russia

“DOVE ANDIAMO? ORMAI I RUSSI LI ODIANO TUTTI” – LE VOCI DISPERATE DI CHI VORREBBE FUGGIRE DALLA RUSSIA PER RICOMINCIARE A VIVERE IN UN ALTRO STATO E DI CHI È GIA' EMIGRATO, LASCIANDOSI TUTTO ALLE SPALLE: MOLTE FAMIGLIE SI STANNO SPACCANDO, I FIGLI PARTONO MENTRE I GENITORI RESTANO PER ACCUDIRE GLI ANZIANI. C’È CHI VA NEI PAESI BALTICI, IN FINLANDIA E PERSINO IN GEORGIA. I RACCONTI DEI GIOVANI SU TELEGRAM: “NON HO SOLDI, FORSE ARRIVERÀ LA FAME…”

1 - GIOVANI E CREATIVI, È FUGA DALLA RUSSIA IL PUGNO DI FERRO CONTRO LE PROTESTE

Fabrizio Dragosei per il “Corriere della Sera”

 

proteste in russia 2

La chiamano oramai «La grande fuga» perché l'alternativa è essere licenziati per aver espresso la propria contrarietà alla guerra che non si chiama guerra o finire nelle mani della polizia per essere scesi in piazza. Ieri in centinaia hanno fatto vedere e sentire il loro dissenso e sono stati afferrati in malo modo e trascinati da agenti in tenuta antisommossa (quasi mille i fermati; quindicimila dall'inizio della guerra). Una donna aveva semplicemente pensato di passeggiare per le vie del centro di Nizhny Novgorod con un foglio bianco in mano.

proteste in russia 1

 

Niente da fare, è stata agguantata e portata via. Il nuovo simbolo della protesta è un nastro verde, forse perché zelyonij (verde) ricorda il nome di Zelensky. Allora chi può, chi ha ancora la speranza di ricominciare una vita, se ne va. La Russia che non può esprimere il suo voto nell'urna, visto che, secondo l'opposizione, le elezioni sono falsate, sta votando con i piedi.

 

In auto o treno verso i Paesi baltici e la Finlandia; in aereo chi può permetterselo. I fortunati che avevano ottenuto un visto Schengen per turismo scelgono l'Europa, ma naturalmente passando per altri scali perché i voli diretti sono tutti bloccati. Gli altri puntano su Stati che ammettono i cittadini della Federazione russa senza richiedere il visto. I ricchi, quelli che hanno già pensato per tempo ad accumulare quattrini all'estero, guardano agli Emirati Arabi che non fanno nemmeno troppe domande sulla provenienza del denaro trasferito nelle loro banche.

 

fuga da mosca

La gran massa va nelle ex repubbliche sovietiche «amiche» che hanno accordi di libera circolazione in base ai vecchi trattati sottoscritti dopo lo scioglimento dell'Urss nel 1991. Perfino la Georgia, con la quale Mosca è stata in guerra nel 2008. «Sono almeno 25 mila i russi entrati in queste due settimane», dicono le autorità di Tbilisi. Ma anche Kirgizistan, Armenia, Uzbekistan. In tutti questi Paesi, tra l'altro, si parla comunemente russo.

 

Altre mete verso le quali si stanno dirigendo grandi flussi di persone che non vogliono avere più nulla a che fare con Vladimir Putin e con i suoi luogotenenti sono il Messico, la Turchia e la Serbia. Belgrado accoglie a braccia aperte i russi, soprattutto se hanno una specifica formazione tecnica. E poi il serbo è pur sempre una lingua slava e farsi capire non è un gran problema. A nord si entra direttamente in auto in Estonia e Lettonia, sia pure con qualche problema. Tantissimi, da Mosca e da San Pietroburgo, puntano sulla Finlandia che si raggiunge pure in treno.

russia 1

 

Quattro ore dalla capitale a Piter e poi si sale sull'«Allegro» delle ferrovie finlandesi che assicura due collegamenti quotidiani (la domenica sono tre). Inutile dire che i convogli sono gremiti verso Helsinki e vuoti al ritorno. Sul treno adesso possono salire solo cittadini russi e finlandesi. «Stiamo perdendo i migliori talenti, le persone più dinamiche. Sembra la ripetizione del 1917», dice la cinquantenne Alla Magnitskaya che non se ne può andare da Mosca perché deve assistere i genitori malati. Non possono lasciare la Russia nemmeno due milioni e mezzo di silovikì , vale a dire militari, poliziotti e agenti dei servizi segreti. Per motivi di sicurezza nazionale a loro è vietato da anni l'espatrio.

repressione in russia delle proteste contro la guerra 9

 

2 - LA RUSSIA LA PAURA DI CHI VUOLE EMIGRARE "OGGI ALL'ESTERO CI ODIANO TUTTI"

Francesca Sforza per “la Stampa”

 

Chi può se ne va. E in tanti se ne sono già andati: Istanbul, Dubai, Atene. Poi però ci sono quelli come Cyril, che non si chiama così perché nessuno a Mosca racconta più niente con il suo vero nome, anche se vuole che la sua storia si sappia, e infatti la scrive in una delle tante chat su Telegram che si sono accese in Russia come fiammelle alle finestre (era così che in Belarus dimostravano il dissenso, non potendo più scendere in strada senza finire in carcere). «Io e la mia famiglia abbiamo pensato a emigrare - scrive Cyril - ma non c'è nessun posto dove andare. Dove si può andare se poi non ci puoi stare? Tutti odiano i russi adesso, sarà solo più difficile tornare».

 

repressione in russia delle proteste contro la guerra 6

Anche Olga, che fa il notaio a Mosca (non è la stessa cosa che fare il notaio in Occidente, in Russia i notai sono qualcosa a metà tra i ragionieri e gli amministratori di condominio) non se ne può andare: «Dovevo partire prima, mentre stavo ancora portando a termine gli studi, ma allora non ne ho avuto la forza. Adesso ho mia mamma che ha avuto un ictus e un bimbo piccolo di cui occuparmi. E anche un lavoro di cui nessuno all'estero ha bisogno: che possibilità avrei?».

repressione in russia delle proteste contro la guerra 3

 

Chi è istruito e ha un buon lavoro (ma non buonissimo) oscilla di continuo nel dubbio se partire o restare. Ivan, che lavora all'università di Yelets, scrive che stava pensando di andarsene, ma non si è sentito a posto con la sua coscienza: «Ho una figlia che vive qui, e la tomba di mia mamma». In alcune famiglie si litiga, c'è chi vorrebbe fuggire e chi no. Come a casa di Marina, che lavora in una galleria d'arte a Mosca: «Vorrei andarmene, ma mio marito è contrario, dice che all'estero senza sapere le lingue e avere delle competenze particolari non troveremmo mai un lavoro. I nostri genitori sono qui e a casa abbiamo una nonna di 92 anni che ha bisogno di essere curata. Come faccio ad andarmene senza la mia famiglia? Sento che andrà tutto molto male, che tornerà la povertà, i banditi, forse una guerra civile. Abbiamo una piccola dacia fuori città - aggiunge - forse andremo lì, ho rinunciato a realizzarmi nel mio lavoro. Quando c'è la guerra nessuno ha più bisogno dell'arte».

repressione in russia delle proteste contro la guerra 2

 

Altre famiglie invece si spezzano: «Sono il figlio maggiore - racconta Sergey - mio fratello lavora all'estero, i nostri genitori sono anziani, hanno bisogno di cure, ed è giusto che il più giovane viva in un Paese libero e quello più anziano in uno totalitario». Tra le paure più grandi dei russi c'è quella di non riuscire a trovare più le medicine per i loro malati: circa il 55% dei farmaci venduti in Russia sono importati, e quelli che sono prodotti in patria hanno bisogno di sostanze di importazione per almeno l'80%. Ci si aspetta interruzioni di forniture, scaffali vuoti, malattie che non si possono curare.

repressione in russia delle proteste contro la guerra 18

 

E se gli anziani sembrano più rassegnati - ma anche forse più capaci di immaginare il futuro, perché è il loro passato, sanno già come sarà - per i più giovani sembra solo un brutto film: «Ho 30 anni - scrive Liza - vengo da una piccola città della Siberia. E solo di recente ho iniziato a vivere, e non a sopravvivere: mangiare cibi deliziosi, comprare cose buone, fare qualche viaggetto con mio marito E ora il mio Paese mi sta gettando di nuovo nella povertà».

 

repressione in russia delle proteste contro la guerra 17

Ruslan vorrebbe andarsene in Georgia, o in un altro Paese della Cis, «ma ho 22 anni, sono in quell'età stupida in cui ho già dei risparmi ma non bastano per mollare tutto e andare a vivere in un Paese in cui non so quando potrò lavorare. Poi ho paura di lasciare mio padre e mia nonna che vivono a Samara. Se la pensione di nonna non sarà più sufficiente ci dovrò pensare io, forse arriverà la fame». Ruslan scrive anche un'altra cosa: «In fondo, non voglio andarmene, questo è il mio Paese, credo che possiamo cambiare qualcosa, soprattutto ora che il regime sembra più vulnerabile».

repressione in russia delle proteste contro la guerra 15

 

E' la stessa cosa che pensa Oleg: «Sì, è vero, adesso un nonno impazzito (sono in molti a chiamare così il presidente Putin) rende la vita in questa casa molto peggiore. Ma so perfettamente che la Russia non è lui. La Russia siamo noi. Quando tutto sarà finito ci sarà molto da fare per ricostruire. Voglio essere tra quelli che lo faranno, voglio aspettare l'alba in Russia. Credo che dopo una notte così dura, l'alba che stiamo aspettando sarà incredibilmente bella».

proteste in russia contro la guerra 4proteste in russia contro la guerra 2Manifestanti arrestati in Russia 5Donna vuole parlare a favore della Russia ma viene arrestataproteste in russia contro la guerra 1repressione in russia delle proteste contro la guerra 12

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO