lara comi

“NONOSTANTE LA GIOVANE ETÀ LARA COMI HA MOSTRATO UNA NON COMUNE ESPERIENZA NEL FARE RICORSO A SCHEMI CRIMINOSI” - NELL’ORDINANZA IL GIP RANDELLA L’EX EUROPARLAMENTARE ACCUSATA DI SFRUTTARE LA SUA RETE DI CONOSCENZE PER TRARRE DAL RUOLO PUBBLICO “IL MASSIMO VANTAGGIO IN TERMINI ECONOMICI E DI AMPLIAMENTO DELLA PROPRIA SFERA DI VISIBILITÀ” - LARA COMI RISPONDE IN PARTICOLARE DI TRE EPISODI…

Sara Monaci per https://www.ilsole24ore.com/

 

lara comi marco bonometti

L’inchiesta “Mensa dei poveri” fa un salto di qualità con l’arresto ai domiciliari di Lara Comi, l’eurodeputata che la scorsa primavera era stata accusata di finanziamento illecito e corruzione. Le indagini, coordinate dalla Dda della procura di Milano, dal nucleo tributario della Gdf di Milano, dalla Gdf di Busto Arsizio e di Varese, che già lo scorso 7 maggio aveva portato a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo “azzurro” Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz.

 

Gli «schemi criminosi»

LARA COMI E MARCO BONOMETTI

Nell’ordinanza il Gip scrive che l’ex europarlamentare di Forza Italia «nonostante la giovane età» ha mostrato «nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamenti illeciti». È stato arrestato anche l’ad dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni, ai domiciliari, e il dg di Afol Metropolitana Giuseppe Zingale (in carcere). In un filone dell’indagine “Mensa dei Poveri” l’ordinanza è stata firmata dal gip Raffaella Mascarino e chiesta dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri per accuse, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa.

 

«Mense dei poveri»

LARA COMI

L’operazione è un nuovo filone della maxi indagine che il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo “azzurro” Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz.

 

Le tre accuse a Comi

lara comi squadra parlamentari calcio

Inizialmente Comi era stata coinvolta perché avrebbe finto consulenze (copiando tra l’altro una tesi di laurea per simulare un lavoro mai fatto) per ottenere finanziamenti illeciti. Caianello ne parla approfonditamente nelle intercettazioni che ha subito. Coinvolto nel finanziamento illecito a suo carico anche il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti. Ora il quadro è diventato più preciso. Dagli elementi indiziari «emerge la peculiare abilità che l’indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre» dal ruolo pubblico «di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità», scriveva già a primavera il gip.

 

Tre episodi

LARA COMI

Lara Comi risponde in particolare di tre episodi. Il primo riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure (Savona), da parte di Afol, «dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale (dg di Afol, ndr)». Circostanza messa a verbale da Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata in un interrogatorio.

 

lara comi prende in braccio alessandra mussolini a madrid

L’esponente di FI è accusata anche di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31mila euro dall’industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee e per una consulenza basata su una tesi di laurea scaricabile dal web dal titolo “Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè”.

 

Nel terzo episodio (truffa aggravata al Parlamento europeo) è coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con Comi come addetto stampa, con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Qui l’accusa sarebbe di aver organizzato un finto contratto: dei tremila euro che Comi pagava, due venivano restituiti.

 

Il ruolo di Caianiello

Il perno dell’inchiesta è Nino Caianiello, Forza Italia, di fatto il capo nascosto del partito in regione, pur partendo da Gallarate. Il suo ruolo era il coordinamento dei faccendieri di FI tramite l’associazione Agorà. Attraverso questa associazione riuniva le persone “amiche” e riusciva a decidere consulenze e nomine per le candidature. La forza di Caianiello secondo le ricostruzioni dell’indagine sarebbe la sua capacità di fare rete.

LARA COMI

 

L’inchiesta ha più dossier, che girano tutti intorno a lui. Non c’è infatti un solo episodio di corruzione o truffa o finanziamento illecito, ma ci sono più fatti non collegati fra loro: di fatto una ricostruzione dei rapporti che Caianiello aveva. Per esempio il consigliere comunale Tatarella, adesso ai domiciliari dopo mesi di carcere preventivo, è accusato di avere un rapporto di consulenza presso una società di servizi, garantendo così aiuti nelle relazioni nel Comune di Milano. Il consigliere regionale Altitonante, ora libero dopo mesi di domiciliari, avrebbe invece chiesto denaro per la sua campagna elettorale e tramite Tatarella chiesto un aiuto per sbloccare la pratica di una casa, ferma a Palazzo Marino, per ricambiare il favore.

 

lara comi in visita a uno stabilimento balneare invisibile

Caianiello, nell’inchiesta, coinvolge anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. È in questa vicenda che anche Fontana finisce indagato per abuso di ufficio (dossier stralciato su richiesta del legale). Caianiello, intercettato, chiede aiuto per “sistemare” Luca Marsico, non eletto in Forza Italia, ex socio dello studio legale in cui Fontana lavorava. Il governatore prende tempo. Poi Marsico diventa consulente di un ente di valutazione degli investimenti della Regione. Per la difesa l’incarico poteva essere ad personam, su base fiduciaria, pur essendoci stata una sorta di selezione aperta a tutti.

LARA COMI

 

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…