paul kennedy

“LA MONARCHIA PERDERÀ PESO” – LA PROFEZIA SULLA CORONA INGLESE DELLO STORICO PAUL KENNEDY, CHE PREVEDE DOLORI PER CARLO: “IL RE CERCHERÀ DI TENERE IL PAESE UNITO, ANCHE SE NON AVRÀ LO STESSO FASCINO DI ELISABETTA E DOVRÀ LAVORARE PER COSTRUIRSI UN'IMMAGINE DI IMPARZIALITÀ. NON INTERVERRÀ PIÙ SUI TEMI POLITICI, ANCHE SE TUTTI RICORDERANNO COME LA PENSA SU CERTE QUESTIONI” – E SUL POSSIBILE FUGONE DI SCOZIA E IRLANDA DEL NORD RANDELLA I CONSERVATORI…

Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

paul kennedy 3

«Perdiamo una regina amata dal popolo e che era un faro di stabilità in un momento molto difficile per la Gran Bretagna: inflazione molto elevata, rischi di depressione economica, una crisi energetica che la colpisce più degli altri Paesi europei, dalla Francia alla Germania alla Svezia. Ma io ho fiducia in re Carlo III: cercherà di tenere il Paese unito, anche se non avrà lo stesso fascino di Elisabetta e dovrà lavorare per costruirsi un'immagine di imparzialità simile a quella di sua madre».

 

Paul Kennedy, lo storico inglese trapiantato negli Stati Uniti, reso celebre soprattutto dal successo mondiale del suo Ascesa e declino dei grandi potenze , riflette dal suo cottage di Yale, l'università nella quale insegna da quarant' anni, sulla scomparsa di Elisabetta II e sul futuro della monarchia britannica.

carlo e la regina elisabetta

 

Dopo tanti anni vissuti nell'America repubblicana, che sentimenti ha nei confronti della corona?

«Non sono di certo un monarchico incallito: sono nato e cresciuto nei quartieri operai di Newcastle upon Tyne, come dire Genova o La Spezia in Italia. In un ambiente di tendenze socialiste. L'amore per la corona si respirava altrove, nelle campagne.

 

Da noi contava di più il welfare. Ma capisco e condivido la grande considerazione della quale Elisabetta II ha goduto e penso che la monarchia possa essere ancora utile alla Gran Bretagna. Nel mondo sono rimaste poche monarchie costituzionali. Ma alcune di loro sono molto decorose, degne.

 

Sono rispettate, aiutano a mantenere l'ordine nella società in tempi turbolenti, rafforzano le istituzioni democratiche. Non ho grande fiducia nei leader politici Tory e laburisti di oggi. Credo che la monarchia, pur perdendo peso, possa ancora essere un collante. Tollerabile, con meno difetti rispetto all'attuale sistema presidenziale degli Stati Uniti. Né è immaginabile che venga sostituita a breve termine da un'altra struttura istituzionale».

paul kennedy 2

 

Settanta anni di regno: per gli inglesi Elisabetta era la monarchia, non hanno conosciuto altri sovrani. Carlo non è un salto nel buio?

«Ho apprezzato Elisabetta per il suo equilibrio istituzionale e perché, grazie al suo temperamento e alla sua dedizione, è stata molto amata.

 

Il saggio di Paul Kennedy Ascesa e declino delle grandi potenze

Questo ha aiutato a tenere unito il Paese. Ricordo che molti anni fa, doveva essere il 2003, fermandomi in un villaggio del Sussex, fui invitato a un party di celebrazione del Giubileo della regina al quale partecipava con entusiasmo tutta la popolazione: Elisabetta amata da tutti perché decent , questa parola che da noi significa tanto, alla mano, non spocchiosa, interessata alla vita della gente comune, timorata di Dio, non corrotta, non ideologica. Una monarchia percepita non come una minaccia ma come qualcosa di rassicurante in un mondo cattivo. Carlo sarà diverso, la monarchia conterà di meno.

Ma credo che possa avere comunque successo».

 

Come farà? Non è molto popolare né ha l'immagine di imparzialità di Elisabetta, viste le opinione politiche che ha espresso negli ultimi 50 anni, dal forte impegno ambientalista alle critiche al governo conservatore che voleva mandare molti richiedenti asilo in Ruanda.

meme su re carlo iii

«Per la popolarità credo che si appoggerà e darà molto spazio al figlio ed erede, il principe William, e a Kate, che sono molto più amati di lui. Per il resto, da sovrano cambierà regime: assumerà quell'atteggiamento che noi inglesi chiamiamo buttoned up , abbottonato. Non interverrà più sui temi politici, anche se tutti ricorderanno come la pensa su certe questioni. Ma non si metterà a far trapelare il suo punto di vista con indiscrezioni di stampa».

 

E le tentazioni centrifughe di Scozia e Irlanda del Nord? Elisabetta è riuscita a tamponarle. Ci riuscirà anche Carlo?

«Non ne sono certo, ma qui i guai dipendono soprattutto dagli errori e da certe scelte irragionevoli dei governi conservatori. Spero che non si ripetano con la nuova premier Liz Truss, ma non ne sono affatto sicuro.

 

LA REGINA ELISABETTA E CARLO

Potremmo avere problemi seri in Irlanda se ci si ostinerà a creare ostacoli commerciali con la Ue. C'è anche una questione scozzese, per via delle tentazioni indipendentiste: vedremo cosa accadrà nei prossimi 5-10 anni.

 

La Scozia ha una tradizione lealista. Capiremo in futuro se si trattava di fedeltà a Elisabetta, alla dinastia, o all'istituzione monarchica. Il partito conservatore, che dovrebbe rafforzarsi, è monarchico. Lo Scottish National Party vuole l'indipendenza, ma anche mantenere un legame col Regno nel Commonwealth. Solo la sinistra repubblicana è per la rottura totale. Ma è minoritaria».

la regina elisabetta investe carlo come principe di galles

 

 C'è anche una divisione generazionale. I sondaggi dicono che la monarchia piace ai tre quarti degli anziani ma solo al 24 per cento dei ventenni.

«Problema serio anche questo: i giovani sono meno tradizionalisti e meno sentimentali. Per questo dico che, comunque, la monarchia perderà peso. Ma qui il problema va oltre la monarchia: investe altri campi, dalla religione con le chiese di ogni denominazione che hanno perso un'intera generazione, alla politica: non ideologici, più attenti al loro particolare, spesso poco interessati alla gestione della cosa pubblica, i giovani possono spostare con noncuranza il loro voto da un estremo all'altro».

keir starmer tony blair gordon brown boris johnson paul kennedy 1liz truss firma la proclamazione di re carlo iiigli ex primi ministri britannici alla proclamazione di re carlo iii re carlo in parlamento 5proclamazione re carlo iii il discorso 3RE CARLO III PRIMO DISCORSO LA SMORFIA DI RE CARLO III DURANTE LA FIRMA DELL'ATTO DI PROCLAMAZIONEproclamazione re carlo iii il discorso re carlo in parlamento 2re carlo in parlamento 3re carlo in parlamento 4Lo storico Paul Kennedy

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…