terremoto in irpinia de mita

IRPINIA, 40 ANNI DOPO - LA SERA DEL 23 NOVEMBRE 1980 IL TERREMOTO DISTRUSSE LA PROVINCIA DI AVELLINO UCCIDENDO QUASI TREMILA PERSONE, 8 MILA FERITI E 280 MILA SFOLLATI - IL RICORDO DI DE MITA: “STAVA CROLLANDO TUTTO MA DA ROMA AVEVANO INVITATO A NON CREARE ALLARME. LE ACCUSE DI PERTINI? NON FURONO GIUSTE. L’IRPINIAGATE? FU UN'INVENZIONE ALIMENTATA DA MONTANELLI CHE IO AVEVO QUERELATO PER DIFFAMAZIONE. COSA RESTA DI QUELLA NOTTE? DOPO LA RICOSTRUZIONE, LE PERSONE HANNO INGIGANTITO LA PROPRIA SOLITUDINE”

Estratto dell’articolo di Dario Del Porto per “la Repubblica”

 

TERREMOTO IN IRPINIA

«Quel giorno c'era un sole splendido. Solo i cani erano agitati. Abbaiavano e non si capiva il perché. Ce ne saremmo resi conto dopo: era l'anticipo del disastro. Il più grave che sia mai accaduto». Aveva 52 anni, Ciriaco De Mita, la sera del 23 novembre 1980. Era già deputato ed era stato più volte ministro. Ma alle 19.34, la scossa cambiò le vite di tutti e anche la sua. […]

 

Presidente De Mita, lei dov'era quando la terra cominciò a tremare?

«Ad Avellino, a casa di mio padre. Stavamo giocando a carte. In un attimo fu il finimondo. Dicono che la scossa sia durata 90 secondi […]».

 

Poi che fece?

TERREMOTO IN IRPINIA

«Uscii per mettermi al riparo. […] Fuori, le strade erano vuote. Dalle case emergevano figure ricoperte di calcinacci. Non sembravano persone, solo immagini. […] La gente era scappata, ma i telefoni suonavano in tutte le stanze. Era un ritmo costante: gli squilli si ripetevano, le scosse si susseguivano, nessuno rispondeva […]».

 

Lei era parlamentare, che fece in quelle ore?

«A Nusco avevo preso coscienza del dramma: "Qui abbiamo perso 14 vite, a Lioni e Sant' Angelo sono morti tutti", mi avevano detto. Corsi in prefettura ad Avellino, dove invece non arrivavano notizie, non si sapeva che erano crollate persino le caserme dei carabinieri. Da Roma avevano invitato a non creare allarme e stavano per darsi appuntamento al giorno successivo. Così li avvisai: "Dobbiamo muoverci adesso". Il capo dei vigili mi suggerì di telefonare a Roma: "Chiedi di mandare tutti i pompieri che ci sono"».

Ciriaco De Mita

 

L'indomani ci fu lo storico discorso del Capo dello Stato Sandro Pertini.

«Fu storico come fatto, non come pensiero».

 

Perché?

«Non era giusto scagliarsi contro i ritardi visto che mancavano gli strumenti per organizzare interventi tempestivi. Siamo stati noi, da quel giorno, a gettare le basi di un servizio, la Protezione civile, che oggi funziona bene […]».

 

Non si può dire lo stesso per la ricostruzione.

«In Irpinia fu una cosa seria. Le case sono state tutte ricostruite e anche bene. […] Altrove, invece, sono stati erogati fondi a comuni che il terremoto lo avevano visto solo in televisione».

 

TERREMOTO IN IRPINIA

E del cosiddetto Irpiniagate che dice?

«Fu un' invenzione alimentata da Indro Montanelli che io avevo querelato per diffamazione. Diventai un bersaglio senza meritarlo. Credo di essere stato il solo a non aver ricevuto finanziamenti per riparare la casa».

 

Anche la commissione parlamentare presieduta da Oscar Luigi Scalfaro la criticò aspramente.

«Lo trovai ingiusto e glielo contestai. Non c'erano fatti, né reati. Solo giudizi».

 

[…] Quarant'anni dopo, che cosa resta di quella notte?

«[…] Dopo la ricostruzione, le persone hanno ingigantito la propria solitudine. L'uomo s'illude con l'arricchimento del singolo, ma il singolo arricchito è disperato. E non mi riferisco ai soldi. Il cambiamento della condizione di vita, quando si ottengono i vantaggi senza pagarne il costo, alimenta la solitudine […]».

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