lucetta scaraffia matteo zuppi cardinale

“IL REPORT ANNUALE SUGLI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA NON BASTERÀ A FAR LUCE SULLE VIOLENZE” – LUCETTA SCARAFFIA AFFONDA IL PIANO DEL CARDINALE ZUPPI, NEO PRESIDENTE DELLA CEI: “NON SONO MOLTE LE VITTIME CHE SI FIDANO DEI CENTRI DI ASCOLTO, LA MAGGIORANZA DENUNCIA AL VICARIATO O ALLA GIUSTIZIA CIVILE. DI QUESTE ULTIME DENUNCE SI TERRÀ CONTO NEL RAPPORTO? PARE DI NO. IL LASSO DI TEMPO ESAMINATO È MOLTO BREVE: DAL 2000. E TUTTI GLI ALTRI? - I DATI CHI LI SELEZIONA? E IN CHE MODO? E POI NESSUNA PREVENZIONE È EFFICACE SE PRIMA I COLPEVOLI NON VENGONO INDIVIDUATI E PUNITI…”

Lucetta Scaraffia per “la Stampa”

 

lucetta scaraffia foto di bacco

L'elezione di un presidente giovane e progressista quale è il cardinale Zuppi ha galvanizzato l'opinione pubblica, che spera in una ventata di cambiamento - finalmente - da parte di una conferenza episcopale come quella italiana, sclerotizzatasi nel tempo. E poi, come si fa a non sperare in un Presidente che per la prima volta nella sua conferenza stampa inaugurale, interrogato sullo scandalo degli abusi, dice frasi forti e chiare come «dobbiamo serietà alle vittime» e «vogliamo prenderci la nostra responsabilità»? Vogliamo disperatamente credergli.

 

CARDINALE MATTEO ZUPPI BERGOGLIO

Il problema degli abusi, infatti, è nella Chiesa italiana drammatico e gravissimo. Esso avvelena tutta la vita ecclesiale attraverso il meccanismo ovunque imperante del depistaggio e dell'omertà, messo in atto contro le vittime. Vogliamo credere che da oggi in poi tutto cambierà, come sta cambiando ad esempio nella Chiesa francese, che ha avuto il coraggio di una commissione indipendente la quale ha ascoltato la voce delle vittime e ha messo in atto un sistema di riconoscimenti e d indennizzi per cicatrizzare ferite ancora aperte dopo decenni.

 

Ma Zuppi ha dichiarato che la via francese da noi non è praticabile, da noi bisogna procedere in un altro modo.

CARDINAL ZUPPI PAPA BERGOGLIO

Quale? Egli promette un rapporto annuale pubblico che dia conto delle denunce raccolte dai Centri di ascolto aperti negli ultimi due anni dalle diocesi, o meglio dal 70% delle diocesi. Il primo rapporto dovrebbe arrivare a novembre. Ma purtroppo un tale rapporto ci dirà sicuramente poco o niente di quella che è la realtà degli abusi del clero nel nostro Paese, dal momento che nei Centri di ascolto le denunce vengono raccolte da esperti, anche laici, scelti dalle gerarchie, quindi in un certo senso considerati a priori "di parte".

 

Non sono molte le vittime che si fidano di tali Centri, la maggioranza preferisce denunciare al vicariato e/o alla giustizia civile. Di queste ultime denunce si terrà conto nel Rapporto? Pare di no. Senza contare che il lasso di tempo esaminato nell'indagine è molto breve: dal 2000, anno di apertura dei centri, al 2021. E tutti gli altri? La raccolta dei dati verrà fatta, promette la Cei, da centri accademici di ricerca: ma chi li seleziona? E in che modo? Saranno veramente indipendenti da chi commissiona loro la ricerca?

 

LUCETTA SCARAFFIA

C'è poi il problema del passato: si pensa solo al futuro e alla prevenzione, ma si sa bene che nessuna prevenzione è efficace se prima i colpevoli non vengono individuati e puniti. L'indulgenza verso i colpevoli non fa che moltiplicare gli abusi. Ma qui i colpevoli da punire non sono solo quelli degli ultimi anni. Sono quelli che anche molto tempo fa hanno ferito persone tuttora viventi, da risarcire del trauma sofferto attraverso un riconoscimento pubblico e un risarcimento tangibile. Certo, nel nostro Paese sono talmente numerose le vittime che non sarà facile per la Cei progettare un passo simile.

 

MATTEO ZUPPI E PAPA BERGOGLIO

Ma se si vuole davvero capire il fenomeno, cogliere il suo radicamento nella realtà italiana, bisogna farsi un'idea vera e concreta di cosa è accaduto. Chi e quante sono state vittime? Come mai i colpevoli hanno potuto usufruire di ottimi avvocati difensori pagati dalle diocesi mentre le vittime non hanno mai goduto di un simile privilegio? Erano veramente tutti pedofili congeniti, quindi in un certo senso malati, gli abusatori? E la risposta delle diverse diocesi qual è stata? Simile o diversificata? Ancora: è lecito continuare a parlare di casi singoli o si è trattato di un sistema complesso che in un modo o nell'altro coinvolge tutta l'istituzione ecclesiastica?

 

matteo maria zuppi 2

Per rispondere a queste domande bisogna ascoltare le vittime, che sono riunite in vivaci associazioni e hanno tanto da dire e sono depositarie di un'infinità di notizie e di dati. Noi speriamo, speriamo vivamente, che il nuovo presidente, Zuppi, il quale ha affermato che «il dolore delle vittime è la nostra priorità» sarà pronto a questo ascolto. In fondo, davanti alle resistenze di molti vescovi, non c'è niente di più utile, per chi vuole veramente bene alla Chiesa italiana, dell'esistenza di un'opinione pubblica capace di spingere a guardare finalmente la verità. Con una indagine vera, che parta dagli archivi vescovili, che tenga conto dei processi civili, che dia la parola alle vittime. È da tutto ciò che si misurerà il nuovo corso del cardinale Zuppi.

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