un corpo inerme. Ebbene, sono 15 anni. Questa la sentenza a carico del cittadino ceceno Rassoul Bissoultanov, che ha lo status di rifugiato politico. E il padre di Niccolò, il signor Luigi Ciatti, da Scandicci in provincia di Firenze, non ci sta. Non ci può stare. «Ci troviamo di fronte persone - si sfoga - che dovrebbero essere dalla nostra parte, ma che invece sono al fianco degli assassini. Siete la vergogna di un mondo civile. Quando tornate a casa, avete il coraggio di guardare negli occhi i vostri figli?». Dice: «Continueremo a lottare. Agli assassini si dà l'ergastolo».

 

È lo sfogo di un padre che in Spagna ha visto snodarsi un processo con lentezza esasperante, poi incomprensibili favoritismi per l'imputato (scarcerato nonostante tutto, e subito fuggito in Germania), e che ora, quando finalmente una giuria popolare ha stabilito che si tratta di omicidio volontario e non di semplice leggerezza come s' è difeso Bissoultanov, vede applicare la pena minima. «Incomprensibile. Quali sarebbero le attenuanti per non dare il massimo?».

RASSOUL BISSOULTANOV IN AULA PER IL PROCESSO

 

La procura ne aveva chiesti ventiquattro, considerando che in Spagna non esiste ergastolo e il massimo possibile sono 25 anni. «Ed era quanto ci aspettavamo», dice il giovane Alessandro Marconi, che quella sera del 2017 era in discoteca con Niccolò, e non si capacita di come siano andate le cose. Invece no. Il presidente del tribunale di Girona ha deciso per il minimo.

 

Da quel che trapela della sentenza, ha deciso che non si poteva applicare il massimo della pena perché Niccolò è morto per un solo calcio e quindi non ci sarebbe stato accanimento. Per il babbo di Niccolò, però, una pena così lieve è inaccettabile. «Penso che questo Presidente del Tribunale dovrebbe studiare la parola Giustizia. Giustificare una sentenza del genere con "per quanto possa sembrare duro ai parenti"... credo che veramente dovrebbe cambiare lavoro». È perfino ovvio che il signor Ciatti faccia un confronto con il processo ai due fratelli Bianchi che hanno ucciso di botte il povero Willy Montero. «Hanno preso due ergastoli. Eppure i fatti sono gli stessi».

niccolo e luigi ciatti

 

Tra Girona e Colleferro, i due casi si somigliano per tanti aspetti. Vent' anni la vittima, picchiatori di professione i carnefici. Simili le dinamiche processuali. «Quando sono andato a Girona a testimoniare - racconta l'amico Alessandro - vedere in aula Bissoultanov, impassibile, mi ha dato i brividi». «Siamo dispiaciuti, amareggiati, arrabbiati: sono cinque anni che chiediamo giustizia, non capisco come i giudici non siano riusciti a vedere la gravità dell'omicidio», commenta anche Filippo Verniani, un altro amico. Parenti e amici si attendono molto dal processo parallelo che si tiene a Roma, istruito dal pm Erminio Amelio: venerdì inizia l'istruttoria, la sentenza di primo grado è attesa per l'inizio di autunno.

LUIGI CIATTI

 

Ha sempre detto il papà: «Le indagini in Italia sono state serie e potrebbero portare a una condanna davvero giusta». Tra le due giustizie s' è innescata una gara a chi arriverà per primo alla sentenza definitiva. E la famiglia ha tutto l'interesse a tenere aperto il processo in Spagna per permettere l'avanzamento di quello italiano. Perciò faranno ricorso. «Nel giro di 10 giorni valuteremo l'impugnazione», commenta Agnese Usai, legale dei Ciatti.

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