disabili italia

GLI INVALIDI IN MANO AGLI INETTI – IN ITALIA, PER OTTENERE LO STATUS DI DISABILITA’ E AVERE IL SOSTEGNO DI CUI HANNO DIRITTO, LE PERSONE CON INVALIDITA’ DEVONO OLTREPASSARE UN CALVARIO BUROCRATICO – IL NOSTRO PAESE SPENDE CIRCA 15 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO PER IL SOSTEGNO ALLE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI, MA SOLO IL 50% RICEVE I SUPPORTI NECESSARI – IL RECOVERY PLAN PROMETTE DI REALIZZARE UNA ‘’RIFORMA ORGANICA DEGLI INTERVENTI’’, MA PER REALIZZARLA SERVONO…

Milena Gabanelli e Simona Ravizza per il "Corriere della Sera"

 

disabilita italia

Considerando l' alternativa, invecchiare è la miglior cosa che possa capitare nella vita. Possibilmente in salute. Sappiamo che purtroppo non va sempre così. In Italia ci sono 3 milioni di non autosufficienti (5% della popolazione) e il loro numero è destinato a raddoppiare entro il 2030. Parliamo di persone che non sono in grado di fare niente da soli ed hanno bisogno di un accompagnamento.

 

E allora proviamo a metterci nei loro panni: cosa devono fare per avere il sostegno a cui hanno diritto?

 

disabilita italia 2

Per il riconoscimento di una invalidità al 100% perché non riesco a camminare, lavarmi, vestirmi né a mangiare senza l' aiuto di un accompagnatore, devo andare dal medico di famiglia che mi fa la certificazione, che poi invio all' Inps per ottenere un codice identificativo. Con questo codice vado a fare la visita medica all' Asl, e poi presento online la domanda. Ma se non ho dimestichezza posso rivolgermi ad un patronato.

 

assistenza disabili

A questo punto il mio caso viene esaminato da una commissione presieduta da un medico Inps. Una volta ricevuto dall' Istituto di previdenza il verbale di invalidità civile, compilo il modulo AP70 che mi consente di ricevere dalla stessa Inps l' indennità di accompagnamento di 522,10 euro al mese, indipendentemente dal reddito. Non ci sono dati ufficiali sui tempi di questo iter, ma le esperienze raccolte sul campo dicono che passano dai cinque ai sei mesi.

 

assistenza disabili 7

Da non autosufficiente ho poi bisogno di altre cose: un posto in una struttura diurna che mi ospita per sei/otto ore durante il giorno, o dell' infermiere che viene a casa (si chiama Adi, e sta per assistenza domiciliare integrata), oppure dei pannoloni. Devo quindi rivolgermi all' Asl, perché questi servizi sono finanziati dal sistema sanitario nazionale.

 

Ogni Regione, e perfino ogni Asl, è organizzata a modo suo: in linea di massima queste richieste passano da tre commissioni diverse dove un geriatra, uno psicologo, un infermiere e un medico di famiglia decidono se ho diritto o meno a quel che chiedo.

assistenza disabili 5

 

Se ho un reddito basso e nessun familiare in grado di occuparsi di me, e ho bisogno di qualcuno che mi aiuti ad alzarmi dal letto, a vestirmi e a mangiare, mi reco agli sportelli dei Servizi sociali del Comune, dove un' altra commissione valuterà se mi spetta il voucher per pagare quello che in gergo tecnico è il Sad, ossia il servizio di assistenza domiciliare. Ma sempre il Comune, oltre al servizio sanitario, può mettere a disposizione strutture semiresidenziali per trascorrere la giornata.

 

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Morale: se beneficio dell' indennità di accompagnamento dell' Inps, dell' assistenza domiciliare del ssn e di servizi semiresidenziali del Comune devo passare da tre iter diversi. Ognuno con i suoi tempi e criteri di accesso. Un calvario per le famiglie che rende di per sé sfinente e disincentivante richiedere il sostegno che spetta.

 

Il quadro è così frammentato che nemmeno i ministeri competenti oggi possiedono una mappa completa della situazione reale: né sul tasso di copertura dei servizi, né sui costi perché le varie banche dati non comunicano tra loro. Una stima è appena stata realizzata dal Cergas-Bocconi. Gli anziani che ricevono l' indennità di accompagnamento sono 1,4 milioni, per una spesa pubblica di 8,8 miliardi di euro. Di questi, 911 mila anziani beneficiano anche di servizi domiciliari: in 779 mila dall' Asl, mentre in 131 mila dal Comune.

 

assistenza disabili 5

Per quel che riguarda l' assistenza presso i centri diurni, 270 mila anziani la ricevono nelle strutture semiresidenziali dei Comuni, mentre 24 mila dal sistema sanitario nazionale.

 

La spesa pubblica totale per questi servizi è di 200 milioni. Il costo complessivo ammonta a 11,16 miliardi, che diventano 15,22 se ci aggiungiamo le case di riposo, dove sono ospitati altri 287 mila anziani. Una spesa consistente per interventi che tuttavia raggiungono poco più del 50% degli anziani non autosufficienti e con servizi scarsi.

 

assistenza disabili 3

Basti pensare che le ore di assistenza a domicilio con l' Adi sono in media 21 in un anno, mentre per il Sad la spesa media annua in voucher è di 2.090 euro. Di fatto la cura degli anziani viene scaricata sulle famiglie: sono 8 milioni i familiari che assistono non autosufficienti.

 

Per supplire alla mancanza di assistenza pubblica è stata fatta la legge 104 del 1992: i parenti fino al terzo grado possono prendere 3 giorni al mese di permesso retribuito per assistere la persona bisognosa assentandosi dal lavoro: da un lato ciò è insufficiente per chi è solo, dall' altro la norma si presta a una lunga serie di abusi difficilmente controllabili. Inoltre si aggiungono 1 milione di badanti, per una spesa complessiva di 6,8 miliardi. E quando le famiglie non sono in grado di pagare di tasca loro i servizi domiciliari o semiresidenziali, gli anziani finiscono ricoverati in modo improprio in ospedale.

assistenza disabili 4

 

In Italia una riforma è attesa dalla fine degli anni Novanta. Ora sono previsti 500 milioni di investimenti in «Sostegno alle persone vulnerabili e prevenzione dei ricoveri», e 3 miliardi alla voce «Assistenza domiciliare». I soldi arriveranno dal Recovery plan, che ha raccolto alcune delle proposte sviluppate dal Network Non Autosufficienza, coordinato da Cristiano Gori, e promosse e sostenute da decine di associazioni, fra cui Caritas, il Forum Diseguaglianze e Diversità e Cittadinanzattiva.

 

assistenza ai disabili 2

Dal Recovery plan arriva anche la promessa di realizzare con un' apposita legge, da varare entro la primavera 2023, una «riforma organica degli interventi (). I suoi cardini saranno la semplificazione dei percorsi di accesso alle prestazioni, un rafforzamento dei servizi territoriali di domiciliarità, e quando la permanenza in un contesto familiare non è più possibile, la progressiva riqualificazione delle strutture residenziali».

 

assistenza ai disabili

Ovvero: meno burocrazia, più assistenza a casa e più case di riposo. Come tradurre nella pratica questi intenti, e integrarli di quel manca, è scritto invece nelle proposte di Francesco Longo e Gianmario Cinelli del Cergas-Bocconi, presentate nelle scorse settimane al Ministero della salute e del Lavoro e politiche sociali.

 

I ricercatori del Cergas-Bocconi hanno elaborato una proposta di riforma complessiva del sistema che prevede di istituire un Servizio nazionale per gli anziani non autosufficienti, come avvenuto nel 1978 per l' ssn.

 

disabili in attesa del vaccino

Il nuovo sistema si fonda su tre elementi chiave. In primo luogo, facciamola finita con anziani e famiglie che devono peregrinare all' Inps, all' Asl e ai Comuni e istituiamo un' unica commissione che stabilisce chi può avere accesso ai servizi di sostegno. In secondo luogo, diamo un' assistenza commisurata alle effettive condizioni di salute degli anziani.

 

Oggi il sostegno è uguale per tutti gli assistiti. Ad esempio, ricalcando il modello tedesco introdotto nel 1995, un anziano in condizione di autosufficienza limitata che sceglie un aiuto in denaro riceverebbe 288 euro al mese; un non autosufficiente che sceglie l' assistenza a domicilio e in strutture residenziali beneficerebbe di servizi per 1.815 euro al mese.

 

ASSISTENZA DOMICILIARE

Infine, bisogna affrontare di petto la questione delle badanti, spesso non in grado di assistere gli anziani adeguatamente, e alle quali oggi lo Stato non riconosce il ruolo di cura. Vanno formate e regolarizzate. Oggi il 60% sono clandestine. Senza spendere un euro in più, ma solo riorganizzando il sistema si possono assistere meglio 590 mila anziani in più.

 

Ma dal totale restano sempre esclusi un milione di non autosufficienti. Sarebbe, dunque, giusto indirizzare verso l' assistenza quel miliardo in pensioni all' anno che l' Inps sta risparmiando sui morti Covid. La riduzione della spesa pensionistica calcolata per il 2020 è di 1,11 miliardi di euro, se la proiettiamo sul decennio 2020-2029 sulla base delle aspettative di vita rilevate dalle tavole di mortalità Istat 2019, arriviamo ad un totale di circa 11,9 miliardi di pensioni che nei prossimi 10 anni non verranno erogate.

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