zaia giorgetti fedriga salvini

SUL GREEN PASS LA LEGA NON MOLLA - MERCOLEDì FEDRIGA E ZAIA PORTERANNO IL TEMA DELL'EVENTUALE REVISIONE DEI TERMINI DEL DECRETO IN CONFERENZA DELLE REGIONI - SALVINI: "ALLUNGARE LA DURATA MINIMA DEI TAMPONI DA 48 A 72 ORE E' POSSIBILE, ANZI DOVEROSO" - L'ASSESSORE DEL LAZIO ALESSIO D'AMATO: "SONO FORTEMENTE PERPLESSO IN MERITO ALLA PROPOSTA DI DEROGHE. IL RISCHIO E' DISORIENTARE I CITTADINI" - "IL PUNTO E' FARE I VACCINI, NON CHIEDERE DEROGHE"...

 

Adriana Logroscino per il corriere.it

 

zaia

Ci risiamo, come dice il responsabile enti locali del Pd, Francesco Boccia. In vista del 15 ottobre, quando entrerà in vigore l’obbligo di green pass per i lavoratori, Matteo Salvini sollecita modifiche al decreto: il certificato ottenuto con il tampone, quindi dai non vaccinati, deve avere validità di tre giorni, non di due.

 

Già Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia, leghisti anche loro, avevano lanciato l’allarme e annunciato che il tema di una eventuale revisione dei termini del decreto, sarà discusso sul tavolo della Conferenza delle Regioni, mercoledì, cioè a ridosso del giorno X.

 

Salvini indica la direzione che si dovrebbe imboccare per modificare il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri il 17 settembre: «Allungare la durata minima del pass da 48 a 72 ore - scrive su Twitter - è possibile, anzi doveroso e previsto dall’Europa. Evitare caos, blocchi e licenziamenti il 15 ottobre è fondamentale».

 

massimiliano fedriga

Del resto anche prima dell’approvazione in Consiglio dei ministri, il leader leghista si era battuto contro il green pass per entrare in ufficio o in fabbrica: inizialmente si era detto sicuro che nessun obbligo fosse in programma, poi, mentre il provvedimento era in corso di scrittura, si era battuto per portare la durata del green pass a seguito di tampone, da 48 a 72 ore.

 

Il governo, invece, aveva scelto la prudenza: 72 ore di validità per i tamponi molecolari, maggiormente al riparo dal rischio di falsi negativi, 48 per gli antigenici. Il test salivare rapido, altro strumento di individuazione del virus, non è stato ammesso affatto ai fini del certificato di negatività.

 

MATTEO SALVINI

Fondamentale per l’intesa sul decreto, in quel momento, era stato il favore espresso sia dal ministro allo Sviluppo economico Giorgetti, sia dai presidenti di Regione leghisti. Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore di quelle norme, invece, è proprio un governatore, Zaia, partendo dal dato dei 300-350 mila lavoratori veneti non vaccinati, ad avvertire: «Non saremo in grado di offrire a tutti un tampone ogni 48 ore. Gli imprenditori sono preoccupatissimi. Il governo consenta i test fai da te nelle aziende, con la sorveglianza delle imprese». Modificare le norme, la tesi, serve a proteggere la ripartenza.

 

alessio d'amato

Dello stesso avviso Fedriga che parla della necessità di «tamponi gratuiti» e in generale di «un intervento tempestivo per evitare il caos». Il tema arriverà mercoledì, sul tavolo della prossima Conferenza delle Regioni. Tavolo al quale, però, per il Lazio siede l’assessore regionale Alessio D’Amato. Che obietta: «Sono fortemente perplesso in merito alla proposta di deroghe a pochi giorni dall’obbligo di green pass. Il rischio è di disorientare i cittadini, che sono consapevoli della norma già da molte settimane».

 

alessio d'amato

Quindi D’Amato porterà una considerazione di segno opposto al confronto con i colleghi, tornando allo spirito di quell’obbligo di green pass, secondo le intenzioni dichiarate da Draghi: «Il punto fondamentale — conclude l’assessore — è fare i vaccini, non chiedere deroghe. La questione va affrontata in maniera pragmatica».

 

Ma è proprio sulla applicabilità del decreto, che battono i governatori del Nord: l’alto numero di lavoratori non vaccinati — stimato tra quattro e cinque milioni — costretti a eseguire tamponi ogni due giorni per timbrare il cartellino, che impatto avrà sulla macchina dei test, impegnata a rilevare i contagi e perimetrare i focolai?

 

Francesco Boccia

Dal Pd, Francesco Boccia non ha dubbi: «La Lega non cambia mai. Alimenta irresponsabilmente lo scetticismo. La destra dica invece una volta per tutte a chi non si è vaccinato di farlo anziché fomentare polemiche inutili. C’è ancora qualche milione di italiani da convincere».

 

Forza Italia si smarca, ma andando nella direzione opposta: «Bisogna prendere in seria considerazione l’obbligo vaccinale» dice la presidente dei senatori Anna Maria Bernini. Ma non c’è solo la Lega. Un sindacato di polizia, il Coisp, allerta: «Senza estensione del green pass per chi si tampona, si espone a rischio la sicurezza del Paese». Un altro, il Mosap, chiede tamponi gratuiti per i poliziotti non vaccinati. Infine tre preti della diocesi di Bergamo raccolgono fondi per pagare i tamponi ai lavoratori no vax.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…