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“TRE FORTI SCOSSE CAUSARONO LA VALANGA CHE DISTRUSSE L’HOTEL A RIGOPIANO”, DA UNA PERIZIA UNA SVOLTA SULLE RESPONSABILITÀ DELLA SLAVINA CHE HA SEPOLTO L’ALBERGO CAUSANDO 29 MORTI - IN BALLO C'È IL DISCRIMINE TRA LA PREVEDIBILITÀ DEI SINGOLI EVENTI: AMMESSA DALLA SCIENZA PER LE VALANGHE, ESCLUSA ANCHE DALLA GIURISPRUDENZA PIÙ RECENTE PER I TERREMOTI. PER MOLTI DEI 29 IMPUTATI, DUNQUE, POTREBBE APRIRSI UNA INASPETTATA VIA DI FUGA…

Paolo Mastri per il Messaggero

 

valanga sull'hotel rigopiano

Erano terrorizzati dalle scosse, ben due oltre il grado 5 Richter nel giro di poche ore, alle 10.25 e alle 14.33. E per questo volevano fuggire dall'Hotel Rigopiano, isolato dalla neve. Avevano ragione, clienti e personale autori delle telefonate con le richieste di aiuto rimaste inascoltate.

 

LO STUDIO Lo dice, a quasi quattro anni dalla tragedia del 18 gennaio 2017, uno studio scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Frontiers in earth science a firma dei professori dell'Università d'Annunzio Tommaso Piacentini, Monia Calista, Uberto Crescenti, Enrico Miccadei e Nicola Sciarra. «Il terremoto - è la conclusione - causa una iniziale frattura di taglio all'interno di un preesistente strato debole. A causa di questa frattura, le forze agenti nel lastrone che comincia a scivolare si distribuiscono con una nuova configurazione».

valanga al rigopiano

 

Evento che gli stessi scienziati definiscono «raro ma possibile», alla luce di sofisticati modelli matematici, osservazioni sul posto, ma anche precedenti storici che vanno dal versante aquilano del Gran Sasso in occasione del sisma del 6 aprile 2009 fino all'Himalaya. Il lavoro, che attribuisce al forte colpo di coda dello sciame sismico dell'Italia centrale la concausa della valanga che ha sepolto l'albergo causando 29 morti, è destinato a rimescolare a fondo le carte di un processo difficile, da poco incardinato nella fase dell'udienza preliminare.

 

Perché nella sostanza le conclusioni degli studiosi, un team di geologi e geografi, collimano con il contenuto di una consulenza di parte che alcune difese sono orientate a mettere sul tavolo fin dalla prossima udienza, il 15 marzo, per chiedere al Gup una perizia d'ufficio. Una pronuncia terza, destinata a controbilanciare le conclusioni dei consulenti della procura, scettici sul punto. In ballo c'è il discrimine tra la prevedibilità dei singoli eventi: ammessa dalla scienza per le valanghe, esclusa anche dalla giurisprudenza più recente per i terremoti. Per molti dei 29 imputati potrebbe aprirsi una inaspettata via di fuga.

rigopiano 2

 

I DATI A colpire, nello studio appena pubblicato in lingua inglese, sono i numeri messi in fila: rispetto a un ritmo storico di 0-70 valanghe nel sessantennio precedente, il giorno della tragedia sul massiccio del Gran Sasso il bilancio è stato di 76, con un totale di 105 nei due giorni seguenti e di 115 alla fine dell'anno. Una furia della natura tutta concentrata nell'arco temporale 18-20 gennaio, apertosi con la sequenza sismica iniziata alle 10.25. Il secondo evento di grado 5 e l'ultima scossa della serie, 4.3 gradi alle 16.16, precedono la valanga rispettivamente di 135 e 34 minuti. Tempi ampiamente compatibili con la dinamica di innesco della valanga, scrivono gli studiosi della d'Annunzio.

 

rigopiano

Lungo il canalone sul fianco orientale del monte Siella, hanno poi rilevato le ispezioni, sono state rilevate «fratture e scarpate di origine cosismica, che avrebbero potuto contribuire a innescare la valanga, probabilmente distaccatasi dalla parte mediana del pendio». Le fratture, in gergo tecnico, sono cicatrici lasciate dal terremoto, mentre le scarpate sono frane di origine sismica. Una di queste, in particolar modo, non era sicuramente presente nel novembre del 2016, dice una preziosa testimonianza oculare. Secondo gli scienziati la storia della valanga andrebbe riscritta così: tre forti scosse di terremoto, magnitudo da 4.3 a 5.1, aprono frane e fratture lungo il fianco del monte Siella che sovrasta l'Hotel Rigopiano.

 

Il manto di neve di oltre tre metri, accumulatosi a partire dal 6 gennaio con una serie di precipitazioni accompagnate da forti sbalzi termici (da meno 10 a meno 20) diventa instabile a metà del pendio e con un ritardo di appena 34 minuti dall'ultima scossa si distacca causando la tragedia. La valanga di Assergi, versante aquilano del Gran Sasso, tre giorni dopo il 6 aprile 2009 è soltanto una delle conferme.

 

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