bruno vespa

“NON DEVE PIU’ VALERE IL PRINCIPIO CHE BISOGNA PER FORZA PRODURRE LÀ DOVE COSTA MENO” - BRUNO VESPA SVENTOLA LA SACROSANTA BANDIERA DELL’AUTARCHIA: “HO SCOPERTO CHE IL 75% DEI PRINCIPI ATTIVI DEI NOSTRI FARMACI SI FANNO IN CINA O IN INDIA. COSÌ VALE PER IL GRANO, PER L'ENERGIA, PER LA TECNOLOGIA. SE CI TAGLIANO IL TUBO NOI NON SIAMO PIÙ IN GRADO DI REAGIRE O DI RESISTERE. SI È DETTO CHE QUESTA GUERRA SANCISCE LA FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE, DI SICURO DEVE ESSERE RIPENSATA ED EVITATA LA DELOCALIZZAZIONE"

Carlo Cambi per “la Verità”

 

bruno vespa

Da «Porta a porta» a «botte a botte» il cambio di scena è sorprendente; Bruno Vespa viticoltore però è più gioviale e degagé del gestore della «terza Camera» - così Giulio Andreotti battezzò il programma - che va in onda da 26 anni e ha scandito l'evoluzione e le contorsioni della politica italiana. Bruno condivide con il divo Giulio la battuta cortesemente tagliente. «Parliamo di vino all'infinito, ma non di politica». Viene da pensare che in effetti è inutile chiedere all'oste se il vino e buono.

 

E perché?

«Perché c'è differenza tra lavoro e passione anche se la fatica nel coltivare è doppia. Con un'altra differenza: da 40 anni mi occupo di politica, ma non ho mai pensato di fare politica. Anche di vino scrivo da 40 anni e non pensavo che avrei avuto una cantina; invece eccomi qua».

 

Cominciamo con il Vinitaly. È partito ieri: è la fiera delle velleità o della speranza?

i vini di bruno vespa

«Purtroppo, mi viene da dire così, sono un ottimista e per me questo Vinitaly è la fiera della ripartenza. Dopo due anni di lockdown le aziende, pur con tutte le preoccupazioni che ci sono, non hanno perso la spinta a fare, a migliorare. È anche la prima volta che si fa prima del Prowine (fiera tedesca che fa il mercato dell'export, ndr) e anche questo è un segno. Bisogna affidarsi alla speranza che la guerra finisca, che la crisi energetica rientri, che la pandemia sia alle spalle e si possa ricominciare a vivere. Perché il vino ha bisogno della gioia di vivere».

 

Perché una cantina in Puglia?

BRUNO VESPA OSPITE DI MATTINO5

«Prima per caso, poi per fascinazione: è una terra unica e ha dei vitigni autoctoni che danno vini di assoluta forza espressiva.

Con altri tre soci ci fu fatta vedere a Manduria una bellissima masseria dell'Ottocento che era stata la culla del Primitivo. L'intesa non andò avanti e cedemmo tutto a una dei soci. Con mia moglie però abbiamo cominciato a comprare un po' di terra alla volta fino ad arrivare alla nostra masseria Li Reni, tra Manduria e Avetrana, che oggi è anche un resort di lusso, ha il ristorante che abbiamo riaperto proprio adesso con la collaborazione di una nuova brigata, ha 30 ettari di vigna ed è immersa negli ulivi».

bruno vespa presenta il suo ultimo libro foto di bacco (2)

 

Fino al Donna Augusta: il miglior bianco d'Italia in terra di rossi

«Mia moglie non ama i bianchi e con Riccardo Cotarella le abbiamo dedicato questo vino che è sorprendente».

 

Riccardo Cotarella, grandissimo enologo. Ma è anche quello di D'Alema!

«Mi verrebbe da rispondere che nessuno è perfetto».

 

Bruno Vespa imprenditore è preoccupato per l'inflazione?

«Luca Goldoni a proposito di libri, e io ne ho fatti, diceva: il problema non è scriverli, è venderli. Debbo dire che sui libri c'è una ripresa ed è un buon segno. Sul vino ci sono sì problemi legati ai prezzi. I costi sono fuori controllo e noi dobbiamo essere bravi a non scaricarli tutti sul consumatore finale. Per un'azienda piccola come la mia, comunque, i margini di crescita ci sono. Noi vendiamo in 26 Paesi. Aziende molto più grandi per stare sul mercato con questa inflazione e questi costi fanno più fatica e devono fare molta attenzione».

bruno vespa col suo piatto preferito i maccheroni alla chitarra al sugo di castrato (2)

 

Siamo tornati al piccolo è bello?

«No, penso che si debba lavorare per integrare, le aziende devono crescere; il mondo del vino però è il trionfo dell'egoismo mentre io sono un sostenitore della squadra. I francesi in questo ci battono: loro magari si odiano, ma sono un sistema coeso. Credo che tutta l'economia italiana abbia bisogno di più coesione. Grazie a Cotarella ho incontrato un vero gentiluomo come Sandro Boscaini e abbiamo prodotto un vino insieme: Veneto e Puglia. Si può, anzi si deve fare».

 

Torniamo all'inflazione. Fa la spesa? Crede che la gente possa resistere?

«Sì, qualche volta faccio la spesa: sono affascinato dalle botteghe, ma anche dalla grande distribuzione. Sono stato il primo a presentare un libro in un supermercato. E mi accorgo delle difficoltà crescenti. La prima cosa da fare è raffreddare le bollette: se hanno troppi costi fissi le persone, soprattutto coloro che hanno bassi redditi, non ce la fanno.

bruno vespa 7

Comprano meno e di minor qualità. Ed è un danno per tutti, lì bisogna intervenire».

 

Ma qui si parla addirittura di crisi alimentare. Ci crede?

«Ci sono molti Paesi africani che dipendono dal grano dell'Ucraina e della Russia. La crisi alimentare deve esser scongiurata in tutti i modi, dobbiamo produrre di più. Ma deve essere un impegno di tutti. Lo dico a mo' d'esempio: ho un ettaro a grano e ho deciso di raddoppiarlo, è necessario. Abbiamo delegato troppe produzioni, dobbiamo tornare a produrre».

 

Errori dell'Italia o dell'Europa?

bruno federico vespa 9

«Dell'Italia e dell'Europa. Ho scoperto che il 75% dei principi attivi dei nostri farmaci si fanno in Cina o in India. Così vale per il grano, per l'energia, per la tecnologia. Se ci tagliano il tubo noi non siamo più in grado di reagire o di resistere. Si è detto che questa guerra sancisce la fine della globalizzazione, di sicuro deve essere ripensata ed evitata la delocalizzazione. Non deve valere il principio che bisogna per forza produrre là dove costa meno. Anche perché, come si vede, poi questi costi ritornano moltiplicati e in forma di danno. Sul gas ha ragione Mario Draghi: già dal 2014 la Russia stava in guerra nel Donbass e noi comunque abbiamo deciso di aumentare la nostra dipendenza da Mosca dal 30 al 40% del fabbisogno energetico. È irresponsabile dipendere dagli altri in maniera così massiccia nei settori strategici».

bruno vespa augusta iannini 9

 

L'agricoltura è strategica?

«È decisiva. Noi siamo usciti più tardi di altri Paesi dall'economia agricola, ma lo abbiamo fatto convinti che avere una parte consistente di Pil dipendente dall'agricoltura fosse segno di arretratezza. Oggi invece sarebbe segno di ricchezza. Bisogna fare coltivazioni sempre migliori e più sane. Per dare un futuro ai nostri figli è necessario mettere a coltivazione ogni centimetro quadrato disponibile».

 

L'Europa dice il contrario: meno agricoltura più verde

bruno vespa

«È una sciocchezza assoluta. Ambiente e agricoltura non sono alternativi e non si può assolutamente rinunciare a produrre di più dalla terra. Penso anch' io di convertire la mia azienda in biologico, ma questo non vuol dire produrre meno. Sento le battaglie contro gli Ogm, ma il mondo va sfamato. Certe volte l'Europa si fa male da sola».

 

A proposito, ma l'Europa c'è?

«Durante la pandemia è salito, e giustamente, un sentimento anti-europeo: l'Europa sul Covid è stata latitante. Ora l'Europa è tornata. La Metsola e la von der Leyen che sono andate in Ucraina dimostrano che i valori dell'Europa ci sono e siamo pronti a difenderli».

 

Però si parla tanto di armi, di sanzioni e poco di pace. Non trova?

bruno vespa

«Mettiamo le cose in chiaro: qui c'è un Paese che è stato aggredito e c'è un aggressore. Zelensky che altro può fare se non difendersi? E noi che altro possiamo fare in nome dei nostri valori se non aiutarlo a difendersi? Va stabilito questo principio. Zelensky a un certo momento ha provato a dire: fermiamoci, ma chi lo ha aggredito ha obbiettivi non raggiunti e non può dire che si è sbagliato. Perciò temo che la guerra non si fermerà presto. Vediamo violenze che non mi sarei mai immaginato. Peraltro i russi già avevano dato prova di queste atrocità con altri bombardamenti. Bisogna impedire a Putin di conquistare anche Odessa, di chiudere l'Ucraina in un'enclave. Il rischio è altissimo».

 

Qual è?

«Creare in Ucraina altre due Coree. Se la Finlandia e la Svezia hanno chiesto con urgenza di entrare nella Nato significa che il pericolo è gravissimo, si stanno modificando addirittura gli equilibri del secondo dopoguerra. Bisogna trovare la via del negoziato facendo cessare i bombardamenti e facendo in modo che Zelensky ceda il meno possibile quando si affronteranno le questioni della Crimea e del Donbass. Ma a me pare che Putin non abbia nessuna volontà di mediazione».

 

matteo salvini e bruno vespa a botteghe aperte a milano

Una guerra lunga però finisce per logorare anche noi. Non crede?

«Sì, ma certi principi, certi valori non sono negoziabili. Ho sentito dire che Zelensky si sarebbe dovuto arrendere. Inaccettabile. Si dovrà lavorare per una soluzione perché Putin farà durare la guerra finché non ha raggiunto il suo minimo sindacale. Ma non dobbiamo rinunciare a vivere. In questi giorni vedo Roma di nuovo piena di turisti. Non ci saranno i russi ricchi, ma qualcosa sta cambiando».

 

Però per sostenere il turismo non si è fatto molto

«Il turismo è davvero il nostro petrolio. Per il Sud, che però non è esente da colpe, è la vera occasione. Se però non si sa spendere i fondi europei, e guardo anche al Pnrr, poi ci si lamenta un po' a vuoto. È vero che il turismo ha sofferto più di tutti e pesantemente, ma ora abbiamo un bravo ministro, Massimo Garavaglia, finalmente dedicato al turismo che ha anche delle risorse e che si sta dando da fare. L'Italia forse ha capito - e lo dico anche da imprenditore del settore - che il turismo è un suo motore di sviluppo. C'è un terreno enorme da recuperare».

bruno vespa massimo d alema

 

Ma una domanda politica europea l'accetta? Macron o la Le Pen?

«Non lo so e non dico se ho preferenze. La Le Pen ha fatto una conversione a "U", Macron, anche se viene rimproverato per molte cose, ha dalla sua l'orgoglio e la voglia di leadership dei francesi. E comunque il vino che si vende di più è italiano».

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