david sirca

“STO AVVELENANDO I VOSTRI PRODOTTI, LA GENTE LI PRENDERÀ E MORIRÀ” – UN PRESUNTO HACKER TRIESTINO, DAVID SIRCA, RICATTAVA LE AZIENDE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE MINACCIANDO DI AVVELENARE CIBI E ACQUA SE NON AVESSE OTTENUTO IL PAGAMENTO DI UN RISCATTO – CHIEDEVA DAI 20 AI 300MILA EURO IN CRIPTOVALUTE INVIANDO DEI VIDEO VIA MAIL. OVVIAMENTE ERA TUTTA UNA MESSA IN SCENA, MA CI SONO CADUTI IN TANTI: COGEDI, L’ADDETTA ALLA DISTRIBUZIONE DI ULIVETO E ROCCHETTA, E ANCHE LA VESPA VIGNAIOLI, DI PROPRIETÀ DI “BRU-NEO”

Francesca De Martino e Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

 

DAVID SIRCA

Avrebbe realizzato dei video, spedendoli poi alle aziende a cui provava ad estorcere denaro: «Vedete? Sto avvelenando i vostri prodotti, la gente li prenderà dagli scaffali e morirà. Io dirò a tutti che la colpa è vostra», diceva David Sirca, presunto hacker mostrandosi mentre teneva in mano delle fialette che avrebbero dovuto contenere potenti veleni.

 

L'uomo è stato arrestato dalla polizia postale per tentata estorsione. Minacciava così - e lo ha fatto per mesi - grandi catene di distribuzione alimentare di avvelenare acque minerali e cibi che sarebbero finiti nei supermercati alla portata dei clienti, con tanto di siringhe cariche di cianuro, solfato di tallio e topicida se non avesse ottenuto il pagamento di un riscatto, avanzando cifre dai 20 mila ai 300 mila euro, richiesto in criptovalute, perché sarebbe stato più difficile il tracciamento. E per fare tutto questo Sirca, 47enne originario di Trieste, affidato ai servizi sociali, si sarebbe nascosto dietro e-mail anonime, inviate attraverso provider esteri.

 

grande distribuzione 8

IL METODO

Per essere ancora più convincente e intimorire le vittime avrebbe allegato alle e-mail anche quei video in cui si riprendeva all'opera con tanto di boccetta, bilancia e siringa alla mano per far vedere come sarebbe avvenuto l'avvelenamento. Anche se poi la polizia postale ha escluso che quei liquidi fossero davvero dei potenti veleni. Una messa in scena, creata ad arte con l'intento di intimorire ed estorcere denaro a circa un centinaio di aziende operanti in tutta Italia.

 

A finire nella rete di Sirca le più conosciute aziende di distribuzione di prodotti alimentari con sede legale nella Capitale come Cogedi, addetta alla distribuzione di Uliveto, Rocchetta e BrioBlu. E ancora, la Vespa Vignaioli di proprietà del giornalista Bruno Vespa e il gruppo Maiorana Maggiorino.

 

BRUNO VESPA

Tutte società che avrebbero potuto tirare fuori grosse cifre, ma che non avrebbero ceduto alle volontà di Sirca tanto da sporgere quasi nell'immediato denuncia. Almeno cinque le aziende che si sono rivolte alle autorità mentre nessuna di quelle coinvolte ha avuto problemi di contaminazione nei prodotti. La procura di Roma, con i pm Giovanni Conzo e Silvia Santucci del gruppo reati gravi contro il patrimonio e stupefacenti, ha aperto un'indagine a carico del 47enne, accusato di tentata estorsione.

 

L'indagato aveva avuto già a Trieste una condanna per frode informatica e stava scontando la pena con l'affidamento in prova ai servizi sociali, revocato alla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati. Al momento si trova in carcere.

 

I TEMPI

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I fatti al vaglio degli inquirenti si sarebbero consumati da agosto 2021 a maggio 2022 e la polizia postale sarebbe partita proprio dalle e-mail ma anche da un conto bancario estero. Sirca avrebbe chiesto ai più influenti operatori della distribuzione alimentare cifre dai 20 mila ai 300 mila euro, altrimenti avrebbe avvelenato i loro prodotti che avrebbero poi occupato gli scaffali di tutti i supermercati d'Italia.

 

E, se non avessero ceduto al ricatto, avrebbe comunicato anche alla stampa che i cibi distribuiti dalle loro società erano contaminati. Ma grazie alla tempestività delle indagini e alle denunce delle vittime, l'hacker non sarebbe riuscito a portare a casa nemmeno un colpo. Per la difesa dell'indagato, rappresentata dall'avvocato Astrid Vida, non ci sarebbero prove che quelle e-mail siano state inviate dal 47enne.

vespa vignaioli

 

E quei video, mandati in allegato, sarebbero stati girati dall'uomo per partecipare a un contest online in cui avrebbe vinto un premio in criptovalute. Dunque, per il difensore, quelle riprese sarebbero state scaricate dal web e utilizzate da chi avrebbe inviato realmente i messaggi di posta elettronica.

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