franco cerri

“FRANCO CERRI ERA UN UOMO DISCRETO, COME IL SUO JAZZ IN PUNTA DI PIEDI” – MOLENDINI: “UNA VITA DI UOMO DI PIANURA CHE HA AFFRONTATO UNA SOLA VOLTA LA VETTA DEL SUCCESSO POPOLARE, QUANDO È FINITO IN AMMOLLO IN UNA VASCA DI VETRO. HA SAPUTO UTILIZZARE LA POPOLARITÀ GUADAGNATA CON CAROSELLO, CON IL SUO SPIRITO SOTTILE DA SHOWMAN, MA NON HA MAI TRASCURATO LA PASSIONE CHE HA GUIDATO I SUOI 95 ANNI DI VITA…” - VIDEO

Marco Molendini per Dagospia

 

franco cerri

Franco Cerri era un uomo discreto, come il suo jazz in punta di piedi, come la sua vita di uomo di pianura che ha affrontato una sola volta la vetta del successo popolare, quando è finito in ammollo in una vasca di vetro. Una storia paradossale per un jazzista in giacca e cravatta, elegante e ironico, capace di ridere anche di quella improvvisa, inattesa e smisurata popolarità. Non c'è giornale o notiziario che non lo ricorderà per quell'episodio, anche se è stato del tutto ininfluente per il corso della sua lunga vita musicale.

 

franco cerri

Perché Franco Cerri è stato soprattutto innamorato della sua musica, un italiano nato nel ventennio, diventato adulto durante la guerra, uomo del Dopoguerra quando la sua chitarra si è messa a macinare swing con un pugno di amici. Ed è successo tutto per caso, come era accaduto per quello spot di Biopresto conquistato soffiando la parte a Peter Sellers (già famosissimo e che, naturalmente, sarebbe costato molto di più). Anche il jazz è arrivato per via naturale: «Era il 1943. Una sera papà venne a casa con una chitarra. L'aveva pagata 78 lire. Disse: so che la desideravi, ma ora arrangiati». E Franco si è arrangiato, da autodidatta di talento. Suonava nelle orchestrine che facevano ballare i cortili della Milano del Dopoguerra. Suonava e si arrangiava, muratore e poi ascensorista. Una sera in uno di quei cortili arrivò Gorni Kramer, chiese se qualcuno conosceva dei pezzi americani e Franco si è fatto avanti.

 

marco molendini foto di bacco

Era ancora una schiappa, ma pieno di entusiasmo, adorava lo swing, l'America, la gioia che la nuova musica portava in quell'Italia devastata dal fascismo e dalla guerra. Ha continuato a suonare con Kramer per vent'anni, è diventato un grande specialista delle sei corde (discreto, elegante, attento), ha animato il jazz a Milano, città vivacissima, piena di ragazzi curiosi come lui (Oscar Valdambrini, Enrico Intra, Gil Cuppini, Renato Sellani e tanti altri), ha ondeggiato come tutti fra la purezza dei sogni e la musica commerciale, quella però che sapeva strizzare l'occhio all'amato jazz, come quella del Quartetto Cetra di Virgilio Savona e come lo swing di Natalino Otto che, durante la registrazione di uno dei suoi successi, La classe degli asini, sapendo dell'ironia del suo chitarrista, gli chiese: «Cominciamo con l'interrogare il più intelligente.

 

franco cerri 55

Tu Franco Cerri, sai dirmi dove si trovano i Pirenei?». E , con la sua aria svagata, imitando la voce di Gilberto Govi: «I Pirenei... I Pirenei si trovano, se si cercano. Ma, se non si cercano, no!". E la battuta rimase in tutte le edizioni della canzone. E poi Nicola Arigliano, Van Wood, Johnny Dorelli, Mina, l'amico Jannacci. Non ha perso un'occasione, Franco. Ha incontrato maestri come Duke Ellington (aprì un suo concerto a Bologna), Gerry Mulligan, che lo chiamava ogni volta che era a Milano e voleva che suonasse il contrabbasso, Django Reinhardt, uno dei suoi eroi, Chet Baker. Una sera riuscì ad accompagnare Billie Holiday.

 

franco cerri 5

Lady Day era finita in una serata infernale allo Smeraldo, allora specializzato in spettacoli di varietà destinati, fischiata da un pubblico assai lontano dal jazz. Così i jazzisti milanesi organizzarono per lei una serata di riparazione al Teatro Girolamo e ad accompagnarla c'erano il suo pianista di allora, Mal Waldron, Gene Victory alla batteria e Franco alla chitarra. Era un'epoca eroica del jazz, passione e quattro soldi e anche quattro gatti. Ingenuità e ammirazione sincera per quei grandi miti americani. Ma che musica.

 

marco molendini

E così quei ragazzi sono diventati dei grandi musicisti, come Franco Cerri che si è fatto le ossa on the road, ha vissuto di musica (cosa non facile all'epoca), ha saputo utilizzare la popolarità guadagnata con Carosello, con il suo spirito sottile da showman, che gli ha permesso di fare anche televisione e radio, ma non ha mai trascurato la passione che ha guidato i suoi 95 anni di vita fino all'ultimo, dedicandosi all'impegno quotidiano con la sua scuola di musica (fondata con il vecchio amico, Enrico Intra).

franco cerrifranco cerri 6

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…