joe biden kim jong-un missile

MA CHE RAZZO FATE! – PROVE TECNICHE DI GUERRA ANCHE IN ESTREMO ORIENTE: COREA DEL SUD E STATI UNITI LANCIANO 6 MISSILI TERRA-TERRA NEL MARE CINESE ORIENTALE. UNO PERÒ SI SCHIANTA AL SUOLO A GANGNEUNG, NEL NORD-EST DELLA COREA DEL SUD – È LA RISPOSTA AL DITTATORE NORDCOREANO CICCIO KIM CHE AVEVA SPARATO UN RAZZO BALISTICO SOPRA IL GIAPPONE FACENDO SUONARE LE SIRENE ANCHE A TOKYO – È STATA CONVOCATA PER LE 21 UNA RIUNIONE DI EMERGENZA DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU - VIDEO

https://www.rainews.it/video/2022/10/corea-del-sud-usa-un-missile-esplode-alla-partenza-durante-una-esercitazione-gangneung-nord-56f38c92-6c31-42ed-bbbd-77395a7312ad.html

 

Guido Santevecchi per www.corriere.it

 

missile lanciato da sud corea e usa

La risposta alla provocazione di Kim Jong-un è arrivata dopo poche ore: intorno alla mezzanotte ora italiana, le forze armate di Seul hanno annunciato che Corea del Sud e Usa hanno lanciato 6 missili terra-terra nel Mare cinese orientale. Uno si è però schiantato al suolo a Gangneung, nel nord-est della Corea del Sud. L’esplosione e il successivo incendio provocati dal missile hanno indotto molti a credere che si trattasse di un attacco nordcoreano.

 

L’incidente ha coinvolto un missile balistico a corto raggio Hyumoo-2. Il missile si è schiantato all’interno di una base dell’aeronautica militare alla periferia della città. L’esercito ha fatto sapere che sta indagando sulle cause del «volo anomalo» del missile. In precedenza lo Stato Maggiore della Corea del Sud aveva annunciato che durante le esercitazioni congiunte erano stati lanciati con successo quattro missili Army Tactical Missile System (ATACMS) e un altro missile Hyumoo-2 in risposta alla provocazione del Corea del Nord.

JOE BIDEN NAZIONI UNITE 1

 

L’operazione è nata, ha spiegato il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Kirby, «per rispondere alle provocazioni della Corea del Nord e assicurarci di poter dimostrare le nostre capacità».

 

Su richiesta degli Stati Uniti (appoggiati da Regno Unito, Francia, Albania, Norvegia e Irlanda) si terrà oggi alle 21 ora italiana la riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite sulla provocazione della Corea del Nord. Il presidente Usa Joe Biden e il primo ministro giapponese Fumio Kishida si sono sentiti al telefono, condannando il lancio nordcoreano.

 

LA COREA DEL NORD LANCIA UN MISSILE SOPRA IL GIAPPONE - ALLERTA DEL GOVERNO GIAPPONESE

Tutto è cominciato quando in Italia era l’alba di martedì. «Missile in arrivo, missile in arrivo. Evacuare immediatamente». Si sono svegliati con l’allarme ripetuto incessantemente dai notiziari tv e con il suono delle sirene gli abitanti della prefettura di Aomori sull’isola di Honshu e quelli dell’isola di Hokkaido.

 

Vita sospesa per una ventina di minuti, nel Nord del Giappone, fermi anche i treni dell’alta velocità.

 

Un missile nordcoreano è passato sopra l’arcipelago, in un test che segna una ulteriore escalation della minaccia di Kim Jong-un.

 

La provocazione in Giappone è un drammatico ritorno al passato nell’esibizione di forza del Maresciallo di Pyongyang: aveva fatto lanciare un missile sopra l’arcipelago giapponese per la prima volta nel 2017, al culmine della sua sfida con Donald Trump. Cinque anni dopo, Kim sembra tornare alla vecchia strategia.

 

LA COREA DEL NORD LANCIA UN MISSILE SOPRA IL GIAPPONE - MISSILE NORDCOREANO

Il missile ha volato per 22 minuti, per circa 4.600 chilometri, la distanza più lunga percorsa da un ordigno nordcoreano durante un test ed è piombato nell’Oceano Pacifico, circa 3.200 km a Est dell’arcipelago. Di solito i tecnici nordcoreani programmano la traiettoria dei loro missili con un angolo di elevazione molto pronunciato, per farli ricadere in mare a Ovest del Giappone, evitando il pericoloso sorvolo dell’arcipelago. Il test di questa mattina ha ricordato a Tokyo e a Seul che le loro città sono sotto tiro. Il monito vale anche per gli Stati Uniti, che hanno decine di migliaia di militari schierati nelle basi giapponesi e sudcoreane.

 

Gli analisti militari ritengono che l’ordigno fosse uno Hwasong-12, un IRBM (Intermediate-range ballistic missile) capace di raggiungere anche la grande base americana di Guam.

LA COREA DEL NORD LANCIA UN MISSILE SOPRA IL GIAPPONE - LA TRAIETTORIA DEL MISSILE

 

Cessato l’allarme generale, il primo ministro giapponese Fumio Kishida ha definito l’azione nordcoreana «barbara»; il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol ha promesso una reazione compatta alla sfida; Washington parla di «risposta robusta» alla nuova provocazione.

 

Quest’anno la Nord Corea ha già lanciato 42 missili in 23 test, cinque negli ultimi dieci giorni.

 

Sovrastato dal rumore della guerra in Ucraina, Kim Jong-un cerca di richiamare l’attenzione che crede di meritare e che Joe Biden non sembra intenzionato a concedergli. Nel 2017, dopo che un missile nordista aveva sorvolato il Giappone, Donald Trump aveva reagito con un discorso dalla tribuna dell’Assemblea generale Onu, avvisando «l’uomo razzo» che gli Stati Uniti avrebbero «cancellato dalla faccia della terra il suo regime» se non si fosse fermato.

Kim Jong Un con il missile balistico intercontinentale (ICBM)

 

Dopo settimane di tensione, Kim a inizio 2018 sorprese Trump e il resto del mondo dichiarando una moratoria nei test missilistici e aprendo una fase di dialogo. Il negoziato fallì durante il vertice Kim-Trump del febbraio 2019 a Hanoi, quando gli americani si resero conto che il Maresciallo non avrebbe mai rinunciato al suo arsenale nucleare.

 

Qual è ora la strategia di Pyongyang? Sembra che Kim non cerchi più il negoziato, ma voglia convincere sudcoreani e americani di essere pronto a usare anche per primo l’arma nucleare. Un ricatto che imporrebbe a Seul di fare concessioni per non rischiare di essere colpita con un ordigno devastante.

 

Due mosse recenti provano questa teoria.

 

Kim Jong-un

1) A giugno Kim ha fatto pubblicare un «Piano per la modifica e l’ampliamento degli incarichi operativi affidati alle unità di frontiera», illustrato ai generali in una conferenza. Si tratterebbe di schierare sul 38° Parallelo armi nucleari tattiche pronte per l’impiego sul campo di battaglia da parte dell’artiglieria della Nord Corea. Nelle immagini diffuse dalla propaganda si vedeva un ufficiale dell’Esercito indicare i possibili bersagli delle armi nucleari tattiche su una mappa della Sud Corea.

 

Grosso modo, quando si parla di «nucleare tattico», si indicano gli ordigni da uso ravvicinato, sul campo di battaglia per annientare le retrovie del nemico; le armi «strategiche» sono invece quelle a lungo e lunghissimo raggio, puntate su obiettivi lontani (le città) per minacciare l’avversario e «dissuaderlo» da ogni azione. È il cosiddetto «deterrente nucleare». In teoria, il deterrente strategico serve ad evitare la guerra; l’arsenale tattico a vincere una battaglia con risultati devastanti. È a questa seconda opzione che si riferisce la nuova direttiva discussa a giugno da Kim con i suoi generali.

 

incontro tra donald trump e kim jong un ad hanoi, in vietnam 6

2) A settembre Kim Jong-un ha fatto votare dalla Suprema assemblea del popolo (il Parlamento nordista) una legge che sancisce l’impiego «automatico» e preventivo delle armi nucleari in caso di pericolo per il regime. Tra le circostanze per il ricorso agli ordigni nucleari è citato il caso che «forze ostili attacchino i dirigenti statali o la catena di comando e controllo militare» della Repubblica popolare democratica di Corea (il nome ufficiale del regime nordista). La legge specifica che per scatenare la rappresaglia nucleare non è necessario che «l’azione ostile» sia già avvenuta o sia in corso, basta che sia giudicata «imminente».

 

Significa che Kim sarebbe pronto, in caso di crisi drammatica, al «first strike», l’uso per primo di ordigni nucleari, anche senza che i nemici abbiano sparato un colpo nucleare.

 

kim jong un 02

Il messaggio, oltre che militare, è politico: Kim ha giurato davanti all’Assemblea suprema che la Nord Corea resterà una potenza nucleare «fintanto che esisterà l’imperialismo» e che la nuova legge «traccia una linea incancellabile sulle nostre armi nucleari, sancisce che non ci sarà mai negoziato e accordo su di esse, non vi rinunceremo mai, nemmeno se dovessimo far fronte a cent’anni ancora di sanzioni».

 

In teoria, il rifiuto di rinunciare all’arsenale di armi di distruzione di massa non è una novità. È evidente fin da quando sono falliti nel febbraio 2019 i negoziati con Donald Trump (al vertice di Hanoi dove The Donald dovette riconoscere che «l’amico» giocava con carte truccate) che Kim non si priverà mai degli ordigni nucleari, che costituiscono la sua assicurazione sulla vita (ha studiato a fondo la fine di Gheddafi in Libia e Saddam in Iraq, che ne erano sprovvisti).

 

VLADIMIR PUTIN KIM JONG UN

Ed è chiaro che il suo obiettivo è che la comunità internazionale riconosca lo status della Nord Corea come potenza nucleare. Washington valuta che Pyongyang abbia al momento 60 ordigni nucleari e la capacità per costruirne altri 6 all’anno. Con una dichiarazione così netta e articolata, che si spinge fino a minacciare il «first strike» contro americani e sudcoreani, il Maresciallo sembra aver voluto dare un colpo definitivo alle speranze di un negoziato con gli Stati Uniti. La denuclearizzazione è sempre stata l’obiettivo di ogni presidente americano, repubblicano o democratico.

 

C’è però un ultimo sentiero, stretto e accidentato. «Negoziati sul controllo delle armi e la riduzione dell’arsenale nordista in cambio di un allentamento o cancellazione delle sanzioni Onu» spiega Andrei Lankov, direttore di «NK News» riconosciuto come uno dei massimi conoscitori della questione nordcoreana.

 

KIM JONG UN

Il problema, avverte lo studioso russo, è che il fallimento del tentativo dell’Amministrazione Trump di uno scambio tra sanzioni internazionali e congelamento del programma di sviluppo nucleare nordista ha ridotto lo spazio negoziale. «Negli Stati Uniti ogni accordo con Pyongyang troverebbe forti resistenze, perché porterebbe al riconoscimento del nemico come potenza nucleare».

 

Se dei colloqui del genere ripartissero «l’opposizione e la stampa americana accuserebbero la Casa Bianca di debolezza e disfattismo, di resa a una piccola dittatura asiatica» (vicina alla Cina, ndr). Lankov, che ha frequentato anche l’università Kim Il Sung a Pyongyang, conclude con un suggerimento ardito: «Servirebbe un po’ di disonestà per far ripartire i negoziati».

 

Vale a dire che la Casa Bianca dovrebbe «vendere» al Congresso di Washington, all’opinione pubblica e alla stampa un tentativo di ridurre l’arsenale nucleare di Kim come primo passo di un processo per arrivare alla completa denuclearizzazione.

 

KIM JONG UN VLADIMIR PUTIN

Di tutto questo si parlerà nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Gli Stati Uniti e la Corea del Sud con il loro lancio hanno deciso di dimostrare che non staranno a guardare.

KIM JONG UN IN VERSIONE TOP GUNKim Jong Un con il missile balistico intercontinentale (ICBM) 2Kim Jong Un con il missile balistico intercontinentale (ICBM) 3

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA : CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?