europei 2008 - italia spagna

“LA SUDDITANZA DELLA SPAGNA VERSO L’ITALIA E’ FINITA NEL 2008” - LO SCRITTORE SPAGNOLO JAVIER CERCAS: “VINCEMMO AI RIGORI NEI QUARTI DELL’EUROPEO. PER LA PRIMA VOLTA INVERTIAMO QUEL TRADIZIONALE SENSO DI INADEGUATEZZA CHE ABBIAMO VERSO SEMPRE AVUTO VERSO DI VOI. OGGI SIAMO MOLTO PIÙ DEBOLI, COME SQUADRA. MA NEL FRATTEMPO C'È STATA QUELLA SVOLTA. ANCHE SE PER NOI L'ITALIA RESTA L'AVVERSARIO PEGGIORE. SPAGNA E ITALIA SONO FRATELLI CHE NON DEVONO CEDERE AL NARCISISMO DEI FRATELLI: VOLERSI CREDERE DIVERSI…”

Jacopo Iacoboni per “la Stampa”

 

Javier Cercas

«Vuoi parlare di calcio, magari anche un po' di storia dei nostri due paesi, prima di Italia-Spagna di martedì?». Javier Cercas legge il whatsapp e richiama quasi subito. Cercas è uno dei più grandi scrittori viventi, nato in Estremadura ma cresciuto a Girona, Catalogna (la stessa provincia di Roberto Bolaño), grande tifoso del Barcellona, més que un club, e di calcio («oggi un po' meno»).

 

Parliamo a braccio al telefono, senza appunti, da una macchina a una bici. «L'Italia per la Spagna è l'avversario peggiore, il fratello, ma anche un pezzo del nostro inconscio collettivo di spagnoli che sottolinea una nostra sudditanza psicologica, direi atavica, verso di voi», spiega Cercas.

 

EUROPEI 2008 - ITALIA SPAGNA

«È una cosa che voi italiani non sempre capite bene, quanto vi amiamo e quanto però siamo stati in sudditanza verso di voi, come un modello, quasi un mito». Cercas sta andando a Bergamo a presentare il suo nuovo libro ("Indipendenza"), in cui costruisce una storia delle sue (questa volta un "falso poliziesco") sullo sfondo del secessionismo catalano, da lui mai amato (eufemismo).

 

«Ci sono momenti che cambiano la Storia», dice. «Anche la nostra percezione verso l'Italia ha avuto uno di questi momenti». Singoli istanti in cui si modificano eventi che hanno impatto sui destini collettivi, e sulla percezione che abbiamo di noi stessi, come persone o come popoli.

 

EUROPEI 2008 - ITALIA SPAGNA

Anatomie di un istante, cambiando leggermente al plurale il titolo del suo capolavoro, in cui Cercas appunto isola, ingrandisce e fotografa l' istante del tentato golpe spagnolo del colonnello Tejero, 1981, la sparatoria al Parlamento spagnolo, le oblique manovre del generale Armada, i servizi golpisti del generale Cortina; e, di contro, tre uomini diversissimi che in un istante si alzano e gli dicono no, rischiando tutto: i padri della Spagna contemporanea, Adolfo Suarez, il generale Gutierrez Mellado e il segretario del partito comunista Santiago Carrillo. Gli unici che, con le pallottole che fischiano nell' aula, non si chinano indecorosamente sotto i banchi.

 

«La Spagna vive uno di questi momenti anche nel calcio, nel suo rapporto con l'Italia.

EUROPEI 2008 - ITALIA SPAGNA

Accade nell' europeo del 2008, quando vi battiamo ai rigori. Voi forse non lo sapete, ma nella nostra coscienza collettiva la finale è quella, con l'Italia» (era in realtà un quarto di finale). «Quando andiamo ai rigori, con Buffon in porta e l'Italia davanti, sono certo: abbiamo perso. La svolta invece avviene lì: quando Casillas para i due rigori (nda: a De Rossi e Di Natale) e Fabregas segna quello finale».

 

Quella, ricorda, «era la squadra di Iniesta, Xavi, Casillas, del giovane Fabregas, di Sergio Ramos, la Spagna che poi vinse tutto. La vittoria ai rigori è l'istante che cambia tutto: per la prima volta invertiamo quel tradizionale senso di inadeguatezza che abbiamo verso sempre avuto verso di voi. Oggi siamo molto più deboli, come squadra. Ma nel frattempo c' è stata quella svolta. Anche se per noi l' Italia resta l' avversario peggiore».

Javier Cercas

 

«Siamo due fratelli, che spesso soggiacciono a quello che io chiamo il narcisismo delle differenze, la voglia di sottolineare gli aspetti che ci dividono, e ce ne sono, ma sono infinitamente meno di quelli che ci rendono simili. Tra spagnoli e italiani c'è lo stesso rapporto che può esserci tra Estremadura e Catalogna, o paesi baschi: certo, c' è diversità. Ma siamo di base la stessa cosa, e la stessa lingua. In Giappone, o in America, io vengo scambiato per italiano. A Palermo, dove ero la scorsa settimana, è pieno di Spagna, gli anziani mi capiscono anche se parlo spagnolo».

 

EUROPEI 2008 - ITALIA SPAGNA

Poi c' è la letteratura. «Intere generazioni di scrittori spagnoli sono cresciuti nel mito di Petrarca e del petrarchismo. Calvino e Pavese sono stati l' idolo dei narratori della mia generazione. Forse i calciatori non lo sanno, ma queste cose pesano poi anche sul calcio».

 

La politica non è diversa. «Il partito comunista spagnolo di Santiago Carrillo sceglie l'eurocomunismo, ossia il distacco da Mosca, perché segue, affascinato, il Pci di Enrico Berlinguer, che rompe con l' Urss e sceglie di stare in Europa».

 

Torniamo sempre all' Europa, e non solo per via degli europei. «Qualche anno fa ebbi una polemica col filosofo italiano Giorgio Agamben, l'autore di Homo sacer, che sosteneva ci fossero due Europe, quella del nord, protestante, calvinista, e quella del sud, cattolica, latina. In un certo senso è vero, quasi ovvio, ma in un altro no: l' Europa è una sola.

EUROPEI 2008 - ITALIA SPAGNA

Spagna e Italia sono fratelli che non devono cedere al narcisismo dei fratelli: volersi credere diversi. Dobbiamo semmai fare di più un' Europa politica, e così potremo coltivare il lusso di essere culturalmente diversi». Magari non ci parate quel rigore, stavolta.

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…