LA GUERRA È NULLA IN CONFRONTO: LA POTENZA DEL TERREMOTO CHE SI È ABBATTUTO SULLA TURCHIA MERIDIONALE E SULLA SIRIA SETTENTRIONALE EQUIVALE A QUELLA DI 130 BOMBE ATOMICHE. È STATO SENTITO FINO IN GROENLANDIA – LE VITTIME AL MOMENTO SONO PIÙ DI 4300, MA IL BILANCIO È DESTINATO INESORABILMENTE A SALIRE E SUPERARE I 10MILA – 20 COMBATTENTI DELL’ISIS SONO SCAPPATI DA UNA PRIGIONE MILITARE. LA ZONA DELLA SIRIA COLPITA DAL SISMA È ANCHE QUELLA PIÙ DEVASTATA DALLA GUERRA CIVILE: QUEL POCO CHE RESTAVA DI ALEPPO E IDLIB ORA È STATO RASO COMPLETAMENTE AL SUOLO - VIDEO

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1. SISMA: BILANCIO SALE A 4.365 MORTI TRA TURCHIA E SIRIA

(ANSA) - La Turchia ha aggiornato a 2.921 il numero dei morti in seguito al terremoto di magnitudo 7.9 che ha colpito il Paese, al confine con la Siria. Lo hanno reso noto le autorità turche, citate dai media internazionali. Il dato porta il bilancio provvisorio complessivo delle vittime del sisma a 4.365, con le autorità siriane che da parte loro hanno contato finora 1.444 morti.

 

2. SISMA:DOPO 28 ORE SOTTO LE MACERIE,SALVI DONNA E I 3 FIGLI

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(ANSA) - Dopo 28 ore dal sisma, una donna e i suoi tre figli sono stati estratti dalle macerie di un edificio crollato nel distretto Nizip di Gaziantep, nel Sud della Turchia. Lo riportano i media turchi. Intanto intorno all'edificio distrutto i parenti aspettano notizie dei loro cari ancora sotto le macerie. Le scosse di terremoto di ieri notte hanno colpito 10 province, con epicentro nella città meridionale di Kahramanmaras.

 

3. SISMA: SIRIA, IN 20 EVADONO DA PRIGIONE COMBATTENTI ISIS

(ANSA-AFP) - Circa 20 persone accusate di essere combattenti dell'Isis sono fuggite da una prigione siriana durante un ammutinamento seguito al terremoto che ha scosso la regione, secondo una fonte di sicurezza locale.

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La prigione militare di Rajo, situata vicino al confine turco nel nordovest della Siria, ha circa 2.000 detenuti, di cui circa 1.300 sospettati di aver combattuto per l'Isis. Ospita anche combattenti curdi. "In seguito al terremoto che ha colpito Rajo i detenuti hanno lanciato un ammutinamento e hanno preso il controllo di parti della prigione", ha detto la fonte. "Una ventina di prigionieri sono fuggiti.

 

Si ritiene che siano membri dell'Isis", ha aggiunto. Situata in una zona ribelle, la prigione di Rajo è controllata dalle forze filo-turche. Il terremoto di magnitudo 7.9 con epicentro era a meno di 100 km da Rajo, vicino a Gaziantep in Turchia, ha notevolmente indebolito le porte e le mura della prigione, ha detto la fonte di sicurezza. L'Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede a Londra e con una vasta rete di fonti nel Paese in guerra, ha confermato il verificarsi di un ammutinamento ma ha affermato di non essere in grado di dire se qualche prigioniero sia fuggito.

 

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4. LE SCOSSE, POI L’APOCALISSE

Estratto dell’articolo di Marta Serafini per il “Corriere della Sera"

 

[…] Ore 4.17. La furia si sveglia. I fulmini squarciano il cielo. Poi la terra inizia a tremare. Si fermano le centrali elettriche, in molte zone salterà anche la connessione. È di magnitudo 7.8 il sisma che si abbatte sulla Turchia meridionale e sulla Siria settentrionale. Una potenza che equivale a quella di 130 bombe atomiche. Cinquecento volte più forte del terremoto di Amatrice del 2016. L’hanno sentito fino in Groenlandia. A sera il bilancio supera le 3.800 vittime, di cui quasi 1.400 in Siria, ma quando si finirà di contare saranno otto volte di più, avverte l’Oms.

 

«L’apocalisse»

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La scossa parte da 15 km di profondità, l’epicentro è nella provincia di Kahramanmaras. Si chiama così ora l’inferno. «Siamo abituati ai terremoti, ma questo no, è diverso. Questo è l’apocalisse», dice Melis Salman, un’infermiera. È la regione del Kurdistan turco al confine con la Siria, già martoriata dalla guerra. A Gaziantep, porta del flusso di rifugiati dove ora 3 milioni di sfollati siriani vivono di niente e terra di passaggio di jihadisti e spie, si sgretolano le case costruite alla buona.

 

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Finisce in macerie il castello romano della città, patrimonio Unesco. Una donna, Cennet Suku, viene salvata dalle rovine di un ospedale crollato nel centro costiero di Alessandretta dove è stata distrutta la cattedrale del 19esimo secolo. Ad Adana si sbriciolano due palazzi interi, di 14 e 17 piani.

 

Chi dorme e non si sveglia muore senza capire mentre la casa gli crolla addosso diventando una tomba. O resta agonizzante per ore sotto le macerie sperando che qualcuno senta il suo strazio. Piangono i soccorritori quando estraggono una bimba e un maschietto vivi e illesi, con i pigiamini sporchi di terra, dalle macerie di un palazzo. Piange l’operatore dei White Helmets mentre pubblica su Twitter un video appello. E piange Sebastien Gay, capomissione di Medici Senza Frontiere in Siria mentre annuncia che «un collega è stato trovato morto sotto le macerie della sua casa a Idlib e tanti colleghi hanno perso i famigliari».

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[…] Saranno almeno 120 le scosse di assestamento. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan proclama sette giorni di lutto nazionale. Tutte le scuole rimarranno chiuse per una settimana e tutte le attività sportive sono sospese. […] A sera erano 2.500 le persone estratte vive dai soccorritori. Un’infermiera spiega alla Bbc qual è il problema maggiore: «Abbiamo radar, sensori termici per ritrovare i corpi, ma c’è così tanta devastazione, ed è così diffusa, che non si può raggiungere qualsiasi posto». Nel pomeriggio i primi fiocchi di neve ovattano i boati dei calcinacci che piovono per strada. Ma non si può urlare: «Per trovare i dispersi bisogna ascoltare. Si chiede ai civili di restare in silenzio in modo da poter sentire le grida di aiuto di chi è sepolto». […]

 

5. SIRIA, ALEPPO RASA AL SUOLO: LA SECONDA MORTE DELLA CITTÀ MARTIRE

Daniele Raineri per “la Repubblica”

 

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"A Idlib c’era un controllo più stretto quando sono stati fatti i palazzi. Sono più forti e sono rimasti in piedi. Ma fuori è crollato tutto". Fuori c’è la campagna del Nord-Ovest della Siria, la regione ribelle in mano ai gruppi armati da tredici anni – da quando cominciò la guerra civile contro il regime del presidente Assad. Il terremoto ha colpito durissimo in un territorio che contiene tre milioni e mezzo di siriani e tra loro più di due milioni sono sfollati arrivati da altre regioni.

 

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Gli edifici sono fatti con blocchi di cemento prefabbricati appoggiati al terreno nudo e impilati gli uni sugli altri, con soltanto una passata di cemento fresco a fare da colla e l’occhio del capomastro a garantire. Blocchi su blocchi, un appartamento per piano, arrivano a tre piani di altezza. Quando ieri notte è arrivato il sisma in Turchia, pochi chilometri dall’altro lato del confine, sono venuti giù come case di Lego colpite da una pallonata. A centinaia, in tutta la regione. A Salqin. A Armanaz. A Sarmada. A al Atarib. A Bsina. A Harem dicono che ci siano cinquecento morti sotto le rovine.

 

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[…] La regione di Idlib anche in tempi normali è inaccessibile. A Nord c’è il confine iper militarizzato con la Turchia, protetto da centinaia di chilometri di muro e difeso da garitte con soldati turchi A Sud e a Ovest c’è il territorio controllato dal regime del presidente Assad e quindi è un fronte attivo, dove i cecchini sparano e arrivano cannonate. A Est c’è il protettorato turco che ha preso il posto (con la forza) dei curdi ed è sotto il controllo di milizie ostili.

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Non è possibile passare da una parte all’altra se non con una procedura molto complicata, è come una Striscia di Gaza – ma contiene più persone – e adesso è stata devastata da una catastrofe con pochi precedenti. […]

 

Poco più a Est c’è Aleppo, seconda città della Siria e uno dei luoghi più colpiti. Tornò in mano al regime alla fine del 2016, dopo una battaglia durata quattro anni contro i gruppi ribelli che a un certo punto divenne un assedio. I russi aiutarono le forze di Assad a vincere con ondate di bombardamenti in stile Mariupol che devastarono la maggioranza dei quartieri. Per sette anni c’era stato un lento percorso verso una normalità irraggiungibile, ma la città era ridotta così male che a volte gli edifici indeboliti dalla guerra crollavano da soli.  […]

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