max leitner evasione evasore evasori prigione

“NON MI PRENDERANNO VIVO”. E INVECE… - ARRESTATO A BOLZANO MAX LEITNER, ANCHE NOTO COME IL “RE DELLE EVASIONI: L'HA FREGATO L'AMORE (NON CORRISPOSTO) PER UNA NIGERIANA – EVASO DAL CARCERE PER LA PRIMA VOLTA IN AUSTRIA NEL 1990, LEITNER HA PASSATO BUONA PARTE DELLA SUA VITA CERCANDO DI FUGGIRE DAI PENITENZIARI IN TUTTA ITALIA – DA JACK SHEPPARD, IL PRIMO AD EVADERE DI PRIGIONE CON IL “METODO DEL LENZUOLO”, AL LEGGENDARIO HENRY CHARRIÈRE, FUGGITO DALL'ISOLA DEL DIAVOLO CON UNA BARCA COSTRUITA CON NOCI DI COCCO, ECCO ALCUNE DELLE EVASIONI PIU' CELEBRI...

max leitner 5

Pierangelo Sapegno per “la Stampa”

 

Anche l'altra notte, l'ultima volta che l'hanno preso, a Bolzano, ha provato a scappare. Ma a 62 anni, mezzo sciancato, il fisico pieno di acciacchi, non è andato troppo lontano. Max Leitner, una carriera di rapine, ma soprattutto di fughe, diceva sempre: «Non mi prenderanno vivo, piuttosto la faccio finita. E di certo non tornerò in carcere». 

 

max leitner 1

Invece c'è sempre tornato. L'ha fregato una donna, questa volta, una nigeriana, di cui s' era invaghito, mica tanto corrisposto però. L'hanno chiamato «il Re delle evasioni», Max, un soprannome un po' letterario, perché ha passato buona parte della sua vita sempre cercando di fuggire. Sin dall'inizio, nel 1990, quando lo fermarono in Austria dopo una rapina a un portavalori. Sparatoria e fuga, un suo classico. Poi carcere e prima evasione. 

 

jack sheppard 1

Riparò in Italia e si consegnò a Bolzano, fermandosi in cella solo qualche settimana. Scappò calandosi dalla finestra con le lenzuola, il metodo che devono aver vagheggiato almeno una volta tutti i carcerati. Il primo ad adoperarlo fu un ladro magro e ribelle della Londra del 1700, Jack Sheppard, che cercò di dileguarsi così fra i topi e le fogne. Visse poco, Jack, 22 anni appena, giusto il tempo di entrare nella storia delle grandi evasioni. 

 

max leitner 6

Max è ancora vivo, a inseguire la volta buona. Viene sempre preso, però. Dopo Bolzano, Padova, un'altra rapina, sparatoria e ancora fuga, poi carcere a Bergamo, solita evasione, l'arresto a Rabat, la prigione di Asti e di nuovo da capo. Convince il cappellano a portarlo a pregare sulla tomba del padre, ma arrivato al cimitero riesce a dileguarsi fra quelle lapidi e i cipressi. Lo ribeccano e si fa 10 anni in silenzio. Quando esce è libertà vera fino all'altra notte. 

 

graziano mesina 1

Per quelli come lui, o come Graziano Mesina, l'altro re delle evasioni, è una specie di dannazione. Anche Graziano cercò di scappare la prima volta che lo arrestarono. Era accusato di tentato omicidio, perché aveva aggredito il vicino che gli aveva ucciso la cagna. «Mi ha rubato l'uva», si era scusato quello. Allora Mesina aveva squartato il cane per vedere se aveva davvero mangiato l'uva, e siccome non aveva trovato niente gli era saltato addosso per rendergli la pariglia. 

graziano mesina 2

 

Quando lo beccarono, scappò liberandosi delle manette e saltò sul primo treno che passava alla stazione. Lo consegnarono alla polizia i ferrovieri. Da allora tentò di evadere 22 volte, e molte ci riuscì, come l'11 settembre 1966 quando scappò con Miguel Atienza scalando un muro del carcere alto 7 metri. Con quella latitanza cominciò la crudele stagione dei sequestri. Diventò la primula rossa, entrando e scappando dalle prigioni. 

 

henry charriere 3

La realtà è leggenda, con un po' di esagerazione magari. Prendete Henry Charrière, Papillon, che fuggì dall'isola del Diavolo con una barca costruita da lui con noci di cocco. Ha scritto un libro, ne hanno fatto un film, ma i suoi compagni di carcere dissero che raccontava un mucchio di palle. Perché la verità è sempre più strana di quello che sembra, può essere anche una storia senza la parola fine. 

 

frank morris e i fratelli john e clarence anglin

L'11 gennaio 1962, Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin scapparono da Alcatraz dopo aver lavorato un anno a scavare un tunnel, coprendo il buco con i giornali e lasciando dei manichini sotto le lenzuola. Salirono su una zattera improvvisata, sparendo nel nulla fra le acque gelide della baia di San Francisco. Non si seppe più niente di loro, e l'Fbi disse che erano morti. Chissà se è vero. 

 

bill hayes 1

Bill Hayes invece ce l'ha fatta. Arrestato per droga a Istanbul e condannato a 30 anni, si nascose in una costruzione di cemento, riuscendo poi a rubare un gommone con il quale raggiunse la Grecia nel mare in tempesta. Ma sono pochi quelli che la sfangano, la maggior parte sono tutti ripresi. Renato Vallanzasca scappò due volte, la seconda dall'oblò di un traghetto che lo portava all'Asinara, e fu beccato perché cercò una donna. 

felice maniero 1

 

Felice Maniero fuggì da Fossombrone, fu riacciuffato e tentò di corrompere due guardie con 80 milioni a testa senza riuscirci. Lo liberò la sua banda, fu arrestato di nuovo e allora decise di pentirsi. Pascal Payet l'hanno bloccato quando ormai era convinto che non l'avrebbero più trovato. Si era fatto prelevare da un elicottero sul tetto del carcere di Luyes, nel 2001. Due anni dopo aveva liberato tre suoi compagni con lo stesso sistema, guidando lui l'elicottero. Tutti ripresi. 

felice maniero 2

 

Nel 2007 scappò di nuovo, sempre dalla porta del cielo. Si fece una plastica facciale per non essere riconosciuto. Lo catturarono lo stesso a Barcellona. La verità è che la cosa più difficile è il dopo, è farla franca. La fuga è uno sberleffo, un atto sfrontato di fantasia. John Dillinger scappò dal carcere della contea di Crown Point minacciando le guardie con un pezzo di legno a forma di pistola e una saponetta e per allontanarsi rubò la macchina del direttore. 

john dillinger 1

 

Ma 4 mesi dopo fu ucciso con 5 colpi dagli agenti dell'Fbi all'uscita di un cinema di Chicago, mentre aspettava le sue amiche, Polly e Ana. Davano un film poliziesco con Clark Gable, Le due strade. Era stata proprio Ana a tradirlo. C'è sempre una strada sbagliata in una fuga.

jack sheppard 2max leitner 2max leitner 4evasionehenry charriere 2bill hayes 2henry charriere 1max leitner 3john dillinger 2

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…