massimo segre cristina seymandi

“QUEL DISCORSO È LONTANO DALLA MIA MANIACALE RISERVATEZZA, MA L’HO FATTO PER TUTELARMI” – MASSIMO SEGRE, IL BANCHIERE CHE HA SPUTTANATO LA COMPAGNA, CRISTINA SEYMANDI, DURANTE UNA FESTA A TORINO, SCRIVE A “LA STAMPA”: “NON È VIOLENZA RACCONTARE CHE LEI, PRIMA ANCORA DI SPOSARMI, INTESSEVA ALTRE RELAZIONI SENTIMENTALI – LA SIGNORA SEYMANDI È TALMENTE ABILE NEL DARE UNA PROPRIA VISIONE DELLA REALTÀ CHE DOVEVO PRESERVARE LA MIA REPUTAZIONE. HO PRESO L'INIZIATIVA DAVANTI A TUTTI I SUOI AMICI, PRIMA CHE POTESSE RACCONTARE CHISSÀ CHE COSA SU DI ME SE L’AVESSI LASCIATA PRIVATAMENTE – IL VIDEO NON È STATO DIFFUSO DA ME…”

 

 

 

La fine della storia tra Massimo Segre e Cristina Seymandi - video lo spiffero

 

 

 

 

Lettera di Massimo Segre a “La Stampa”

 

Caro Direttore,

massimo segre sputtana la compagna cristina seymandi elencando i suoi tradimenti 11

ho ceduto alle insistenze dei suoi collaboratori, che mi hanno chiesto di dire qualcosa di più oltre quanto ascoltato nel famoso video. Non vi è violenza ad affermare la verità pubblicamente.

 

Raccontare che la Signora Seymandi prima ancora di sposarmi, intesseva altre relazioni sentimentali non è violenza: è un fatto che – se la relazione fosse stata quella di una coppia aperta – non sarebbe stato preclusivo al nostro matrimonio.

«La libertà non me la concede lui, è un mio diritto inalienabile di persona e di donna» ha detto la Signora al Suo giornale, con riferimento al mio dono nella festa per il suo compleanno: la libertà di amare.

 

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Da quando, esattamente 3 anni prima, il 28/7/2020 infilai al dito di Cristina lo zaffiro di mia madre, chiedendole di sposarmi e ottenendone l'assenso, io non sono più stato libero di amare altre e così avrebbe dovuto essere per lei. Così intendevamo entrambi impostare la nostra relazione e il nostro matrimonio. Questo era il patto suggellato indossando l'anello della mia famiglia. Cristina non solo ne era totalmente consapevole e consenziente, ma lo pretendeva.

 

La nostra coppia si formò con questo vincolo ma, se ci si ama, non lo si vive certo come una limitazione di un proprio diritto, ma come una gioia infinita. Una reciproca, splendida esclusiva. Non importa se sei uomo o donna: appartieni all'altro/a! E io sono stato totalmente ed esclusivamente di Cristina.

 

MASSIMO SEGRE

Lasciarla pubblicamente è stato un gesto certamente forte, che mi è immensamente dispiaciuto fare nei suoi confronti e che mi è costato particolarmente tanto, perché totalmente lontano da quella mia maniacale riservatezza, comprovata dal fatto che le foto che mi ritraggono sono poche e quasi tutte non recenti.

 

Riservatezza che - come potranno confermarle i suoi collaboratori – mi spinse, nel giorno precedente alla diffusione del video, a chiedere di non far uscire un articolo sulla vicenda, trattandosi di notizia vecchia e degna delle testate di gossip più che de La Stampa.

 

Poi è uscito il video (non certo per mia volontà, come invece incredibilmente affermato dalla Signora Loewenthal) e il boom mediatico ferragostano. Ecco, da affezionato lettore, mi permetto significarle che dal suo quotidiano – a differenza degli altri non torinesi – mi sarei aspettato che si domandasse cosa mi aveva spinto a una scelta così lontana dal mio tradizionale riserbo.

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Ho cercato di spiegarlo sinteticamente quella sera: la Signora Seymandi è talmente abile nel raccontare una propria visione della realtà che dovevo assolutamente preservare la mia reputazione, il dono più grande lasciatomi dai miei genitori.

 

Il suo stesso giornale ha titolato "Da che pulpito", sulla tesi dalla stessa sostenuta che "anche" io sia un traditore seriale. L'unico modo per evitare narrazioni distorte, se non addirittura totalmente fantasiose, consisteva nel prendere l'iniziativa davanti a tutti i suoi amici, prima che potesse raccontare chissà che cosa su di me, se l'avessi lasciata "privatamente". Caro Direttore, da ogni esperienza si deve trarre insegnamento. Ciò che ho imparato dalla Signora Seymandi è l'importanza di comunicare.

 

cristina seymandi 2

Cercherò di comunicare cose importanti (come la bonifica dall'amianto dell'ex grattacielo Rai che una mia società sta portando avanti nell'ambito di un progetto di riqualificazione urbanistica), più significative di questa storia da estate italiana, assolutamente da me non voluta né desiderata, trattandosi di informazione che pensavo potesse rimanere confinata a una quarantina di amici.

 

Mi permetta di rubare ancora poche righe per ringraziare tutti coloro – noti e non- che, pur non conoscendomi affatto, hanno voluto manifestarmi apprezzamento, solidarietà, comunanza.

Non pretendo assolutamente che chiunque la pensi come me anzi, per citare Evelyn Beatrice Hall (una donna e non Voltaire, come i più ritengono) «disapprovo ciò che dici, ma difenderò con la vita il tuo diritto a dirlo». Voglio solo aggiungere che il problema della parità di genere non mi appartiene: mia mamma fu la prima presidente donna di una banca quotata in Italia e mi ha insegnato che le persone si giudicano per le loro qualità, non per il loro sesso.

 

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Ringrazio Lei e i lettori per la cortese pazienza e auguro a tutti buona estate.

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