carlo emilio gadda

“I BORGHESI DI MILANO? SONO PANTEGANE CODARDE. BRONTOLANO CONTRO I MERIDIONALI E POI NON HANNO LA FORZA O L’INGEGNO DI CONTRASTARLI” - NEL 1932 CARLO EMILIO GADDA FACEVA IL CONTROPELO AI “PACCHIANISSIMI” SIGNOROTTI MENEGHINI: “NON ESISTONO MILANESI DELLA CLASSE COLTA E “DIRIGENTE”. SOLTANTO CHI FABBRICA SCALDABAGNI O MANIGLIE DI OTTONE STAMPATO È UNA PERSONA DEGNA DI CONSIDERAZIONE A MILANO. LA DEGENERAZIONE DELLA TENDENZA INDUSTRIALE, L’UNILATERALITÀ DELLA CULTURA, LA MESCHINITÀ CELTICA DELLA LORO BORIA E IL SECOLARE CATTIVO GUSTO RENDONO IMPOSSIBILE LA VITA IN CITTA’…”

Estratto di un testo del 1932 di Carlo Emilio Gadda, pubblicato dal “Corriere della Sera” nel 2007

 

CARLO EMILIO GADDA

I Rusconi non fumavano: non si sa bene perché non fumassero, forse per igiene, forse per economia. Ma certo le sigarette con quello stemma d’Italia non erano cosa che doveva entrare nelle loro grazie: associavano l’idea delle Macedonia a quella delle guardie di finanza, della Regìa, dello Stato Italiano, dello Stato dei meridionali.

 

Comperare delle Laurens, o delle Capstain non gli era passato mai per il cervello: buttare in fumo tanti denari. Compatti, orgogliosi, borghesi, avevano dei celti il morboso culto della propria supposta intelligenza, non il franco eroismo dei celti: brontolavano contro i meridionali, ma nessuno di loro avrebbe mai osato contrastare ai dettami d’un meridionale, anche perché non ne avevano il potere o la forza o l’ingegno: appartenevano a quella stirpe chiusa, onesta, che può essere simboleggiata, in biologia, dal grosso topo detto «pantegana» da noi, che corre i fossi e sbuca subito di tra il folto delle urtiche e subito si rintana, sapiente nella sua cotenna e codardo.

 

CARLO EMILIO GADDA

Appartenevano a quella gente che sorride di pietà e di superiorità quando parla del governo, ma che è assente da tutte le attività del governo: assente dall’amministrazione, dalla magistratura, dall’esercito, dalla marina, dall’insegnamento.

 

Non esistono milanesi della classe colta e “dirigente” che siano generali, ammiragli, giudici, ingegneri del genio civile, ufficiali del genio navale, o professori di università. La ricca borghesia milanese sorride di commiserazione a sentire che uno è professore d’università: il presentarsi come professore di filosofia o di diritto romano o di storia antica in un salotto milanese equivale a farsi ricevere con un’occhiata di commiserazione. Soltanto chi fabbrica scaldabagni o maniglie di ottone stampato è una persona degna di considerazione a Milano. La degenerazione della tendenza industriale, l’unilateralità della cultura, la meschinità celtica della loro boria,

 

CARLO EMILIO GADDA

(...) il secolare cattivo gusto rendono impossibile la vita in Milano 1930, a uno che voglia dedicarsi agli studi. Lo studio nel giudizio milanese è un mezzo di «laurea»; la laurea è come un foglio di congedo dal servizio militare, null’altro. I giovani della borghesia milanese studiano otto anni il latino per essere incapaci di tradurre una frase di Cicerone.

 

(...) a Milano essere professore è cosa ritenuta indegna di persona che si rispetti: spazzino municipale è già una carica molto superiore nell’esternazione dei milanesi. Interminabili tiritere contro i professori e le scuole si sen- tono ad ogni piè sospinto negli illuminati salotti della borghesia pacchianissima, lodi dell’attività pratica, inni allo scaldabagno, ditirambi verso le maniglie di ottone stampato. Il professore è un essere meschino, dalle idee ristrette, incapace di attività e di modernità, che vive del suo Cicerone come il tarlo nella vecchia mensola, che non capisce nulla della vita.

 

CARLO EMILIO GADDA

(...) Nessuna pietà, verso chi studia o desidera studiare, nella Milano 1920-30. (...) I cinquemila e cinquecento pisciatoi della virtuosa città pullulante di persone «pratiche della vita»: ma il professore che un po’ curvo per ragione del mestiere legge e lavora e pensa, e può dir cose utili e sagge alle nuove generazioni istupidite dalle sciocche iperboli della Gazzetta dello Sport, il professore è additato al disprezzo pubblico, conspiré, bafoué.

 

Questa è l’intima “cultura” milanese in questi primi decenni del sec. 20. (...) Li scaldabagni, a tutti i costi e contro ogni verosimile criterio di opportunità. E così si moltiplicarono le fabbriche e le fabbrichette, le officine e le officinette, le maniglie e le manigliette: ma non troverete una porta che chiuda né una finestra che tenga, perché il genio della meccanica e della vita pratica suggerisce sì le maniglie e il cavatappi contro il Maledetto Spinoza, ma non ha né mai avrà virtù tali da far maniglie tali che servino a chiuderle.

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...