claudio foti condannato per il caso bibbiano

“LA BAMBINA NON C'ERA PIÙ E NON SAPEVO NEPPURE PERCHÉ” - FUORI DAL TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA CHE HA PROUNCIATO LA PRIMA SENTENZA SU BIBBIANO, CONDANNANDO LO PSICOTERAPEUTA CLAUDIO FOTI, C’È UN NONNO DI 70 ANNI CON GLI OCCHI LUCIDI. FU LUI A FARE LA PRIMA DENUNCIA: “MIA NIPOTE DAVANTI ALLE ASSISTENTI SOCIALI DISEGNÒ L'EX COMPAGNO DELLA MADRE CHE LE FACEVE LA COCCOLE. LE BRACCIA TESE, PROVA DELLA MOLESTIA, SECONDO LA PERIZIA CALLIGRAFICA NON ERANO STATE FATTE DA LEI, MA…”

Niccolò Zancan per "La Stampa"

 

claudio foti dopo la condanna 1

La prima cosa che dice è una data: «11 aprile 2018. Il giorno in cui le assistenti sociali hanno portato via mia nipote». La seconda frase: «Tutte le logiche erano cadute. La bambina non c'era più e non sapevo neppure perché».

 

C'è un nonno davanti al Tribunale di Reggio Emilia, ha gli occhi lucidi di rabbia o forse è un pianto di rivalsa. A metà pomeriggio, è stata pronunciata la prima sentenza sul caso degli affidamenti a Bibbiano. Quattro anni di carcere allo psicoterapeuta Claudio Foti, che aveva scelto il rito abbreviato.

 

claudio foti dopo la condanna 2

Diciassette persone rinviate a giudizio con rito ordinario. Escono gli avvocati, gli investigatori, il pm Valentina Salvi. E in mezzo a tutti, nella ressa dei giornalisti, c'è quel nonno: un nonno che è andato in aula a sentire.

 

Lo stesso nonno che era salito sul palco della scuola del suo paese durante il saggio di fine anno: «Erano passati dieci giorni dal rapimento, io lo chiamo così. Avevo preso il microfono a sorpresa, avevo detto quello che pensavo e poi ero scoppiato a piangere. L'indomani ero stato denunciato per diffamazione dalla responsabile dei servizi sociali di Bibbiano, ma sono stato prosciolto da quell'accusa e nel frattempo molte altre cose sono successe. Ecco perché quella di oggi è veramente una giornata importante».

 

stefania, la mamma di reggio emilia a cui gli assistenti sociali hanno portato via la figlia

Il nonno ha 70 anni, è un ex imprenditore, ha un ruolo cruciale. La sua denuncia è stata la prima delle dieci raccolte. Lo chiamano «il caso pilota». La nipote, che all'epoca aveva 9 anni, è stata la prima vittima a ritornare a casa. Così come poi è successo per tutti gli altri minori coinvolti in questa inchiesta.

 

«I primi 70 giorni sono stati terrificanti, non potrò mai dimenticarli. Tutto era nato da un problema fisico. Ci eravamo rivolti a una psicologa dei servizi sociali che dopo una sola seduta, ripeto una sola, ha detto: "Si presume che ci sia stato un abuso sessuale". Da lì è partito tutto. Ero incredulo, ma fiducioso: "Fate tutto quello che ritenete opportuno"».

 

Premessa necessaria: la bambina è figlia di una madre molto giovane. È stata affidata ai nonni paterni per questa ragione. Le assistenti sociali erano convinte che avesse subito una violenza sessuale dall'ex compagno della madre.

 

stefania e marco i genitori di reggio emilia a cui gli assistenti sociali hanno portato via la figlia 1

Per dimostrarlo, secondo la procura di Reggio Emilia, hanno falsificato ricordi, date e documenti, hanno manomesso persino un disegno. Il nonno racconta: «Quando grazie agli avvocati Patrizia Pizzetti e Nicola Termanini finalmente abbiamo potuto leggere la relazione sul caso sono precipitato all'inferno. Con il pennarello rosso sottolineavo tutte le falsità e non c'era una riga senza una sottolineatura. Era un incubo. E poi il disegno, il caso di quel disegno».

 

striscione su bibbiano

Negli atti ha un capitolo dedicato. Si intitola così: «Il falso disegno». Ecco cosa scrive l'assistente sociale Imelda Bonaretti nella sua relazione: «Nell'incontro la bambina spiega che le manca molto l'ex compagno della madre perché le faceva molte coccole e la faceva divertire. Le chiedo, allora, di disegnare come le faceva le coccole e la bambina esegue il disegno in allegato».

 

andrea carletti sindaco di bibbiano 6

Secondo le assistenti sociali di Bibbiano quelle braccia tese sono la prova della molestia. Ma troppe cose sembrano strane. Il nonno è uno dei primi a rendersene conto: «Ho preso una cartellina con i disegni di mia nipote. Cinquanta disegni e nemmeno una mano. Lei a quel tempo non sapeva disegnare le mani. Non le aveva mai disegnate. Sono quasi impazzito».

 

La procuratrice Salvi ha affidato una perizia calligrafica alla dottoressa Tardiello. Ecco il risultato: «Le mani, il braccio destro e la linea esterna del braccio sinistro sono state realizzate successivamente al restante tracciato. Il tracciato della mano destra non è riconducibile alla gestualità grafica della minore, in quanto riferibile a un differente grafomorficità».

 

BIBBIANO

La prova regina della violenza subita, quindi la ragione per cui la bambina doveva essere tolta alla famiglia, era stata fabbricata. La procura di Reggio Emilia ne è convinta. Il nonno dice che lo aveva sempre saputo: «Ricordo quando, dopo la prima seduta dalla psicologa lei mi ha detto: "Lei è in cul-de-sac". Lei da questa storia non ne esce!" E io, basito: "Ma come non ne vengo fuori?". Lì ho iniziato a capire quello che stava succedendo. Il potere delle assistenti sociali è smisurato e incontrollato. Per fortuna abbiamo trovato qualcuno che ci ha ascoltati, non potrò mai ringraziarli abbastanza».

 

L'aula si è svuotata. Le telecamere inseguivano lo psicoterapeuta Foti. Quel nonno osservava la scena: «La bambina è tornata a casa a giugno del 2019. Abbiamo fatto una festa con i compagni. È stata una grandissima gioia. Oggi ha 13 anni e ricorda tutto. Ricorda il momento in cui le hanno detto che doveva fare la merenda fuori con una scusa, per poi portarla in una casa famiglia».

 

BIBBIANO STAZIONE

Voi cosa le avete detto? «Abbiamo spiegato che ci sono delle cose ingiuste. Che gli esseri umani commettono degli errori. Che ci sono persone buone e altre persone meno buone». A quel punto era quasi buio. Nel cortile del Tribunale di Reggio Emilia c'è una persona defilata, un giovane padre. La prima cosa che dice è una data: «22 novembre 2018. Il giorno in cui le assistenti sociali di Bibbiano hanno preso mio figlio».

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