martino mora ragazzi in gonna

“SONO DIVENTATO UN MOSTRO PERCHÉ HO DETTO NO A UNA BUFFONATA” – LO SFOGO DI MARTINO MORA, IL PROF MILANESE 50ENNE SOTTO ATTACCO PER AVER MANDATO DALLA PRESIDE UNO STUDENTE IN GONNA: “NON È CON LE PAGLIACCIATE CHE SI COMBATTE LA VIOLENZA SULLE DONNE. CI SONO CONNESSIONI TRA I “GRETINI” E IL TRANSESSUALISMO. DIETRO QUEL MOVIMENTO CI SONO POTERI FORTI, OCCORREVA DISTRUGGERMI MEDIATICAMENTE. UNO DEI CAVALLI DI TROIA PER FA ENTRARE A SCUOLA LE IDEOLOGIE TRASVERSALI È L'EDUCAZIONE CIVICA. IL VACCINO? SONO SCETTICO E…”

Giulia Cazzaniga per "la Verità"

 

martino mora 1

Questa è un'intervista che si è svolta in due tempi. A un certo punto il professor Martino Mora ci ha chiesto di prendersi una pausa. Stava raccontando che gira voce di un suo licenziamento, e fosse vera «mi troverebbe in mezzo a una strada». Lo abbiamo richiamato dopo un'ora, e la sua voce aveva deposto l'angoscia: «Non si preoccupi, sono determinato e più combattivo che mai, è stato un momento di stanchezza. Da giorni fatico a dormire, ma non ho intenzione di fare la vittima».

 

Mora ha 50 anni e fino a qualche giorno fa conduceva un'esistenza quieta tra la sua casa di Milano - vive solo dopo che la madre è morta, un anno fa - e l'insegnamento al liceo scientifico Bottoni, le sue letture, la scrittura di libri - ha pubblicato Abbattere gli idoli contemporanei (Radio Spada) - e appassionati post su Facebook, oggi scandagliati e riassemblati dai suoi accusatori.

«Sono diventato un mostro. L'ultima che ho letto su un sito gay è che sono un indemoniato».

 

ragazzi in gonna a scuola 7

Mora, a lei la ricostruzione dei fatti. Venerdì 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, è a scuola.

«Dieci minuti dopo l'inizio dell'ora stavo interrogando in classe terza, e un ragazzo arriva in ritardo. Si toglie la giacca, indossa un lungo abito da donna, molto appariscente, a fiori, con le spalline».

 

Si scoprirà che gli studenti avevano concordato con la preside di far lezione in gonna come simbolo, perché usata come scusante di molestie o stupri.

«Già, peccato che non ne ero stato informato, né gli studenti me lo hanno comunicato, nemmeno quando, seduta stante, dopo aver visto l'abbigliamento del ragazzo, l'ho mandato dalla preside».

Non era il solo vestito così.

martino mora 5

«Non me n'ero neanche accorto. Due compagni sono usciti con lui dalla classe e solo allora ho notato che indossavano un gonnellino».

 

Perché l'ha spedito in presidenza?

«Ritengo che a scuola occorra vestirsi in modo adeguato, è un luogo che merita rispetto. Dire che erano vestiti in modo indecente non è un insulto, ma una constatazione».

 

Ha qualcosa contro la giornata per la violenza sulle donne?

«Ma figuriamoci, io sono contrario a qualsiasi tipo di violenza, donne, uomini, bambini, animali. Non sono convinto però che per difendere le donne servano pagliacciate in un luogo come la scuola».

 

I ragazzi quindi vanno dalla preside.

«Che non c'era. Tornano da me, e io ho lasciato quel ragazzo fuori dalla porta. Bene in vista, attendendo la preside. Per solidarietà, altri sono rimasti con lui».

 

E da lì si è scatenato l'inferno...

ragazzi in gonna a scuola 4

«La preside mi fa sapere che occorreva riammetterlo in aula, e così è stato. Alla terza ora dovevo tornare in classe, in presidenza sostengo che almeno il ragazzo in tenuta più appariscente dovrebbe cambiarsi: mi ero accorto che sotto era normalmente vestito, ma ottengo il fermo rifiuto della dirigente. Chiedo allora di esentarmi dalla lezione e che avrei recuperato l'ora perduta in altro momento. Nessuna soluzione è stata presa in considerazione, mi ha detto che se non fossi tornato subito in classe avrei dovuto andar via da scuola. Non era in suo potere, ma non ho discusso l'ordine e me ne sono andato a casa. Poi le tre classi dove insegno hanno deciso di scioperare e di non fare più lezione con me, restando in corridoio per giorni».

 

Con i suoi studenti il rapporto si è rotto?

«No, anzi. Il dialogo con me ha convinto proprio la classe dove è successo il fatto a riprendere le lezioni. Ho parlato a lungo con i ragazzi in questi giorni».

martino mora 6

Si è scusato?

«Non ho ceduto di un millimetro sui principi, ho lasciato parlare tutti per diverse ore. Alla fine abbiamo chiarito le posizioni e recuperato il rispetto reciproco».

 

Ma la vicenda è andata ben oltre i muri del liceo.

«La preside, in svariate interviste a giornali e tv, ha annunciato di stare preparando un super dossier contro di me, con un pesante provvedimento disciplinare. Questo è quello che so dalla televisione, non mi hanno ancora recapitato nulla. Le voci a scuola parlano anche di licenziamento».

 

Contro di lei si sono scatenati programmi tv, social network e blog.

«Sono un mostro solo perché ho detto no a una buffonata. C'è chi mi ha scritto che devo guardarmi le spalle quando cammino, ma non mi spavento perché finché sono minacce online con nomi e cognomi non sto neanche a sporgere denuncia. Mi hanno dato del fascista, razzista, sessista, xenofobo, omofobo e, appunto, indemoniato».

ragazzi in gonna a scuola 1

 

Sono tutti insulti alla sua sensibilità?

«Non credo volessero farmi un complimento, ma ritengo che siano parole della neolingua orwelliana che, in fondo, mi fanno sorridere. Sono fobie da lasciare agli psichiatri, più che veri insulti».

 

È stato ospite a Pomeriggio Cinque, la trasmissione di Barbara d'Urso.

«Ci sono andato a testa alta, hanno provato, senza alcun successo, a linciarmi vivo».

 

Dai suoi commenti online si è poi capito che ha una posizione particolare sui vaccini, apriti cielo.

martino mora

«Sono scettico nei confronti dei vaccini e non me ne vergogno, sì. Faccio i tamponi per lavorare, a mie spese».

 

Facciamo un passo indietro? Da quanto insegna in quell'istituto?

«Insegno Storia e Filosofia al Bottoni dal 2016».

Prima?

«La lunga gavetta del precario della scuola, in giro per i licei della provincia di Milano».

Che rapporto ha con i suoi studenti?

«Buono. Ascoltano, seguono, sanno che possono domandare sempre una spiegazione se non hanno capito».

È severo?

«Se non hanno studiato c'è l'insufficienza. La scuola dovrebbe tornare a essere selettiva, e non avere metodi di giudizio sempre più blandi, di tendenza soprattutto dopo la pandemia. Ma non sono severo, e i miei studenti lo sanno, premio con voti alti chi studia».

ragazzi in gonna a scuola 6

 

Quando spiega siede in cattedra?

«Di solito sì. La mia è la didattica frontale alla vecchia maniera. Non escludo possano esserci strade alternative, ma i ragazzi vanno educati a riconquistare la concentrazione. Devono sforzarsi più oggi di ieri, perché la frenesia dei messaggi visivi che scorrono sui loro cellulari li costringe a una fatica».

 

Una fatica che lei non vuole togliergli.

«No, perché insegnare non significa dare la pappa pronta. Faccio pause, se necessario, ma riuscire a concentrarsi permette ai ragazzi di crescere, e servirà loro nel mondo del lavoro».

 

martino mora 3

Che idea si è fatto di quello che è successo?

«Ho scelto di non tirarmi indietro, mi sono esposto per difendere un'idea che mi pare di buon senso. Ma ho toccato un tasto che non dovevo, è evidente. Il linciaggio che sto subendo me lo conferma. Sono convinto che al di là delle intenzioni soggettive - le persone coinvolte in questa storia non credo ne abbiano contezza - ci sia un progetto dietro questi attacchi. Uno studente del mio istituto ha detto ai giornali: vogliamo l'insegnamento del transessualismo nelle scuole».

 

Chi c'è dietro?

«Non lo so, osservo però connessioni tra i "gretini", come li chiamo io, cioè coloro che appartengono al movimento milanese di Fridays for future di Greta Thunberg, e queste ideologie. E dietro quel movimento ci sono poteri forti, non certo solo il faccino della ragazza. È evidente che occorreva distruggermi mediaticamente, e subito, perché ho detto un "no"».

ragazzi in gonna a scuola 3

 

Da insegnante, cosa ha osservato in questi anni?

«Uno dei cavalli di Troia di questo voler portare tendenze culturali nella scuola è l'educazione civica. Salutata con entusiasmo anche dalla Lega, è stato un autogol a favore della parte politica opposta».

 

Perché?

«Perché con l'educazione civica entrano a scuola le ideologie trasversali, dominanti del pensiero unico, compresa l'Agenda Onu 2030. La vecchia scuola di Gentile e Gramsci era ideologica, sì, ma almeno di alto livello qualitativo. Quel modello era basato su un sapere solido, oggi si vogliono sfornare conformisti».

 

Più concretamente?

martino mora 2

«Nei programmi portati avanti da Onu e Oms, che ricordo proponeva l'educazione sessuale fin dalla più tenera infanzia, ci sono contenuti discutibili: immigrazionismo, una certa visione dell'omosessualità, femminismo estremo. Contenuti che si presentano sempre con aggettivi belli e buoni: si parla di inclusione, lotta alle discriminazioni, accettazione del diverso».

 

Concetti che nel suo caso non sembrano essere stati rispettati.

«Quel che mi accade dimostra proprio che diritti, paroloni e concetti che vanno verso il transumano - io lo definisco subumano, perché nega le differenze, fin da quelle sessuali - sono solo retorica. C'è dietro una profonda malvagità. È un desiderio autodissolutorio. Rispettare le altre identità non vuol dire distruggere la propria».

 

Lei è cattolico, dico bene?

ragazzi in gonna a scuola 5

«Mi definisco un cattolico della tradizione, non modernista. E vedo che tutte le strutture di senso - Chiesa, scuola, famiglia - sono messe fortemente sotto attacco in modo subdolo, non diretto. Attaccate dall'esterno, ma ancor più dall'interno. Dietro alla lotta contro le discriminazioni c'è una battaglia per l'esclusione, di chi pensa diversamente, dietro al dirittismo una concezione di società atomistica, la disintegrazione delle strutture comunitarie, così da massificare le persone, tutte uguali e tutte consumatrici».

martino mora 4

 

Queste sue convinzioni sono mai entrate in aula?

«No, perché io non insegno per condizionare i ragazzi, al contrario di alcuni colleghi. Non voglio indottrinare nessuno. La mia visione del mondo è nei miei libri o online, ma a meno che non me lo domandino io rifuggo un atteggiamento invasivo sulle loro coscienze».

 

Ora che farà?

«Aspetto, non ho ancora gli elementi per capire se devo dotarmi di un avvocato».

ragazzi in gonna a scuola 8ragazzi in gonna a scuola 2

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…