vladimir putin emmanuel macron

GUERRA GENETICA - EMMANUEL MACRON E OLAF SCHOLZ NON SI SONO VOLUTI FAR TAMPONARE DAI RUSSI PERCHÉ NON VOLEVANO CHE POTESSE ENTRARE IN POSSESSO DEL LORO DNA. MA CHE CI PUÒ FARE PUTIN CON IL CODICE GENETICO DEI DUE LEADER? E SOPRATTUTTO, NON POTEVA OTTENERLO CON UN BICCHIERE D’ACQUA O QUALCHE CAPELLO LASCIATO SU UNA SEDIA? - TEORICAMENTE SI TRATTA DI INFORMAZIONI CHE POTREBBERO ESSERE USATE PER…

Guido Olimpio e Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"

vladimir putin emmanuel macron giuseppe conte

 

Arrivati a Mosca a distanza di una settimana uno dall'altro per incontrare Vladimir Putin, sia Emmanuel Macron che Olaf Scholz hanno entrambi rifiutato di fare il test molecolare per il Covid offerto dai servizi medici del Cremlino.

 

Ma siccome era indispensabile per vedere il presidente russo, il presidente francese e il cancelliere tedesco si sono sottoposti a un Pcr eseguito dai medici delle rispettive ambasciate, con apparecchi portati dalla Francia e dalla Germania. Il personale medico russo è stato invitato ad assistere alla prova.

 

incontro vladimir putin emmanuel macron meme 1

La ragione del rifiuto è che Macron e Scholz non volevano che i russi entrassero in possesso dei loro dna. Ma perché i servizi del Cremlino avrebbero avuto tanto interesse al codice genetico dei due leader? Tanto più che non sarebbe stato poi così difficile ottenerlo, bastando soltanto un bicchiere usato dai due o pochi fili di capelli lasciati su una sedia.

 

«Innanzitutto, non sarebbe stato così chiaro e leggibile come quello avuto da un test Covid - spiega Florian Schimikowski, storico del Museo tedesco dello spionaggio -, ma il punto è che i dati sono diventati merce preziosa e le tracce genetiche sono sicuramente quelle più sensibili e personali. Per i servizi segreti una vera miniera d'oro, anche soltanto a futura memoria».

MEME SULL INCONTRO TRA MACRON E PUTIN

 

È un fatto che molte intelligence siano state da sempre interessate ai dati biometrici delle persone. Negli Stati Uniti voci mai confermate sostengono che la Cia ha accesso agli archivi del dna, creati con le prove inviate liberamente da privati cittadini, per esempio per ricerche genealogiche. Nei cablo di WikiLeaks si cita un ordine di Hillary Clinton, al tempo in cui era segretario di Stato, per ottenere qualsiasi dettaglio individuale, dna incluso, di esponenti africani.

 

meme sull incontro putin macron 3

È una storia che va a ritroso. Negli anni 80 l'intelligence statunitense avrebbe sottratto le feci del presidente filippino Ferdinand Marcos. È certo invece che abbia raccolto la cartella clinica di Saddam Hussein e di altri capi arabi in ospedali occidentali. Nel febbraio 1999 il Mossad si sarebbe invece impossessato delle urine del leader siriano Hafez Assad durante i funerali di re Hussein in Giordania, mossa per capirne lo stato di salute in vista di possibili negoziati.

 

olaf scholz vladimir putin

Poteva Israele scommettere su un uomo malato? Il raìs morirà qualche mese dopo. Vicenda ritenuta da alcuni una leggenda metropolitana ma che ha lasciato il segno. Tanto è vero che il dittatore nordcoreano Kim Jong- un, in occasione del summit con Donald Trump a Singapore nel 2018, si è portato dietro il wc personale. Vale cioè il detto «così fan tutti».

 

Nella Ddr la Stasi nei suoi archivi collezionava anche prove olfattive dei nemici del regime. Secondo Schimikowski, anche i suoi maestri russi raccoglievano dati personali genetici e molto probabilmente la «passione» resta. Ma per quale uso, nel caso dei leader politici stranieri? Non soltanto per capirne le condizioni di salute traendone conseguenze politiche, come sarebbe stato il caso di Assad, ma anche per trovare eventuali malattie ereditarie o l'origine dei loro antenati.

il terzo incontro tra donald trump e kim jong un

 

Tutte informazioni che potrebbero teoricamente essere usate a scopo di ricatto o di propaganda negativa. Oppure i servizi potrebbero usare i dati per ordire delle trappole, fabbricando fake news e coinvolgendo ingiustamente un premier, un ministro o un deputato in un crimine o in un affaire extraconiugale.

 

«Quando finisce la diplomazia e inizia una guerra, il gioco si fa duro e le misure sporche diventano teoricamente parte dell'arsenale», dice Schimikowski. Si capiscono quindi meglio le preoccupazioni di Macron e Scholz, nonostante non ci siano indicazioni concrete che il Pcr richiesto dal Cremlino avesse anche secondi fini. D'altronde, lo stesso Vladimir Putin tiene molto alla sicurezza del proprio dna, già da ben prima dell'esplosione della pandemia.

 

putin assad

Al vertice G20 di Osaka nel 2019, il capo del Cremlino andava in giro con un thermos personale pieno di tè. Le foto lo mostrano mentre beve direttamente dal contenitore, con accanto Donald Trump che tracanna Coca Cola da un bicchiere di vetro. Eppure, secondo Ronald Kessler, autore di un libro sul Secret Service, gli agenti fino a qualche anno fa si preoccupavano di rastrellare qualsiasi oggetto, lenzuola incluse, usato dal presidente nei suoi impegni fuori della Casa Bianca. Ma forse, a Mosca su The Donald hanno ben più di una tazzina.

putin macronIL PROCESSO A SADDAM HUSSEINVLADIMIR PUTIN DURANTE IL FACCIA A FACCIA CON EMMANUEL MACRONsaddam husseinEMMANUEL MACRON VLADIMIR PUTIN meme sull incontro putin macronmeme sull incontro putin macron 2

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…