gabriele tadini funivia del mottarone

“QUELLO CHE È SUCCESSO È UN INCIDENTE CHE NON CAPITA NEPPURE UNA VOLTA SU UN MILIONE” - IL PENTIMENTO DI GABRIELE TADINI, RESPONSABILE DEL FUNZIONAMENTO DELLA FUNIVIA DEL MOTTARONE: “DOPO LA RIAPERTURA DEL 26 APRILE, AVEVAMO GIÀ FATTO DUE INTERVENTI. MA NON ERANO STATI RISOLUTIVI. LA FUNIVIA FUNZIONAVA A SINGHIOZZO, SERVIVA ALTRA MANUTENZIONE E TENERE I FRENI SCOLLEGATI PERMETTEVA ALLA FUNIVIA DI GIRARE. MI SENTO UN PESO ENORME SULLA COSCIENZA, FARÒ I CONTI CON DIO"

Niccolò Zancan per “la Stampa”

 

FUNIVIA DEL MOTTARONE - GABRIELE TADINI

L'uomo che ha confessato sta, con gli occhi chiusi, sul letto di una cella di massima sicurezza del carcere di Verbania. È in isolamento. Aspetta un cambio di vestiti. E per tutto il tempo sembra parlare da solo: «Mi sento un peso enorme sulla coscienza. Prego e faccio i conti con me stesso. Faccio i conti con Dio». Gabriele Tadini, 64 anni, è l'uomo che ha spiegato tutto quello che si è capito, fino a ora, dello schianto della funivia del Mottarone. Ha ripetuto quelle parole anche mercoledì pomeriggio, quando ha incontrato per la prima volta l'avvocato Marcello Perrillo. Dopo quarant' anni al servizio nella società che gestiva la funivia, era diventato capo servizio.

 

Era lui il responsabile del funzionamento: «L'impianto idraulico dei freni d'emergenza aveva dei problemi, perdeva olio e le batterie si scaricavano continuamente. Dopo la riapertura del 26 aprile, avevamo già fatto due interventi. Ma non erano stati risolutivi. La funivia continuava a funzionare a singhiozzo. Il problema si ripresentava, serviva altra manutenzione. È stato in quel contesto, di tentativi e di interventi tecnici, che toglievamo e mettevano il cosiddetto forchettone per armare e disarmare il sistema dei freni d'emergenza. Tenere i freni scollegati permetteva alla funivia di girare. Mai avremmo potuto immaginare che la cima traente si spezzasse. Era in buone condizioni: non presentava segni di usura. Quello che è successo è un incidente che non capita neppure una volta su un milione».

FUNIVIA DEL MOTTARONE - GABRIELE TADINI CON GLI IRON MAIDEN

 

Dopo un giorno passato chiuso in casa senza dire una parola, martedì sera Gabriele Tadini è stato convocato in qualità di testimone nella caserma dei carabinieri di Stresa: «Persona informata sui fatti». Ha deciso di dire quello che sapeva. È stato lui il primo iscritto nel registro degli indagati, perché con le sue stesse parole ha cambiato la sua posizione.

 

«Diceva cose penalmente rilevanti», spiega un investigatore. Insomma: stava confessando un reato. Non era più possibile proseguire in quel modo. Subito è stato convocato il primo avvocato d'ufficio presente sull'elenco. Eccolo, l'avvocato Canio Di Milla: «Erano le 19,15. Ho aspettato a lungo prima di vederlo. Ci siamo incrociati solo per pochi istanti: sono stati momenti di grande tensione. Ho dovuto spiegargli che non sarei stato io il suo difensore. Visto che in passato ho ricoperto il ruolo di sindaco di Stresa, ho deciso di non accettare l'incarico per motivi di opportunità. Io penso che il Comune di Stresa sia parte lesa in questa tragedia».

strage funivia del mottarone

 

Così è uscito di scena l'avvocato Di Milla, ed è stata chiamata l'avvocatessa Annamaria Possetti. A quel punto, erano passate le otto e mezza di sera: «Ho capito subito che il signor Tadini era intenzionato a dire quello che sapeva sull'incidente, non ho fatto altro che accompagnarlo in questo suo percorso di verità. Una scelta non certo fatta per lucrare qualche vantaggio in sede processuale, ma dettata dalla coscienza. Tadini era molto provato. Mai avrebbero pensato di far correre quel rischio ai passeggeri. Siamo tutte persone umane, possiamo fare delle scelte sbagliate senza rendercene conto».

 

funivia del mottarone 3

Hanno deliberatamente scelto di bloccare i freni d'emergenza per non perdere altre corse della funivia. Hanno lasciato quel forchettone perché così, in quel modo, l'impianto girava senza bloccarsi in continuazione. «Lo so. Ma escludo categoricamente che avessero messo in conto un rischio tanto spaventoso». La confessione è finita alle 3 del mattino.

 

«Ammetto di essermi trovata in forte conflitto con me stessa», dice l'avvocatessa Possetti. «Questa è una tragedia che mette a dura prova, una vicenda umana assurda. Devi avere una scorza ben dura per poterla sopportare, una scorza che forse io non ho. Pensavo alle ragioni degli indagati, ma pensavo anche alle persone offese, a tutto il dolore di questa tragedia. Mi sono sentita sollevata quando ho saputo di essere stata sostituita da un avvocato di fiducia».

strage funivia del mottarone 2

 

Gabriele Tadini, nato nel 1958, due figli, breve carriera politica nella Lega: era in consiglio comunale con l'attuale sindaca di Stresa alla fine degli anni '90. Ma, soprattutto, era già capo servizio della funivia del Mottarone quando, per la prima e unica volta nella sua storia, cambiò gestione.

 

Da privata a pubblica. Non più la famiglia Nerini, ma la «ConSer VCO» che gestiva i trasporti locali e la raccolta rifiuti per conto della Regione Piemonte. Presidente di quella società era Claudio Zanotti, un professore di Italiano e Latino, con carriera politica da centro a sinistra: Dc, Popolari, Pd, Margherita. Adesso, seduto su una panchina del lungo lago, non riesce a darsi pace per questa storia sbagliata: «Divenni presidente il primo marzo del 1997. La Regione ci aveva affidato in concessione la gestione della funivia.

luigi nerini

 

Ci trovammo di fronte a un impianto che richiedeva un intervento di manutenzione imponente. Vennero stanziati 3 miliardi per metterlo in sicurezza. Cambiammo tutte le funi, alcuni cavi avevano più di trent' anni di utilizzo. Nel 2001, pur lavorando solo 7 mesi su 12, avevamo 706 milioni di ricavi e 727 milioni di costi. Anche durante la nostra gestione ci fu un guasto dovuto a un calo di tensione, ma nessuno si fece male e l'inchiesta si concluse con un'archiviazione».

 

funivia del mottarone

E poi? «Inspiegabilmente fummo tagliati fuori dall'unica gara d'appalto mai fatta, tornò in auge la famiglia Nerini, che da allora si è sempre vista rinnovare in automatico la concessione di un impianto ristrutturato da noi». Tornò la famiglia Nerini, tornò Gabriele Tadini. Da allora sono passati 32 anni. E di nuovo l'impianto funzionava malissimo. Usurato. Pericolante. «Perdeva olio, la batteria si scaricava, per questo abbiamo disattivato i freni d'emergenza», ha confessato Tadini. «Non riesco a darmi pace», dice adesso Zanotti. «Noi non avremmo mai messo quei forchettoni, mai. Avremmo tenuto ferma la funivia».

il forchettone dei freni di emergenza della funivia del mottarone FUNIVIA DEL MOTTARONE - FORCHETTONEFUNIVIA DEL MOTTARONE - SECONDO FORCHETTONEFUNIVIA DEL MOTTARONEFUNIVIA DEL MOTTARONE - LA BARA DEL PICCOLO TOMFUNIVIA DEL MOTTARONE - LUIGI NERINILA FAMIGLIA DISTRUTTA SULLA FUNIVIAil forchettone dei freni di emergenza della funivia del mottarone

Ultimi Dagoreport

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH – COME SI È ARRIVATI AL LICENZIAMENTO DI BEATRICE VENEZI? ‘C’È UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA PER LE ELEZIONI COMUNALI A VENEZIA, E LA “BACCHETTA NERA” PERDERÀ IL SUO PRINCIPALE SPONSOR LOCALE, IL SINDACO LUIGI BRUGNARO (ANCHE L’EX “DOGE” ZAIA STRAVEDEVA PER LA BELLA 36ENNE). IL CENTRODESTRA, CHE ERA CONVINTO DI AVERE UN FORTINO IN LAGUNA, SI È RESO CONTO CHE I SONDAGGI RISERVATI SONO PESSIMI (IL CENTROSINISTRA È AVANTI) E CHE IL CASO VENEZI, VISTO L’ORGOGLIO DELLA SERENISSIMA PER IL SUO GLORIOSO TEATRO, AVREBBE PESATO PER IL 4-5% DEI CONSENSI. DAVANTI A QUESTO SCENARIO, GLI OTOLITI DI GIORGIA MELONI SONO ANDATI IN TILT, IN SUO SOCCORSO SONO ARRIVATE LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, ED È STATO DECISO DI SACRIFICARE LA DIRETTRICE. LO STESSO NON SI PUÒ DIRE DELLO SCALTRO PIETRANGELO BUTTAFUOCO, CHE NON OFFRE IL FIANCO - E SE VENISSE CACCIATO, GODREBBE PURE DEL PLAUSO DI UNA CERTA “INTELLIGHENZIA” DE’ SINISTRA, CHE LO LODA COME UN SINCERO LIBERALE, CHE S'ILLUDE CHE LA BIENNALE SIA L'ONU…

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...