hezbollah nasrallah

HEZBOLLAH, ORA CHE VOLEMO FA? L’ELIMINAZIONE DEL NUMERO UNO, HASSAN NASRALLAH, PORTERÀ A UNA REAZIONE DA PARTE DEL MOVIMENTO FONDAMENTALISTA ISLAMICO LIBANESE, FINANZIATO E MANOVRATO DALL’IRAN – NEL PASSATO ABBIAMO ASSISTITO AD ATTENTATI ALLE AMBASCIATE, PIOGGIA DI MISSILI O INCURSIONI CONTRO ISRAELE COME RISPOSTA AI COLPI DELLO STATO EBRAICO – SECONDO GLI ESPERTI SI POSSONO PREVEDERE QUATTRO SCENARI: IL PIU’ PREOCCUPANTE PREVEDE IL COINVOLGIMENTO DIRETTO DI TEHERAN...

 

Estratto dell’articolo di Enrico Franceschini per www.repubblica.it

 

MANIFESTAZIONI PER NASRALLAH IN LIBANO

E ora, cosa può succedere? Dopo l’attacco aereo senza precedenti di Israele a Beirut, che secondo l’Idf ha ucciso Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, come reagirà il movimento fondamentalista islamico libanese, finanziato e manovrato dall’Iran? Sulla base degli episodi storici nel lungo conflitto tra il “Partito di Dio” islamista e lo Stato ebraico, così come secondo le indiscrezioni, si possono prevedere quattro opzioni.

 

Un attentato come a Buenos Aires

Il 16 febbraio 1992, due elicotteri Apache israeliani lanciano svariati razzi contro un corteo di tre veicoli nel sud del Libano, uccidendo Abbas al-Musawi, l’allora leader di Hezbollah, sua moglie, un loro figlio di 5 anni e altre quattro persone. L’azione di Gerusalemme è una risposta al rapimento e alla morte di alcuni militari israeliani da parte di Hezbollah, oltre che un tentativo di decapitare la leadership del gruppo  […]

 

MANIFESTAZIONI PER NASRALLAH IN LIBANO

.Al suo posto, l’ayatollah Khomeini, leader supremo dell’Iran, nomina il 32enne Hassan Nasrallah: ed è proprio Nasrallah, un duro di Hezbollah, a progettare la rappresaglia. Quasi esattamente un mese più tardi, il 17 marzo, per vendicare l’uccisione del suo leader supremo al-Musawi, Hezbollah lancia un attacco suicida contro l’ambasciata israeliana di Buenos Aires, forse organizzato congiuntamente alla Jihad islamica, altro gruppo legato a Teheran.

 

Un camioncino imbottito di tritolo si schianta contro la sede diplomatica, provocando la morte di 30 persone e 242 feriti, nell’attentato più letale di tutti i tempi contro un’ambasciata di Israele. Ora è possibile che la storia si ripeta. Tutte le ambasciate, le sedi consolari, gli uffici pubblici e le rappresentanze commerciali di Israele nel mondo sono in stato di allerta. Le misure di sicurezza, concordate insieme agli stati che le ospitano, sono state rafforzate. Ma come nel ’92 a Buenos Aires, potrebbe esserci una falla nelle difese. […]

 

MANIFESTAZIONI PER NASRALLAH IN LIBANO

Un’incursione come il 7 ottobre

Ancora prima del bombardamento del suo quartier generale di Beirut da parte di Israele, Hezbollah aveva accumulato altri motivi per organizzare una letale risposta contro lo Stato ebraico: dall’eliminazione di svariati suoi comandanti fino al complotto dei cercapersone e dei walkie-talkie esplosi nelle mani dei suoi militanti.

 

 Per questa ragione, Ibrahim Aqil, in quel momento capo dell’ala militare di Hezbollah, nelle scorse settimane stava pianificando un’incursione in territorio israeliano analoga a quella compiuta dai palestinesi di Hamas il 7 ottobre: stavolta sarebbe avvenuta nel nord di Israele, ma con lo stesso scopo, uccidere e rapire il maggior numero possibili di civili israeliani. Senonché, il Mossad, l’agenzia di spionaggio israeliana, è riuscito a scoprire il piano e il 20 settembre l’aviazione di Gerusalemme ha eliminato Aqil prima che il piano diventasse operativo.

 

BEIRUT BOMBARDATA DAGLI ISRAELIANI

 Non è noto in che data sarebbe avvenuto: forse proprio il prossimo 7 ottobre, in coincidenza con il primo anniversario del pogrom di Hamas nel sud di Israele che fece 1200 morti e catturò più di 240 israeliani.

 

Ora è possibile che un piano del genere venga riesumato: per il 7 ottobre, a cui manca poco più di una settimana, o per il 27 ottobre, altra data simbolica per Hezbollah, o in un altro momento. Anche per questo Israele vuole costringere Hezbollah a ritirarsi dalla fascia del Libano meridionale lungo la frontiera: sebbene anche questo sarebbe inutile secondo una ipotesi circolata nei giorni scorsi, che parla di un’incursione dei militanti libanesi dal mare, per cui soltanto una loro definitiva sconfitta, qualunque cosa questo significhi, potrebbe scongiurare un pericolo simile.

 

Una pioggia di missili

hassan nasrallah 3

Dall’8 ottobre scorso, ovvero dal giorno della risposta militare israeliana contro Hamas per l’aggressione del giorno prima, Hezbollah lancia quasi quotidianamente da quasi un anno razzi contro lo Stato ebraico, in particolare nel nord del Paese, dove ha provocato l’evacuazione di 80 mila civili, ma anche più a sud (un razzo è stato fermato dalla contraerea israeliana mentre scendeva verso Tel Aviv). Per la maggior parte, i lanci hanno come bersaglio installazioni militari israeliane.

 

E per quanto nel corso di dodici mesi siano ormai migliaia i missili lanciati da Hezbollah contro Israele, in genere gli attacchi si limitano a decine o alcune centinaia di razzi al giorno, permettendo alle sofisticate difese israeliane di neutralizzarli quasi tutti senza che facciano gravi danni. Ma Hezbollah è il più potente gruppo paramilitare non-governativo del Medio Oriente, forte di un esercito di circa 100 mila uomini armati e con un arsenale stimato in 150 mila razzi, alcuni dei quali di medio e alto calibro. Un nemico, dunque, infinitamente più potente dei palestinesi di Hamas a Gaza.

 

BEIRUT BOMBARDATA DAGLI ISRAELIANI

Una possibile reazione a quello che è avvenuto il 27 settembre potrebbe essere una pioggia di missili contro Israele come non si è mai vista fino ad ora: con migliaia di razzi sparati tutti insieme, rendendo pressoché inevitabile che alcuni di essi colpiscano un bersaglio, facendo morti e feriti. Certamente Gerusalemme risponderebbe, forse a quel punto con la minacciata invasione per via di terra [...]

 

Il coinvolgimento dell’Iran

La quarta opzione è la più grave di tutte: una risposta non soltanto da parte di Hezbollah (e possibilmente pure da parte degli Houthi yemeniti, il terzo esercito “per procura” finanziato e manovrato da Teheran contro Israele, che ha già lanciato vari missili contro lo Stato ebraico), ma con il diretto coinvolgimento dell’Iran.

 

hassan nasrallah

In quarantasei anni di conflitto verbale fra Teheran e Gerusalemme, gli scontri militari diretti fra le due nazioni sono stati rari: l’ultimo è avvenuto il 14 aprile scorso, quando Teheran ha lanciato 300 missili e droni contro Israele, un attacco senza precedenti, deciso dopo un bombardamento israeliano contro il consolato iraniano a Damasco in cui hanno perso la vita vari comandanti e ufficiali delle Guardie della Rivoluzione iraniana. Ma quello è stato un attacco che Israele si aspettava, di dimensioni più che altro dimostrative e neutralizzato al 99 per cento dalle difese antiaeree israeliane. Se l’Iran decidesse di attaccare Israele con un’offensiva in grande stile, l’effetto sarebbe probabilmente assai più devastante.

 

BEIRUT BOMBARDATA DAGLI ISRAELIANI

Non meno devastante sarebbe la risposta israeliana: “Siamo in grado di colpirvi, se ci attaccate, vi attaccheremo”, ha mandato a dire il premier Netanyahu all’Iran nel suo discorso all’Onu di venerdì. Sarebbe la guerra totale, fra i due grandi avversari del Medio Oriente, l’uno, Teheran, determinato a fare scomparire lo Stato ebraico, l’altro, Gerusalemme, che giudica il regime degli ayatollah un pericolo mortale per la propria sopravvivenza (e che per questo vuole impedirgli di costruire armi nucleari).

 

BENJAMIN NETANYAHU - ATTACCO ISRAELIANO SU BEIRUT

L’Iran ha creato degli eserciti per procura, come Hamas, gli Hezbollah, gli Houti, affinché attacchino Israele per conto suo, senza venire direttamente coinvolto: non è sua intenzione combattere per difendere gli eserciti per procura, come succederebbe ora se attaccasse Israele per vendicare Hezbollah. Del resto, l’Iran non ha ancora reagito, pur promettendo di farlo, nemmeno all’uccisione da parte israeliana del capo supremo di Hamas, Ismail Yaniyeh, mentre si trovava a Teheran, ospite della Guardie della Rivoluzione iraniana. […]

BEIRUT BOMBARDATA DAGLI ISRAELIANI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…