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“L’ISOLAMENTO FA AUMENTARE NEI RAGAZZI DEPRESSIONE E CONDOTTE AGGRESSIVE” - RAFFAELE MANTEGAZZA, DOCENTE DI SCIENZE PEDAGOGICHE: “LA SCUOLA È UNO DEI MOMENTI NEI QUALI I PREADOLESCENTI SI DISTANZIANO DA CASA. È UN MOMENTO DI ELABORAZIONE DEL DISTANZIAMENTO DAL NIDO FAMILIARE, CHE È FONDAMENTALE PER LA CRESCITA. STUDIARE INSIEME, CRESCERE CON I COETANEI E CONFRONTARSI SONO ASPETTI ESSENZIALI CHE RISCHIANO DI ESSERE PERDUTI CON LA DIDATTICA A DISTANZA. IL PERICOLO È PERÒ ANCHE QUELLO DI RIDURRE L'APPRENDIMENTO”

Daniela Uva per “il Giornale”

 

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Mentre la maggior parte delle Regioni si preparano alla zona rossa e arancione, per gli studenti italiani si allontana il miraggio di tornare in classe. Per moltissimi la Dad è destinata a rimanere una certezza, con il rischio di causare problemi psicologici molto gravi. A lanciare l' allarme è Raffaele Mantegazza, docente di Scienze umane e pedagogiche all' università Milano-Bicocca.

 

Cosa significa per i ragazzi continuare a fare a meno della scuola?

«La scuola è uno dei momenti nei quali i preadolescenti si distanziano da casa. Permette a questi ragazzi di spostarsi da soli con i mezzi pubblici, di recarsi in una città diversa: è un momento di elaborazione del distanziamento dal nido familiare, che è fondamentale per la crescita».

 

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Cosa rischiano i più giovani?

«I ragazzi stanno perdendo la dimensione della socializzazione che è fondamentale in qualsiasi ordine scolastico, ma in particolare nella secondaria di secondo grado. Studiare insieme, crescere con i coetanei e confrontarsi sono aspetti essenziali che rischiano di essere perduti con la didattica a distanza. Il pericolo è però anche quello di ridurre l' apprendimento soltanto a qualcosa di cognitivo».

 

Dal punto di vista psicologico cosa potrebbe accadere?

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«Da anni si sta studiando il fenomeno degli hikikomori, i giovani che si chiudono nelle loro camere e non escono per mesi. I ricercatori hanno dimostrato che questi ragazzi non solo hanno un calo di autostima, ma hanno anche un calo dell' apprendimento. Il lockdown moltiplica questa situazione».

 

Le fasce di età più a rischio?

«Ogni età è a rischio quando si costringe qualcuno all' isolamento. Per i bambini il pericolo è la rinuncia al diritto al gioco, alla vita all' aria aperta, alle attività ricreative. Per gli adolescenti si tratta invece della connessione fisica concreta con gli altri, dal primo bacio alla fidanzata, all' abbraccio con gli amici. Anche i ragazzi più grandi, attorno ai diciotto anni, perdono il senso fondamentale di libertà e di autonomia che l' uscire di casa permette loro di sperimentare».

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Quanto è concreto per loro il rischio depressione?

«Sarà importante studiare insieme a questi ragazzi quale potrà essere l' esito di questa emergenza sulla loro crescita. La depressione, l' aumento di condotte aggressive e l' isolamento non sono un destino. Tutto dipende da come gli adulti sapranno ascoltare questi giovani e sapranno aiutarli a far sì che le risorse che hanno trovato e messo in campo in questi periodi difficili possano diventare un elemento».

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