ettore mo ahmad shah massoud

“LA PACE NON SI ADDICE ALL’AFGHANISTAN”: COSI’ PARLO’ MASSOUD, IL LEONE DEL PANSHIR, MITICO CAPO DEI MUJAHEDDIN, OPPOSITORE DELL’ARMATA ROSSA E DEI TALEBANI, LE CUI GESTA FURONO RACCONTATE DALL'AMICO INVIATO DEL "CORRIERE DELLA SERA", ETTORE MO - NEL ’96 GLI AFGHANI CHIESERO AIUTO ALL’OCCIDENTE CONTRO I TALEBANI E L’ONU VOLTO’ LORO LE SPALLE. MASSOUD FU IL PRIMO AD ACCUSARE BIN LADEN E A DENUNCIARE CHE 13 ANNI DI OCCUPAZIONE DA PARTE DELL’URSS NON AVEVANO “PARTORITO IL MIRACOLO DI UNA RIGENERAZIONE TOTALE DEL PAESE”. LA STORIA SI E’ RIPETUTA IDENTICA CON GLI AMERICANI: NESSUNA RIGENERAZIONE DEL PAESE E, DI NUOVO, I TALEBANI…

ETTORE MO CON AHMAD MASSOUD IL LEONE DEL PANSHIR

LA PRIMA PUNTATA - LA CRISI AFGHANA E’ L’UNITA’ DI MISURA DELLA CRISI DEI GIORNALI: VENT’ANNI FA AVEVAMO I LEGGENDARI REPORTAGE DI ETTORE MO AL SEGUITO DEI MUJAHEDDIN MENTRE OGGI C'E' IL GRAN MISCHIONE DEI SOCIAL, TRA FOTO FAKE E OPINIONISMO SPINTO - QUESTO DISGRAZIATO SITO RACCONTA LA RECENTE STORIA DELL’AFGHANISTAN COME FU VISTA DAL GRANDE INVIATO ETTORE MO (OVVIAMENTE DIMENTICATO DAL “CORRIERE”)

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/crisi-afghana-rsquo-rsquo-unita-rsquo-misura-crisi-279840.htm

 

in afghanistan torna il burqa

LA SECONDA PUNTATA

DAGOREPORT

 

Ettore Mo è stato uno dei pochi giornalisti al mondo che riuscì ad intervistare Ahmad Shah Massud, comandante e leader del partito Jamiat-i-Islami, protagonista della resistenza contro l’Armata Russa e contro i talebani.

 

“Aveva 28 anni. Nel volto, i lineamenti, fini, un accenno di barba, gli occhi grandi e scuri, il suo aspetto era più quello di un artista che di un guerriero”. Massud era una sorta di “re filosofo”, un condottiero non guidato da ambizione ma da spirito di compassione. Questa vocazione veniva da lontano, dal liceo francese, che Massud frequentò a Kabul.

popolazione afghana festeggia i talebani

 

Contrariamente ai suoi compagni della borghesia urbana, il condottiero mantenne sempre di fronte ai suoi interlocutori d’estrazione rurale una familiarità bonaria. La lingua francese rappresentò per Massud il suo apprendistato: lo appassionavano gli scritti di De Gaulle. Di etnia tagika, “a scuola era brillante, ma non prese mai la laurea di architetto, come speravano i suoi genitori”.

 

ETTORE MO

Si ribellò contro il regime filosovietico di Daud e iniziò la lotta nel 74 adottando l’appellativo Massud, che significa “Mas’ud” il beato, il fortunato. Mo lo descrive assai sensibile alle bellezze femminili: “Trova il tempo d’impalmare una ragazza del posto, di buon ceppo contadino”. Restando al seguito dei mujaheddin, Mo riesce a intervistare Massud che subito gli confida: “La pace non si addice all’Afghanistan, gli si addice la guerra, come la storia attraverso i secoli sta a dimostrare”.

 

zabihullah mujahid portavoce dei talebani

Mesi dopo il giornalista entrò con Massud a Kabul, dove il “Leone del Panshir”, insieme al filosofo Rabbani, riuscì a instaurare un governo islamico moderato. “Massud si era illuso. Tornarono a galla gli antichi rancori tribali ed ecco che il governo legittimamente eletto a Kabul sotto la presidenza del professor teologo Rabbani (leader dello Jamiat Islami) e con Massud vicepresidente viene immediatamente aggredito dai falchi dello Hezbi Islammi, che fanno capo a Gulbuddin Hekmatyar, il torvo irriducibile rivale del Leone del Panshir fin dai tempi dell’invasione sovietica”.

TALEBANI IN AFGHANISTAN

 

Fu subito guerra civile in una Kabul abitata da un “esercito brechtiano” di storpi in marcia sui marciapiedi: bambini mutilati a causa delle mine antiuomo, circa trenta milioni disseminate su tutto il Paese da russi. “L’ospedale è strapieno – scrive Mo -. Negli ultimi due giorni vi sono stati ricoverati duecentocinquanta feriti. Medici e infermieri lavorano ventiquattro ore su ventiquattro e sono esausti. Il dottor Gino Strada, milanese, veterano chirurgo di guerra nelle zone più calde del mondo, allarga le braccia e chiede aiuti”.

 

L’inviato del “Corriere” tornò in Afghanistan durante il tredicesimo anniversario dell’invasione sovietica, nel dicembre 1992, per vedere in quale situazione si trovava la capitale dopo otto mesi di governo Rabbani.

ETTORE MO

 

“Butta male, molto male… non abbiano partorito il miracolo di una rigenerazione totale del Paese, dopo l’apocalisse degli ultimi tredici anni”. Il bilancio, dopo anni di lotta contro i sovietici, era molto pesante: un milione di morti, cinque milioni di profughi, un’economia completamente collassata. Ettore Mo fu uno di primi, se non il primo inviato in assoluto, a parlare dei talebani come una minaccia, non solo per l’Afghanistan ma per l’intero Occidente; il giornalista li descrisse come dei “folli di Dio”, seminaristi guerrieri che avevano un solo obiettivo: rimuovere il governo, a detta loro “corrotto”, di Rabbani e Massud per instaurare a Kabul un puro regime islamico, teocratico, incardinato sui principi coranici.

talebani 4

 

Di fronte alla offensiva violenta dei talebani, Massud si rivolse all’Occidente chiedendo aiuto. La molla che lo convinse a chiedere aiuto fu la distruzione dei Buddha di Bamiyan: “È venuto a supplicare, a chiedere aiuto. È difficile credergli quando sostiene che il conflitto con i cosiddetti guerrieri di Dio potrebbe essere risolto con una soluzione politica, e non manu militari”.

 

SOVIETICI IN AFGHANISTAN

Tuttavia, i suoi appelli per un aiuto da parte dell’Occidente nella guerra al regime talebano caddero nel vuoto; l'assemblea delle Nazioni Unite non aveva lasciato dubbi sulla non volontà di aiutare Massud: “Non capite che combatto anche per voi!” aveva detto loro. Mo scrisse sul “Corriere” quali erano i reali sostenitori dell’avanzata dei talebani: “Ci vorrà poco ad accorgersi che i talebani sono manovrati dal Pakistan che intende favorire gli interessi economici e commerciali della multinazionali di Stati Uniti e Arabia Saudita nella regione”. Dello stesso parere era Massud.

 

I TALEBANI ALLA CONQUISTA DEL MONDO - MEME BY ISTITUTO LUPE

Nel ’98 i talebani controllavano ormai il 90% del territorio afgano mentre Massud, unico rappresentante del governo riconosciuto dall’Onu, fu costretto a ritornare nel Panshir per orchestrare la resistenza contro i talebani. Mo tolse ogni velo all’avanzata dei talebani, mostrando le vere ragioni sottostanti: “Due o tre multinazionali onnivore, come la Unocal americana, la Delta Oil saudita e l’argentina Bridas Energy, avevano progettato un gasdotto lungo millequattrocento chilometri e un oleodotto che dal Turkmenistan, transitando estesamente in territorio afgano, avrebbe raggiunto le sponde pakistane del mare arabico… il nodo più duro da sciogliere era l’ostilità di Kabul, che dal progetto non avrebbe tratto alcun vantaggio e si sentiva raggirata da un complotto internazionale.

AEREO CON GLI ITALIANI ATTERRATO A ROMA

 

È a questo punto che il Pakistan fa scendere in campo nientemeno che Allah. Attraverso il suo luogotenente in terra, Omar, il mullah Polifemo con i suoi talebani”.

 

Erano tante le differenze tra i mujaheddin di Massud ed i folli di Dio, a cominciare dalla concezione della donna: le donne dei talebani erano mummificate nel sudario del burqa prive di qualsiasi diritto umano.

 

AFGHANISTAN

Al contrario, nel Panshir esisteva una scuola, frequentata da 250 ragazze e 340 alunni; ed era proprio Massud stesso ad assicurare che nel prossimo governo afgano, se mai ce ne fosse Stato uno, avrebbero trovato posto anche le donne. Massud fu il primo a parlare anche di Osama Bin Laden come il principe del terrore, il finanziatore del terrorismo islamico ospitato dai talebani genero del mullah Omar: il comandante, scrive Mo, “accusa Hekmatyar, che sta tramando insieme al mullah Omar, il capo dei talebani, e con il re dei terroristi integralisti islamici, il super miliardario saudita Osama Bin Laden, per instaurare in Afghanistan una vera teocrazia per favorire la Jihad”.

AFGHANISTAN NEL 1979

 

I talebani tennero il controllo del Paese sino all’11 settembre 2001, quando Osama Bin Laden organizzò l’attentato alle Torri gemelle. Dopo l’11 settembre Bush inviò i soldati americani per distruggere le centrali del terrore e uccidere Bin Laden. Gli americani sono rimasti vent’anni, ancora una volta senza “partorire il miracolo di una rigenerazione totale del Paese”, come nel ’96 l’Unione Sovietica.

joe biden riunione sull afghanistan

 

Con le due superpotenze la storia si è ripetuta quasi allo stesso modo: la prima volta in tragedia e la seconda pure.

 

ETTORE MOtony blinken alla cnntalebani con gli elicotteri del governo afghanoTALEBANI talebani verso kabul talebani afghani scappano prima che i talebani arrivino a kabul 2 talebani con gli elicotteri del governo afghano 1talebani nel palazzo del generale dostum 1rifugiati a kabul 1la previsione sbagliata di biden sull afghanistan talebani a kandahar talebani nel palazzo del generale dostum 2talebani nel palazzo del generale dostumETTORE MOtalebani a kandahar

ETTORE MO

 

zabihullah mujahid portavoce dei talebani in conferenza stampa

AFGHANISTAN NEL 1979AFGHANISTAN NEL 1979

talebani a kandahar rifugiati

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?