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“MERAN HA SPARATO ALMENO 17 VOLTE” - IL KILLER DOMINICANO DEI DUE POLIZIOTTI DI TRIESTE STAVA PER FARE UNA STRAGE: HA TENTATO DI UCCIDERE ALMENO ALTRI OTTO AGENTI. NON CI SONO PROVE CHE AVESSE PROBLEMI MENTALI. AL CONTRARIO, NEL DECRETO DI FERMO C’È SCRITTO CHE “HA DIMOSTRATO” DI ESSERE “SOGGETTO PIENAMENTE INQUADRATO NEL TEMPO E NELLO SPAZIO” - IL RUOLO DEL FRATELLO CARLYSE, CHE NEL 2017 ERA STATO FERMATO CON UNA SCIMITARRA E…

1 – «HA SPARATO ALMENO 17 VOLTE» LA FURIA DEL KILLER IN QUESTURA

Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”

 

alejandro augusto stephan meran 2

Non soltanto Pierluigi e Matteo. Alejandro Augusto Stephan Meran ha tentato di uccidere «almeno altri otto agenti, di cui tre addetti alla vigilanza, quattro della squadra mobile e uno che cercò di aiutare i colleghi dopo aver sentito gli spari». Quindi, se i colpi sparati ad altezza d' uomo fossero andati tutti a segno, i poliziotti morti oggi sarebbero dieci.

 

Questo dice il decreto di fermo che ieri sera il giudice delle indagini preliminari Massimo Tomassini ha convalidato mantenendo l' impostazione della Procura. E cioè: nulla prova che l' assassino dell' agente scelto Pierluigi Rotta e del suo collega e amico Matteo Demenego abbia qualche tipo di problema mentale. Al contrario: è un uomo che «ha dimostrato» di non avere freni alle sue «spinte criminali» e di essere «soggetto pienamente inquadrato nel tempo e nello spazio».

 

TRIESTE, LA PISTOLA CON CUI SONO STATI UCCISI I DUE POLIZIOTTI

Quindi il gip, come il procuratore capo Carlo Mastelloni e il suo pubblico ministero Federica Riolino, non sono per nulla convinti dello stato di alterazione mentale di cui parlano i familiari di Alejandro. «Allo stato», scrivono, il solo dettaglio che «orienta verso una semplice scarsa lucidità» è il ritrovamento di «farmaci rinvenuti durante la perquisizione domiciliare, ma non risulta in atti alcuna traccia di visite specialistiche fatte in Italia, né risulta documentato l' episodio citato dal fratello di cui l' uomo si sarebbe reso protagonista in terra tedesca» (è il racconto di una circostanza in cui Alejandro avrebbe perso il controllo delle sue azioni, ndr ).

 

MATTEO DEMENEGOPIERLUIGI ROTTA

L' episodio «in terra tedesca» riguarderebbe un periodo in cui l' intera famiglia Stephan Meran viveva in Germania, qualche anno fa. E proprio in Germania Alejandro avrebbe «amici di riferimento» che per i magistrati spiegherebbero il pericolo di fuga. Perché avrebbe appoggi sufficienti per organizzarsi la vita, perché «si è dichiarato magazziniere e quindi in grado di sostenersi» e perché ha «la lucidità sufficiente» per «uccidere i due poliziotti e poi colpirne un altro facendo fuoco con la mira ad altezza d' uomo» e «per rendersi conto della grave condizione giuridica in cui versa».

 

trieste, due agenti uccisi in una sparatoriapierluigi rotta matteo demenego 1

Lui è ricoverato e piantonato all' ospedale di Cattinara (ferito all' inguine). Alejandro ha scaricato contro i due poliziotti l' intero caricatore della pistola d' ordinanza di Pierluigi Rotta (12 colpi) e ha premuto il grilletto altre volte anche con l' arma sottratta a Matteo Demenego quando era ormai a terra esanime (in tutto sono almeno 17 i colpi sparati).

trieste, due agenti uccisi in una sparatoria 2

 

L' ipotesi ritenuta più probabile è che la pistola del primo poliziotto ucciso avesse già il colpo in canna e niente sicura quando è finita nelle mani dell' omicida. Forse proprio perché l' agente stava per usarla quando è stato disarmato. Questo avrebbe facilitato l' aggressione dell' uomo che a quel punto non avrebbe fatto altro che premere il grilletto (senza «scarrellare» l' arma e togliere la sicura). Non è chiaro se fosse nelle stesse condizioni anche la seconda pistola, presa dall' assassino assieme alla fondina. Lo si vede in un filmato registrato nell' atrio della Questura: in una mano impugna un' arma puntata ad altezza d' uomo verso il piantone (ferito a una mano), nell' altra stringe la pistola che è ancora dentro la fondina e che userà pochi istanti dopo, fuori dalla Questura.

pierluigi rotta

 

Sugli stessi gradini che Alejandro ha fatto di corsa cercando la fuga, adesso c' è una montagna di fiori, bigliettini, disegni, libri, ceri. Qualcuno preferisce lasciare il suo omaggio all' interno, nello stanzone dell' ingresso dedicato da sempre ai «Caduti nell' adempimento del dovere», come dice la scritta sul marmo. Molti, moltissimi giovani arrivano in lacrime, si fermano a pregare.

 

Nei corridoi dove due giorni fa risuonavano gli spari solo occhi lucidi, abbracci, ricordi. I parenti dei due agenti, arrivati dalla Campania, si sono stretti in un abbraccio comune, assieme a tanti poliziotti e al questore, Giuseppe Petronzi. «Giustizia, giustizia, se la meritano» ha detto entrando la madre di Pierluigi. Il padre di Matteo, Fabio Demenego, ha scritto in un post su Facebook, «ciao mio eroe, ora sei il nostro Angelo Custode».

 

Fra le mille e mille parole di cordoglio della giornata ci sono anche quelle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che esprime «affetto, riconoscenza e dolore» di tutto il Paese per gli agenti uccisi. Affetto, riconoscenza e dolore anche dalla famiglia di un adolescente che il 25 settembre voleva uccidersi. Lo hanno salvato Pierluigi e Matteo.

 

matteo demenego

2 – LA VITA DEI FRATELLI TRA GERMANIA E ITALIA «CARLYSLE FU FERMATO CON UNA SCIMITARRA»

Michela Allegri per “il Messaggero”

 

trieste, due agenti uccisi in una sparatoria 3

Dalla Repubblica Dominicana alla Germania, dall'Aquila a Belluno, fino a Trieste. Un passato trascorso in un centro di igiene mentale tedesco e nessun ricovero in Italia, nonostante il giorno prima di rubare la pistola a un poliziotto nella questura di Trieste, uccidere lui e un suo collega, rubare un'altra arma e seminare il panico, Alejandro Augusto Stephan Meran, 29 anni, detto Tito, fosse già in preda alla follia, convinto di sentire voci di uomini che lo volevano uccidere. E invece, è stato lui a trasformarsi in un killer spietato, prima di rinchiudersi in un ostinato mutismo di fronte al gip che, dopo la mattanza, lo ha sentito per l'interrogatorio di convalida.

 

alejandro augusto stephan meran

IL FRATELLO

Nessuna accusa a carico del fratello Carlysle, 31 anni. Era stato lui a denunciare Alejandro, che la mattina dell'omicidio aveva rubato un motorino. «Ha problemi psichici», aveva detto agli agenti. «Tito ha combinato un altro guaio», aveva detto invece alla madre. Ma non si sarebbe mai immaginato che avrebbe impugnato due pistole e avrebbe iniziato a sparare all'impazzata, uccidendo due persone, ferendone una terza, rischiando di colpire molti altri agenti e passanti.

trieste, due agenti uccisi in una sparatoria 1

 

Spaventato a morte, Carlyse si è nascosto in un ufficio della Questura. Aveva paura che il fratello uccidesse pure lui. E pensare che era proprio Carlysle l'unico con un precedente preoccupante in famiglia, secondo quanto risulta alle forze dell'ordine: nel 2017, durante un controllo di polizia, era stato fermato con una scimitarra e denunciato con l'accusa di porto di arma abusiva e possesso di oggetti atti ad offendere. «Mi dispiace tanto per ciò che ha fatto. Chiedo perdono per mio fratello e faccio le mie condoglianze, siamo distrutti tutti quanti», continuava a ripetere ieri, ancora incredulo.

 

I DOCUMENTI

trieste, due agenti uccisi in una sparatoria 4

Il permesso di soggiorno dei due fratelli era regolare. Alejandro ha la carta di soggiorno di familiare di cittadino dell'Ue. Mentre Carlysle ha un permesso di soggiorno per motivi di famiglia con scadenza nel 2020.

 

pierluigi rotta matteo demenego

Prima di trasferirsi in provincia di Belluno e poi a Trieste, sembra che Alejandro avesse fatto una richiesta di ricongiungimento con la madre all'Aquila, anni fa. Poi, il trasloco. I fratelli Meran, spiega il questore di Belluno Lidia Fredella, avrebbero abitato a Ponte nelle Alpi fino al 2017. Anche se alcuni residenti dicono di averli visti lì fino alla scorsa primavera. Quindi, il trasferimento a Trieste, la mente di Alejandro che non dà tregua. Il ragazzo è incontenibile, ma probabilmente il suo disturbo viene sottovalutato. Prima, diventa un criminale - rapina una turista - poi, diventa un omicida. Ora si trova in ospedale, piantonato dalla Polizia.

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