joe biden volodymyr zelensky vladimir putin

“LA RUSSIA È PRONTA A DISCUTERE CON L'UNIONE EUROPEA LE MODALITÀ DI USCITA DALLA CRISI" - IL MINISTRO DEGLI ESTERI DI MOSCA, SERGEI LAVROV, TENDE UNA MANO A BRUXELLES: "MA OGNI PROPOSTA DEVE AVERE UN VALORE AGGIUNTO PER MOSCA” - LA RUSSIA HA DATO UN SEGNALE POLITICO NEL RITIRARE LE TRUPPE DA KHERSON: E’ LA DISPONIBILITA’ A TRATTARE ALMENO PER IL CESSATE IL FUOCO - ORA CHE BIDEN S’E’ MESSO ALLE SPALLE IL VOTO DI MID-TERM PUO’ SPINGERE ZELENSKY A SCENDERE A PATTI CON PUTIN...

1 - MOSCA, PRONTI A DISCUTERE CON UE MA CI SIA VALORE AGGIUNTO

(ANSA) - ROMA, 10 NOV - La Russia è pronta a discutere con l'Ue le modalità di uscita dalla crisi, ma ogni proposta deve avere un valore aggiunto per Mosca. Lo afferma il ministero degli Esteri russo, come riporta la Tass.

 

putin zelensky biden

2 - IL SEGNALE DI PUTIN PER TRATTARE SENZA ESCLUDERE IL CONTRATTACCO

Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

I russi potevano andarsene combattendo, lasciando squadre di incursori nelle case di Kherson per rendere dura l'avanzata ucraina e nascondere la disfatta. Invece Mosca ha deciso di dare un segnale politico e ritirare tutte le truppe a destra del fiume Dnipro. Una scelta che, nei tempi e nei modi, trasmette per la prima volta dall'inizio dell'invasione la disponibilità a una trattativa. I due comandanti, il ministro Shojgu e il generale Surovikin, hanno annunciato il ripiegamento, mettendo il popolo russo davanti alla verità: gli ucraini oggi sono più forti.

Putin Lavrov

 

Più volte hanno sottolineato: «La cosa più importante è preservare la vita dei nostri soldati». La portavoce degli Esteri, Maria Zakharova, ha lanciato un messaggio esplicito: «Non abbiamo mai rifiutato di condurre negoziati con Kiev e siamo ancora pronti, tenendo in considerazione la realtà emergente». Ancora più rilevante è che sia stata attesa la fine del voto di midterm: adesso la Casa Bianca può valutare la situazione senza farsi influenzare dalle ricadute elettorali.

 

Insomma è una svolta. Nessuno pensa che ci siano i presupposti per la pace: l'Ucraina non l'accetterà fino alla completa liberazione dei territori occupati. Da ieri però ci sono le premesse per cominciare a discutere un cessate il fuoco, che fermi la carneficina dopo otto mesi di orrore causati dall'aggressione di Putin: una tregua protetta dalla larga barriera d'acqua del Dnipro.

 

Maria Zakharova

Gli elementi di incertezza sono molti. Dal Cremlino non è venuta una sola parola: la comunicazione è stata gestita esclusivamente dai vertici delle forze armate. Alcuni analisti ipotizzano che la manovra possa essere più profonda e arrivare alle porte della Crimea. Finora però i movimenti prevedono il rischieramento sulle fortificazioni costruite in fretta dietro al fiume. La reazione del governo Zelensky è ispirata alla cautela e al sospetto.

 

Oggi gli ucraini - come si dice militarmente - hanno l'iniziativa: sono superiori in qualità e mezzi ai russi, possono scegliere dove e come attaccare. Nonostante le sofferenze inflitte alle città, le loro brigate tengono testa agli invasori ovunque. Riescono a farlo grazie alla determinazione degli uomini e agli strumenti forniti dalla Nato: una quantità di armi, munizioni e informazioni senza precedenti nella storia. La paura di Kiev è chiara: i russi vogliono prendere fiato per riorganizzare l'esercito e scatenare una nuova offensiva.

 

SOLDATI UCRAINI SUL FRONTE DI KHERSON

Una considerazione fondata. Il Cremlino ha gettato nella mischia almeno 50 mila dei riservisti mobilitati a settembre. Altri 150 mila sono stati trasferiti in tre centri di addestramento, in prossimità della frontiera: uno nella zona di Kursk, uno in quella di Bryansk, uno in Bielorussia. Se non ci sarà una tregua, queste truppe andranno comunque all'attacco. Probabilmente a dicembre, quando il ghiaccio compatterà le pianure fangose.

 

La loro manovra avverrà su tre direttrici lontane l'una dall'altra, in modo da obbligare gli ucraini a dividere le loro unità meccanizzate e gestire una logistica complessa: l'elemento principale che ha permesso i successi di Kiev - la possibilità di concentrare le forze nei punti deboli del nemico - verrebbe a cadere. Quella che Mosca sta allestendo è una massa d'urto pari all'onda d'assalto scatenata lo scorso 24 febbraio. Gli ucraini possono riuscire a fermarla, il prezzo di sangue sarebbe però altissimo. E a quel punto a Mosca resterebbe un'unica risorsa: la bomba nucleare.

SOLDATO UCRAINO CON DRONE A KHERSON

 

È questa preoccupazione che nelle ultime settimane ha spinto la Casa Bianca a imbastire un canale di comunicazione con il Cremlino, affidato ai due consiglieri per la Sicurezza: Sullivan e Patrushev. Contatti che si sono aggiunti alla linea diretta creata dai vertici militari e alle delegazioni che discutono il rinnovo degli accordi Start: tutti rivolti a sventare l'escalation atomica. Come ha anticipato Claudio Tito su queste pagine, la Nato considerava la liberazione di Kherson il presupposto per ogni trattativa, anche se le cancellerie dell'Europa occidentale condividono i timori degli Usa, mentre i Paesi orientali e la Gran Bretagna vogliono la disfatta totale dei russi.

bandiera bianca sul carro armato russo

 

Se tacessero le armi, quale sarebbe la situazione sul campo? I confini a Donetsk e Lugansk sono sostanzialmente uguali all'inizio del conflitto. Il Cremlino ha messo le mani solo sul territorio a destra del Dnipro, con le città di Mariupol e Melitopol. Un risultato lontanissimo dalla promessa di «cancellare l'Ucraina e liberare il Donbass».

 

Putin potrebbe cercare di placare l'opinione pubblica proclamando di avere riportato la frontiera sulla "linea sacra" del Dnipro. Zelensky dovrebbe rinunciare a questa regione e vantare di avere sconfitto i russi, mantenendo il sostegno dell'Occidente. Sarebbe accettabile per il popolo ucraino?

 

controffensiva ucraina nella regione di kherson 2

Si apre una fase di grandi speranze e incognite terribili. Nel 1991 quando Saddam Hussein ordinò la ritirata dal Kuwait era convinto di ottenere una tregua: le sue colonne vennero massacrate. Anche l'operazione russa è ad alto rischio e i razzi Himars sono in grado di decimare l'armata in marcia. I volti scuri apparsi in tv del ministro Shojgu e del generale Surokin lasciano pochi dubbi su quale sarebbe la risposta: le testate nucleari.

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?