johnny depp amber heard

“LUI SE NE GIRAVA PER LA CASA CON L’AFFARE SEMPRE DI FUORI”; “MI FOTTERÒ IL SUO CADAVERE CARBONIZZATO PER ASSICURARMI CHE SIA MORTA” - BENVENUTI NELLE SCENE INFERNALI DEL MATRIMONIO TRA JOHNNY DEPP CONTRO AMBER HEARD, CHE TRA AUDIO, PROVE, ACCUSE E RACCONTI RACCAPRICCIANTI TITILLA GLI ISTINTI PIÙ BASSI DI CHI GODE NELLO SCOPRIRE TUTTO IL MARCIO DI HOLLYWOOD - NEL PROCESSO LA POSIZIONE DI LUI, DESCRITTO COME UN VIOLENTATORE SESSUALE E RIPRESO IN ALCUNI VIDEO UBRIACO E IRACONDO, STA MIGLIORANDO GRAZIE A OTTIMI AVVOCATI, MENTRE LEI È ACCUSATA DI MENTIRE - LE FECI SUL LETTO, LA GIOVENTÙ DISASTRATA DI DEPP, LE CONTRADDIZIONI DI AMBER...

Matteo Persivale per il “Corriere della Sera – Sette

 

amber heard

I dialoghi fanno impressione: «Si è versato una maxipinta di vino», «sei solo un avanzo di night, una ex spogliarellista alla canna del gas», «lui se ne girava per la casa con l’affare sempre di fuori», «bevevo whisky di mattina perché l’happy hour è a tutte le ore», «affoghiamola prima di bruciarla!!!... Dopo, mi fotterò il suo cadavere carbonizzato per assicurarmi che sia morta».

 

johnny depp a processo

Le prove a carico incutono paura: le registrazioni audio surrettizie sempre gracchianti e disturbatissime, i filmati col cellulare occultato nel tinello della villona di lusso, lo specchio schizzato di sangue, le gigantesche “piste” di cocaina tipo quelle Al Pacino in Scarface ma vere, le fotografie del divo con la barbetta unta e i capelli neri lunghi steso sulla barella come un Cristo del Mantegna – non morto ma soltanto ubriaco, coperto di sangue solo perché si è mozzato un dito con una bottiglia di vodka nel suo personale, autoinflitto Golgota che gli è costato la reputazione, la carriera, i contratti (cancellati) da

decine di milioni di dollari.

 

amber heard 2

IL MATCH DI PUBBLICHE RELAZIONI

«Johnny Depp contro Amber Heard» camuffato da processo civile titilla gli istinti più bassi di chi sospettava, sì, che Hollywood fosse la Babilonia del nostro tempo ma sperava che almeno le trame dei suoi scandali fossero opera degli sceneggiatori da Oscar, non di quelli presi in prestito dalle soap opera e dai film horror di serie Z.

 

Amber Heard in tribunale in Virginia

Depp contro (anzi «versus» come latineggiano gli americani) Heard rassicura però chi ha sempre avuto una visione apocalittica della celebrità, del denaro, dell’America. Consola gli intellettuali sedotti (e per questo afflitti da sensi di colpa) dallo show quotidiano in diretta (anzi «live») via TikTok, Twitter, Facebook, YouTube, Instagram perché questa estasi del trash conferma almeno che Wittgenstein aveva ragione: «La logica riempie il mondo, i limiti del mondo sono anche i suoi limiti».

 

LA STRATEGIA

Amber Heard 3

I limiti della logica sono risultati evidenti dal primo giorno del processo, dalla prima udienza davanti alla corte civile dello Stato della Virginia per la causa – diffamazione – intentata da Johnny Depp contro l’ex moglie Amber Heard, attrice e modella con la quale è stato sposato dal 2015 al 2017 e che negli anni successivi lo ha ripetutamente accusato di abusi domestici e diffuso video che lo ritraggono ubriaco e iracondo.

 

Nel 2018 Heard aveva pubblicato un editoriale sul Washington Post definendosi vittima di «abusi sessuali», senza citare mai per nome l’attore, ma era impossibile non riconoscerlo: l’articolo è alla base dell’attuale procedimento. Depp chiede 50 milioni di dollari come risarcimento danni, l’ex moglie ha risposto con un’altra causa nella quale ne vuole 100.

 

amber heard johnny depp meme 3

La carriera di lui, 59 anni a giugno, è ormai ampiamente deragliata, niente più Pirati dei Caraibi (verrà rimpiazzato nei prossimi film da una donna, Margot Robbie), niente più Animali fantastici di J. K. Rowling (al suo posto ora c’è il family man Mads Mikkelsen), e quando sia la Disney sia la Warner ti scaricano la situazione appare al capolinea.

 

Malconsigliato, ha peggiorato le cose intentando causa per diffamazione al tabloid The Sun nel Regno Unito che l’aveva definito un picchiatore di donne, perdendo male e finendo pure sculacciato verbalmente dal giudice.

 

amber heard piange in tribunale meme

Adesso il processo in Virginia grazie a una serie di decisioni sensate da parte di Depp (ha scelto avvocati ottimi) e di errori di lei (ha scelto avvocati pessimi) si è trasformato in uno show cruento ma dall’enorme successo di pubblico.

 

I social media sempre ansiosi di scrivere male di qualcuno si sono avventati sulla vicenda, «Team Johnny» contro «Team Amber». Lui pareva indifendibile ma nei primi giorni di deposizione ha parlato della sua infanzia e gioventù disastrata: a lungo, con franchezza, senza fare sconti a nessuno, neanche a sé stesso, per la prima volta nella sua vita pubblica.

 

amber heard al processo

Lei che partiva come l’eroina femminista delle donne maltrattate si è contraddetta su particolari importanti, ha dovuto ammettere che la donazione in beneficenza dei milioni ottenuti da lui per il divorzio non è stata fatta, e le immagini del talamo nuziale nel quale lei per sfregio al marito collocò delle feci restano indimenticabili per chi ha avuto la sfortuna di vederle.

 

Johnny Depp e Amber Heard Barbie

Si è così scatenata l’analisi minuto per minuto del processo in mondovisione digitale via social: le osservazioni degli esperti di linguaggio del corpo, le teorie cospiratorie, il tifo da stadio fuori dal tribunale.

 

amber heard processo

Ogni singolo fotogramma analizzato in modo maniacale, tipo le immagini dell’attentato a Kennedy a Dallas: un teatro dell’assurdo nel quale anche Heard che si soffia il naso davanti al giudice viene accusata, con abbondanza di replay, di non essersi soffiata il naso ma di aver inalato qualcosa, da un oggettino celato nel fazzoletto bianco.

 

Amber Heard testimonia in tribunale 8

Heard ha licenziato con effetto immediato (ormai era tardi) i suoi consulenti di comunicazione, la famosa (e costosissima) Precision Strategies fondata dalla ex direttrice della campagna elettorale di Barack Obama. Ora si affida a Shane Communications, altra potenza del settore. Fuori dal tribunale, il circo dei fan con cartelloni e trombette.

 

Su Twitter, l’hashtag #AmberHeardIsALiar che le dà della bugiarda è stato utilizzato in più di 31.000 tweet, eclissando l’hashtag #IStandWithAmberHeard che la difende e che ne ha poco più di 21.000.

 

Amber Heard testimonia in tribunale 4

C’è anche il doc in due parti Johnny Depp contro Amber Heard – Il processo, trasmesso inizialmente su Discovery+ solo per abbonati, ma mercoledì scorso andato in chiaro in prima serata sul canale Nove.

 

UNA MADRE TERRIBILE

La prima sorpresa è stata la confessione di Depp: «Oggi, per la prima volta, ho la possibilità di parlare». Un monologo di ore, il primo in 37 anni di carriera perché era sempre stato notoriamente avaro di informazioni su di sé e la sua famiglia: l’infanzia nel natìo Kentucky che pare uscita da una piéce di Tennessee Williams con il padre mite e imbelle, e la terribile madre che si faceva beffe dello strabismo di Johnny («Mi chiamava orbo, occhiotorto, rideva della benda che dovevo portare sull’occhio sano per allenare quello malato: avevo cinque anni, tuttora sono legalmente cieco dall’occhio sinistro»). Le botte: «Ma quello era semplicemente dolore fisico, impari a subire».

 

Amber Heard con il labbro ferito

«Siamo in quest’aula perchè mi è sembrato diabolico che i miei figli (Lily Rose e Jack, avuti entrambi da Vanessa Paradis; ndr), che allora andavano ancora a scuola, si ritrovassero a fare i conti con gente che gli sventolava davanti la copertina della rivista People dove si diceva che ero un violento... Non l’ho mai picchiata, non ho mai picchiato una donna in vita mia. Questo processo è imbarazzante? No, sto facendo la cosa giusta».

 

Di imbarazzante, almeno per il sistema hollywoodiano, c’è l’assoluta trasparenza, una dose non abituale di verità: la parata senza fine di “assistenti personali”, autisti, tuttofare, galoppini. Coloro che avrebbero in realtà una sola mansione, al di là delle etichette: evitare che il loro principale finisca ripetutamente nei guai.

 

Amber Heard al processo in Virginia

La sofisticata infrastruttura di pubbliche relazioni del complesso sistema – vecchio come Hollywood – che ha industrializzato la celebrità da oltre un secolo dipinge noti beoni come modelli di temperanza, fornicatori seriali come mariti modello, overdosi improvvise e quasi letali vengono derubricate a ricoveri «per disidratazione», dipendenze all’ultimo stadio risolte in remote e esclusivissime cliniche nel deserto dell’Arizona. Lo stesso sistema che occulta diffusissime bi e omosessualità dietro paraventi benissimo realizzati con dovizia di apparenze etero, donne dello schermo, «matrimoni bostoniani».

 

Si tratta degli ottimi (e ottimamente retribuiti: gli orari sono pessimi e lo stress elevato) professionisti che fanno sì che il gossip resti per l’appunto gossip, e che si prodigavano perché al massimo i segreti finissero in un romanzo della compianta Jackie Collins.

 

Amber Heard in tribunale in Virginia 2

Invece Johnny Depp, uomo-azienda da due miliardi e mezzo di dollari fatti incassare al botteghino in una carriera piena sì di kolossal ma anche di tanti piccoli film indipendenti (di Gilliam, Kusturica...), si è sempre esposto alle intemperie della celebrità senza protezioni, accompagnandosi ogni volta a donne famose (Kate Moss, Winona Ryder, Sherilyn Fenn, Vanessa Paradis) che in qualche modo l’hanno sempre protetto.

 

Johnny Depp e Amber Heard

Fino alla giovane semisconosciuta Amber Heard, al divorzio infernale, alla gogna legal-mediatica del tribunale di Fairfax, Virginia, ad alto tasso di verità.

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI...

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…