mauro ferrari

“HO DOVUTO CONSTATARE LE PARALIZZANTI INEFFICIENZE DELL’EUROPA” - IL CAPO DEGLI SCIENZIATI UE, MAURO FERRARI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO DELLA RICERCA, SI DIMETTE DOPO LA BOCCIATURA DELLA PROPOSTA DI CONVOGLIARE TUTTI GLI SFORZI DI RICERCA DELL’ENTE VERSO LA LOTTA AL COVID-19 - "SONO RIMASTO ESTREMAMENTE DELUSO DALL’APPROCCIO ANTI-PANDEMIA DEL SISTEMA EUROPA"

Testo di Mauro Ferrari pubblicato da corriere.it

 

 

 

mauro ferrari

Perdonatemi, ma io credo che la priorità adesso sia fermare la pandemia e cercare di salvare milioni di vite. Questo ha precedenza sulle carriere, sulla politica e anche sulla bellezza di un certo tipo di scienza. Perdonatemi, ma io credo che la scienza debba essere al servizio della comunità, specialmente nei momenti di emergenza. E questo lo è, perché solo attraverso la scienza si potranno sconfiggere Covid-19 e i suoi successori. Il mio incarico come Presidente del Consiglio Europeo della Ricerca (Cer) è giunto al termine.

 

Ho appena presentatole mie dimissioni alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La mia nomina era stata annunciata nel maggio 2019, quindi ho preso servizio il primo gennaio del 2020. Nei sette mesi precedenti a questa data ho lavorato come volontario per il Cer, motivato dall’ammirazione dall’entusiasmo per questa rispettata agenzia di finanziamento, dalla mia dedizione verso gli ideali di una Europa unita, e dal mio desiderio di essere al servizio delle necessità del mondo, attraverso la migliore scienza.

 

mauro ferrari

Queste motivazioni idealistiche si sono scontrate con una realtà ben diversa, nei tre mesi a partire dall’ inizio della mia presidenza. Segnali inquietanti che avevo raccolto già dai primi momenti si sono rapidamente trasformati in raggelanti certezze di un mondo completamente diverso da quanto avevo immaginato. La pandemia Covid-19 ha spietatamente messo a nudo gli errori di valutazione che avevo compiuto. Nei momenti di emergenza le persone, e le istituzioni, mostrano la loro natura più profonda e il loro vero carattere (qui l'intervista rilasciata al Corriere nel maggio del 2019: «All’università ero un po’ scarso. Sono insonne e studio tanto»).

 

Già dall’inizio della pandemia si era reso evidente the questa sarebbe stata probabilmente una tragedia senza precedenti, per il suo carico di morte, sofferenza, trasformazione della società e devastazione economica, e che a soffrirne di più sarebbero stati i più deboli e meno fortunati della società. Su queste basi ho subito presentato una mozione per il lancio di un programma scientifico speciale, direttamente focalizzato su Covid-19.

 

mauro ferrari

In momenti così tragici, ho creduto necessario fornire ai migliori scienziati gli strumenti e le risorse per combattere questa pandemia con nuovi farmaci, nuovi vaccini, nuovi metodi diagnostici e nuove teorie scientificamente solide sulle dinamiche di comportamento sociale, a supporto delle strategie di contenimento pandemico, che per ora si basano intuizioni spesso solo istintive delle autorità competenti. L’ente di governo del Cer ha però votato contro la mia proposta, in maniera unanime e inappellabile, senza neppure accettare di discutere o sviluppare insieme un programma anti-Covid.

 

 

 

Lo ha fatto con tale veemenza da opporsi alla mia presidenza in toto da quel momento in poi. Il voto contrario alla mia mozione è stato basato sul fatto che il Cer finanzia progetti basati sul principio di spontaneità scientifica (il cosiddetto “bottom-up”) ovvero senza privilegiare aree di priorità di ricerca. È vero che la Commissione europea possiede anche altri programmi che sono invece “top-down”, e che diversi di questi sono stati in parte diretti su iniziative collegate alla pandemia. Purtroppo però questi formano un insieme di attività senza una vera cabina di regia, e con una componente limitata di scienza di frontiera.

 

 

coronavirus Italia

È pur vero che il Cer giustamente si vanta di essere l’ente che finanzia l’élite delle eccellenze scientifiche europee, basate sulle scelte programmatiche presentate dai ricercatori stessi con le loro richieste di finanziamento, e senza che considerazioni di beneficio sociale (“impact”) siano considerate un criterio per la selezione dei progetti. Ma nelle mie fantasie idealistiche ho creduto che in circostanze così tragiche fosse dovere etico anche, e forse particolarmente, dei migliori combattenti di imbracciare le armi migliori e dirigersi senza esitazioni al fronte, alla frontiera, per sconfiggere questo nemico formidabile.

 

coronavirus Italia

Ho creduto ingenuamente che questi non fossero momenti per la governance scientifica di disquisire sulle sottigliezze metodologiche di “bottom-up” piuttosto che “top-down”, o per preoccuparsi di misurare se tutti i raggruppamenti disciplinari avrebbero beneficiato in maniera paragonabile da un’ iniziativa a largo spettro su Covid-19. E sono rimasto esterrefatto, profondamente deluso dal voto unanime contro la mia mozione. Un sollievo parziale a questa delusione è stato portato dalla presidente von der Leyen, che personalmente mi ha chiesto di proporre considerazioni su come l’ Europa dovrebbe ora affrontare la pandemia.

 

Nei giorni successivi alla nostra prima comunicazione ho sviluppato il piano richiestomi, con diverse iterazioni, in risposta alle direttive e domande della presidente. Il solo fatto che io abbia lavorato direttamente con lei ha scatenato ulteriori terremoti interni al sistema Europa. Lei ha comunque trasferito la mia proposta a diversi livelli amministrativi, dove credo si sia disintegrata senza indugio. Può ancora essere che alcuni dei miei suggerimenti entrino in futuro a fare parte in qualche modo del piano d’intervento europeo. 

 

Devo però dire che finora sono rimasto estremamente deluso dall’ approccio anti-pandemia del sistema Europa. Lo sono dal punto di vista dell’assenza di coordinamento sanitario tra gli Stati membri, da quello dell’opposizione reiterata a programmi di solidarietà nei riguardi dei Paesi più colpiti, delle politiche unilaterali riguardo alle frontiere e per la mancanza di programmi scientifici sinergici e a largo raggio. A questo punto credo di aver visto abbastanza sia del governo scientifico, che delle operazioni politiche dell’Unione europea.

 

La divergenza tra la mie priorità e la visione della struttura di governo scientifico del Cer è molto chiara. In questi tre lunghi mesi a Bruxelles, ho certamente incontrato non poche persone di notevole talento e dedizione. Ma purtroppo dovuto constatare le paralizzanti inefficienze dell’ Unione europea, esse stesse in contraddizione con gli alti ideali sui quali l’organizzazione era stata fondata. In questi momenti c’è bisogno di azioni decise, finalizzate, efficaci – su queste si concretizzano le responsabilità e si manifestano gli ideali di chi desidera rendersi utile nel contrasto a questa devastante tragedia.

 

mauro ferrari

Ringrazio quindi con umile e sincera gratitudine chi mi ha offerto l’ opportunità di essere al servizio dell’ alto ideale europeo per questo periodo, allo stesso tempo troppo breve, e troppo lungo. Ma ora per me è arrivato il momento di tornare al fronte, alla frontiera della lotta contro la pandemia Covid-19, con risorse e responsabilità reali, lontano dagli uffici di Bruxelles, e al servizio di chi ha bisogno di nuove medicine e vaccini. Finora il mio ruolo europeo, nonostante il titolo altisonante, è stato di consigliere. E in futuro sarò sinceramente lieto ed onorato di continuare a fornire consigli, secondo coscienza, in maniera pubblica, trasparente, gratuita, e senza bisogno di fuorvianti titoli di alta fanfara, se l’Europa o chiunque altro me ne volesse chiedere.

 

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