paolo ielo piero amara vincenzo armanna

“SONO TRE ANNI CHE RICEVO FANGO IN FACCIA, CHE COVO E STO ZITTO” - IL CLAMOROSO SFOGO DEL PROCURATORE AGGIUNTO DI ROMA, PAOLO IELO, CONTRO IL COLLEGA, STEFANO FAVA, ACCUSATO DI AVERGLI “TESO UNA TRAPPOLA”: “MI FIDAVO DI FAVA, CERCAVO DI DIFENDERLO ANCHE DA SE STESSO. CON LUI SI ANDAVA D'ACCORDO FINO A QUANDO C'ERANO DA FARE RICHIESTE DI MISURE CAUTELARI, MA LE BUONE INDAGINI NON SONO QUELLE IN CUI SI MANDA IN CARCERE QUALCUNO” - LE DICHIARAZIONI DI AMARA, LA RILETTURA DELLA CENA ALL’HOTEL CHAMPAGNE E LA CHAT TRA UN GIORNALISTA DI “REPORT” E VINCENZO ARMANNA

Giacomo Amadori e Fabio Amendolara per “La Verità”

 

PAOLO IELO

Violento atto d'accusa del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo a Perugia contro il collega Stefano Fava. Il magistrato capitolino è parte civile nel processo contro lo stesso Fava e Luca Palamara, accusati di rivelazione di segreto relativamente a un esposto che riguardava un presunto conflitto di interessi del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone.

 

Ma la segnalazione, quanto meno negli allegati, chiamava in causa anche Ielo per i rapporti di lavoro del fratello Domenico con Eni. Ieri il magistrato, davanti ai giudici umbri, si è concesso un lungo sfogo: «Sono tre anni che ricevo fango in faccia. Io penso che la cifra di un magistrato debba essere la sobrietà. Un magistrato deve difendersi nei tribunali e non sui giornali. Sono anni che covo e sto zitto».

EMILIA FARGNOLI, PAOLO IELO, PAOLA BALDUCCI E STEFANO PIZZA

 

Poi ha continuato, descrivendo l'ex collega come un fanatico delle manette: «Io mi fidavo di Fava, cercavo di difenderlo anche da sé stesso. Con lui si andava d'accordo fino a quando c'erano da fare richieste di misure cautelari, fino a quando si andava a testa bassa, ma le buone indagini non sono quelle in cui si manda in carcere qualcuno, sono quelle in cui si prendono i cattivi, ma sono anche quelle in cui si tira fuori dai guai chi non ha fatto niente, un innocente».

 

ielo pignatone

Quindi il discorso è passato sul faccendiere Piero Amara, suo vecchio «cliente»: «Io dissi che le dichiarazioni di Amara si potevano utilizzare se riscontrate, altrimenti ora mi ritroverei sulla vicenda Mediolanum a dibattimento contro Berlusconi in base ad accuse non riscontrate». Silvio Berlusconi venne prosciolto e Fava non firmò la richiesta di archiviazione.

 

piero amara 7

«Mio fratello non ha mai avuto rapporti di lavoro con Amara» ha sottolineato Ielo. Anche se nessuno ha mai scritto il contrario. I due legali erano semplicemente consulenti della stessa azienda. L'aggiunto romano ha poi spiegato di avere «sempre pensato che i magistrati si possono dividere, possono discutere ma stanno sempre dalla stessa parte [] E invece ho scoperto poi che c'era qualcuno nell'ufficio contro di me».

 

vincenzo armanna

Ielo ha accusato Fava di avergli «teso una trappola»: «Disattese la richiesta di fare uno stralcio sulla vicenda Eni-Napag sapendo che su quella vicenda mi sarei astenuto. Lui mi disse che c'era una tale interconnessione da non poterlo fare: questa cosa qui puoi dirla a uno che non fa il mestiere non a uno che fa questo lavoro».

 

Ielo ha, infine, offerto una sua rilettura della guerra per la nomina del procuratore di Roma del 2019, dandogli una chiave originale: «L'hotel Champagne non è stato un fatto di correnti. Bisognava nominare un procuratore della Repubblica di Perugia che fosse disponibile a fare indagini nei miei confronti, probabilmente perché io non vado a cene, non faccio incontri».

PAOLO IELO

 

Questo autoritratto cozza un po' con i suoi stretti rapporti di lavoro con la stampa, con i suoi appuntamenti (magari non cene, ma certamente pranzi) con diversi giornalisti. Categoria che non di rado ne canta le gesta. Inoltre è il punto di riferimento di molti inquirenti, anche di altre città, che lo stimano e amano confrontarsi con lui. È considerato dai suoi capi un fuoriclasse nel contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione, anche se sempre più spesso il suo ufficio, nei procedimenti che sfiorano la politica, contesta il traffico di influenze illecite, una ipotesi fumosa, una corruzione che non ce l'ha fatta.

 

E non mancano, nelle sue inchieste, gli alti e i bassi come confermano le accuse a Virginia Raggi e Tiziano Renzi. Il problema di Ielo è che a congetturare suoi fantomatici conflitti d'interesse (ipotesi che il Csm cestinato) non era solo Fava, bensì una banda di faccendieri su cui stava indagando.

 

 

videoregistrazione di piero amara 4

Come l'avvocato Vincenzo Armanna, ex manager di Eni e grande accusatore della compagnia petrolifera. Un professionista oggi sotto procedimento per diversi episodi di calunnia. In una chat depositata agli atti del procedimento sul finto complotto ai danni dei vertici dell'Eni, Armanna spiega al giornalista di Report Luca Chianca quale sia il segreto della banda per provare a ridurre al minimo i danni delle inchieste giudiziarie.

 

La conversazione risale al 29 maggio 2019 quando sulla Verità e sul Fatto quotidiano erano stati pubblicati due articoli su un esposto del pm Stefano Fava al Csm in cui si faceva riferimento anche al presunto conflitto di interessi del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, a causa dei rapporti professionali del fratello Domenico con l'Eni. Ricordiamo che nella Capitale c'era un'inchiesta che riguardava Amara e gli affari illeciti della Napag, società a lui riconducibile, con alcuni manager infedeli della compagnia petrolifera.

 

GIUSEPPE CALAFIORE

Armanna suggerisce al cronista alcune domande, tra cui queste due: «L'Eni che controlla tutti i conflitti di interessi come fa ad affidare un contratto al fratello di Ielo? Amara come ha fatto a prendere tutti quei contratti senza che nessuno se ne accorgesse?». Chianca ribatte: «Però il fratello di Ielo lavora lì da una vita».

 

Ma Armanna spiega il meccanismo che con quelle consulenze la banda farebbe scattare: «In ogni caso lo rende "in conflitto di interessi" e anche se non facesse nulla così riescono ad "escluderlo" dalle indagini... non penso a corruzione penso a strategia per escludere i pm più aggressivi». Una tattica per far astenere i magistrati più «pericolosi».

 

Quindi fa un commento sibillino su quanto accaduto nell'inchiesta Napag, di cui Ielo era titolare: «E in ogni caso l'indagine su Amara finisce troppo presto, con un patteggiamento (del faccendiere e del suo coindagato Giuseppe Calafiore, ndr) tagliando fuori Napag, 80 milioni». Ovviamente potrebbe trattarsi di millanterie, tipiche del personaggio. L'avvocato Ielo ha sempre negato di avere rapporti con Amara, nonostante fossero entrambi consulenti dell'Eni.

 

PIERO AMARA

Il professionista è consulente da circa 20 anni (periodo in cui ha cambiato tre diversi studi) dell'Eni, con cui lavora tuttora e da cui è considerato «un ottimo professionista». Da parte sua Amara, due anni dopo, ha descritto una strategia non molto diversa da quella evocata da Armanna, la stessa che utilizzava per sterilizzare i pm quando doveva difendere gli interessi dei propri clienti: «Cercavo di nominare persone (avvocati, ndr) che erano vicine perché erano testimoni di nozze, matrimoni, che a qualche magistrato». Come aveva fatto lui stesso con il suo difensore Salvino Mondello, ex compare di nozze di Ielo.

PAOLO IELO PMPAOLO IELOGIUSEPPE CALAFIORE 1PAOLO IELO

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”